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Cass. civ. Sez. I, Sent., 11-03-2011, n. 5860 Opposizione al valore di stima dei beni espropriati

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

S.M. in B. proponeva opposizione alla stima di cui al decreto emesso il 1/2/2002, a norma della L.P. n. 10 del 1991, art. 5 dal Presidente della Giunta Provinciale di Bolzano, nell'interesse del Comune di Bolzano quale ente espropriante, notificato l'11/7/2002, convenendo in giudizio la Provincia Autonoma di Bolzano, lamentando l'insufficienza dell'indennità offerta per l'esproprio (pari a circa Euro 335,00 per mq.) della quota indivisa di 2202/20000 assegnata alla S. in seno alla comunione dei terreni destinati all'edilizia abitativa agevolata nella zona di espansione (OMISSIS), comportante ope legis la dichiarazione di pubblica utilità degli interventi finalizzati alla realizzazione delle opere e l'assoggettamento ad espropriazione delle relative aree.

La Provincia eccepiva la carenza di legittimazione passiva e, nel merito, l'infondatezza dell'opposizione. La corte d'appello ha ritenuto la carenza di legittimazione passiva della Provincia, richiamando la sentenza della Corte costituzionale, n. 767 del 1988, relativa all'allora vigente L.P. n. 15 del 1972, art. 14 sugli espropri, nel testo modificato dalla L.P. n. 23 del 1978, art. 8 e rilevando che nel caso, l'espropriazione, ictu oculi preordinata a garantire proprio ed esclusivamente al Comune di Bolzano la disponibilità delle aree destinate all'attuazione di iniziative in materia di edilizia abitativa agevolata, risultava promossa dalla Provincia Autonoma di Bolzano nell'esclusiva veste di autorità espropriante, tanto più che a seguito delle modifiche intervenute alla L.P. n. 10 del 1991, per effetto della L.P. n. 2 del 2001, la competenza a procedere era passata al comune interessato, mentre la Provincia aveva completato la trattazione del procedimento ablativo in virtù della norma transitoria dettata dalla L.P. n. 10 del 1991, art. 31, comma 2 come appunto novellata dall'art. 39 della L.P..

Propone ricorso per cassazione la S., sulla base di due motivi.

Resiste con controricorso la Provincia Autonoma di Bolzano.

La ricorrente ha depositato memoria illustrativa ex art. 378 c.p.c..
Motivi della decisione

1.1.- Con il primo motivo -, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all'art. 112 c.p.c., in ordine all'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla Provincia, deducendo che l'eccezione in oggetto, in quanto attinente al merito della causa, per riguardare l'effettiva titolarità passiva del rapporto, non poteva essere rilevata d'ufficio; nel caso, la Provincia aveva sollevato detta eccezione nella prima difesa, ma in sede di precisazione, concludendo specificamente, si era limitata a chiedere la declaratoria di "infondatezza dell'azione proposta dall'opponente", con ciò dovendosi concludere per la rinuncia o l'abbandono dell'eccezione; la parte inoltre aveva in corso di causa sempre manifestato esclusivo interesse per la questione di merito e, in ispecie, non si era opposta alla richiesta di controparte di disporre CTU, mentre avrebbe dovuto opporre l'inconferenza dell'incombente, a fronte della eccezione di difetto di legittimazione passiva.

1.2.- Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia l'erronea valutazione delle prove, omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in ordine alla L.P. Bolzano n. 13 del 1998, art. 79 il tutto in relazione al ritenuto difetto di legittimazione passiva, per avere la corte territoriale fatto riferimento alla circostanza che il Comune risultava beneficiario dell'espropriazione, mentre avrebbe dovuto valutare in concreto la fattispecie, da cui risulta che Provincia non ha s;volto la mera funzione di ente espropriante, ma è stato invece l'unico ente che, nomine proprio, è venuto in contatto con gli espropriati, decretando, ai sensi e per gli effetti della L.P. Bolzano n. 13 del 1998, art. 79, la costituzione della comunione dei terreni, provvedendo alla divisione materiale delle aree formanti la zona di espansione, a decretare che " i lavori in oggetto sono dichiarati di pubblica utilità per i motivi di cui in premessa ed in quanto trattasi di edilizia agevolata... , i relativi lavori devono essere iniziati entro 36 mesi dalla data di emissione del presente decreto e devono essere ultimati entro 120 mesi dalla medesima data... le indennità di espropriazione in favore degli aventi diritto sono determinate nell'ammontare di cui al seguente punto", a decretare la concessione di contributo a fondo perduto per l'intero importo dell'esproprio nel caso di esproprio delle aree destinate all'edilizia agevolata direttamente a favore dell'Ipes (Istituto per l'Edilizia Sociale della Provincia di Bolzano), stabilendo che i all'atto dell'incasso delle indennità, i proprietari soggetti all'Iva avrebbero dovuto emettere fattura all'Ipes: quindi, secondo la ricorrente, la Provincia è non solo mero ente espropriante, ma beneficiario, ha sempre resistito in giudizio con articolata difesa di merito ed ha verificato ipotesi transattiva.

2.1.- Il primo motivo del ricorso è infondato, per l'immediato rilievo che l'eccezione di carenza di titolarità passiva del rapporto, attenendo al merito,non potrebbe in ogni caso ritenersi abbandonata a seguito della richiesta in sede di precisazione delle conclusioni, di reiezione per infondatezza della domanda, rientrando in tale richiesta anche l'eccezione di merito sopra indicata; nè potrebbe desumersi una volontà di rinuncia o abbandono nell'avere la Provincia assunto posizione anche nel merito, non opponendosi alla CTU, con ciò semplicemente svolgendo le proprie difese.

2.2.- Anche il secondo motivo del ricorso è infondato, per quanto di seguito esposto.

Secondo la giurisprudenza di questa corte, come di recente ribadito nella pronuncia 11768/2010, "il principio fondamentale in tema di legittimazione passiva nelle controversie concernenti l'indennità di esproprio, ove vi sia stata delega al compimento, oltre che dei lavori, degli atti procedimentali, è che parte del rapporto espropriativo è il soggetto espropriante a cui vantaggio è pronunciato il decreto di esproprio" (Cass., sez. 1A, 18 gennaio 2000, n. 467, m. 532913, Cass., sez. 1, 25 luglio 1997, n. 6959, m.

506253), "non l'autorità o l'ente munito del potere di emettere atti della procedura ablativa" (Cass., sez. 1A, 11 ottobre 1999, n. 11370, m. 530571, Cass., sez. 1A, 20 gennaio 2004, n. 821, m. 569513), "atteso che detto giudizio ha, come oggetto, unicamente la controversia circa il rapporto sostanziale patrimoniale tra espropriato e beneficiario del provvedimento ablativo" (Cass., sez. 1^ 13 giugno 1998, n. 5924, m. 516454, Cass., sez. 1^, 13 dicembre 1999, n. 13934, m. 532088, Cass., sez. 1A, 16 gennaio 2004, n. 539, m. 569446)".

Nel caso in esame, la ricorrente si duole dell'essersi la corte territoriale limitata a rilevare la circostanza che il comune risultava il beneficiario delle opere progettate di edilizia abitativa agevolata, senza tenere conto del contesto fattuale, e quindi della decretazione della Provincia L.P. n. 13 del 1998, ex art. 79 del fatto che la Provincia aveva provveduto alla divisione materiale delle aree formanti le zone di espansione, aveva disposto a favore del Comune un contributo a fondo perduto, di entità pari all'indennità di esproprio nel caso di esproprio direttamente a favore dell'IPES (Istituto per l'Edilizia Sociale della Provincia di Bolzano); che, nel decreto di esproprio, si disponeva che, all'atto dell'incasso, i proprietari soggetti ad Iva dovevano emettere fattura all'IPES; che la stessa Amministrazione si era difesa in giudizio con articolata difesa e che aveva anche verificato la possibilità di un accordo transattivo.

Orbene, quanto alla violazione di legge con riferimento alla L.P. n. 13 del 1998, art. 79 va rilevato che detta norma si limita a prevedere l'edilizia convenzionata, e l'art. 80, al comma 2, prevede che "La notifica ai proprietari del decreto di costituzione della comunione o di divisione materiae sostituisce il procedimento di cui alla L.P. 15 aprile 1991, n. 10, art. 3, commi 1 e 2, e configura la richiesta di espropriazione in favore dei comuni o dell'IPES delle aree riservate all'edilizia abitativa agevolata"; quanto al richiamo alla pronuncia di questa Corte, citata dalla ricorrente, n. 9521 del 2001, è agevole rilevare che la stessa, nel cassare la sentenza di merito che aveva concluso per la carenza di legittimazione passiva della Soprintendenza (si trattava di caso diverso da quello di causa), si è limitata a rilevare che la corte avrebbe dovuto spiegare quale ruolo e quali poteri fossero stati attribuiti alla Soprintendenza, nello specifico contesto fattuale.

Orbene, la ricorrente, nell'espositiva del motivo, si è limitata ad evidenziare la procedura che all'epoca regolava l'espropriazione posta in essere dalla Provincia, nè ha contestato che beneficiario nel caso fosse il Comune, da cui la chiara applicazione del principio sopra riportato,che vede lo sdoppiamento tra ente espropriante e beneficiario.

Nè vale a modificare detta conclusione il riferimento alle previsioni di concessione di contributo da parte della Provincia, non incidendo detta circostanza sulla esclusiva veste di ente espropriante della stessa, come tale rilevante ai fini della individuazione della titolarità passiva dei rapporto di cui è causa.

Nè può incidere su detto rilievo la circostanza di fatto della resistenza in giudizio da parte della Provincia, o della prospettazione di una definizione transattiva, che potrebbe spiegarsi alla luce della posizione della Provincia, di erogatore: di contributo al Comune.

Nel resto, si rileva che la corte territoriale è pervenuta alla decisione, con motivazione congrua e con chiara esposizione delle ragioni giuridiche rilevanti, facendo riferimento anche alla modifica normativa di cui alla L.P. n. 1 del 2001, confermativa della posizione riconosciuta alla Provincia, ed al completamento della procedura da parte di detto ente, in virtù della normativa transitoria citata.

3.1.- Il ricorso va pertanto respinto e la ricorrente va condannata a rifondere alla Provincia le spese del giudizio di legittimità, negli importi liquidati in dispositivo.
P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso; condanna la ricorrente a rifondere alla Provincia Autonoma di Bolzano le spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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