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Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 31-01-2011) 09-03-2011, n. 9650 Archiviazione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Propone ricorso per cassazione C.S. avverso il decreto col quale il Giudice di pace di Siracusa, in data 4 novembre 2009, ha disposto l'archiviazione del procedimento iscritto, su querela dello stesso C., a carico Ca.Li. in ordine al reato di ingiuria e diffamazione, commesso il (OMISSIS).

Deduce la violazione di legge e il vizio di motivazione.

Il Giudice avrebbe ritenuto ingiustamente prive di rilevanza offensiva le espressioni "malefico" e "maniaco, peraltro attribuite al querelante e non ad un soggetto non identificato, come invece sostenuto dal Giudice stesso, inoltre questi avrebbe dovuto convocare per chiarimenti la persona offesa e non cadere nell'errore di sostenere che la opposizione alla richiesta di archiviazione fosse priva di motivazione.

Il PG presso questa Corte ha sollecitato la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Il ricorso è inammissibile.

La giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ribadire che il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di archiviazione è consentito nei soli casi di mancato rispetto delle regole poste a garanzia del contraddittorio; ne consegue che è inammissibile il ricorso per vizio di motivazione o per travisamento dell'oggetto o per omessa considerazione di circostanze di fatto già acquisite (rv.

233582). L'ordinanza di archiviazione è cioè impugnabile nei limiti segnati dall'art. 409 c.p.p., comma 6, (precetto da adattarsi allo speciale rito dinanzi al giudice di pace) con rinvio alle norme concernenti dunque la possibilità delle stesse di intervenire cartolarmente. E' pertanto, inammissibile il ricorso per cassazione per vizio di motivazione avverso la predetta ordinanza (rv 192612; rv 199056); invero non è mai consentito il ricorso per cassazione per motivi diversi, cioè attinenti al merito della notitia criminis, e, quindi, è inammissibile il ricorso proposto dalla persona offesa nel quale si censuri la violazione dell'art. 606 c.p.p., lett. d) (mancata assunzione di una prova decisiva), posto che tale ipotesi non rientra tra quelle previste di violazione del contraddittorio (rv 223329; conf. Rv. 189685, Rv. 204419, Rv. 209043, Rv. 210452, Rv.

210060; Rv. 215272; Rv. 215629).

Si tratta di un orientamento che in parte precede e poi ribadisce una altrettanto ferma presa di posizione delle Sezioni unite della Cassazione che nel 1995 sottolinearono come "l'ordinanza di archiviazione è impugnabile soltanto nei rigorosi limiti fissati dall'art. 409 c.p.p., comma 6, limiti che sussistono, quale che sia il procedimento a conclusione del quale essa sia stata pronunciata.

La citata norma, nel fare espresso e tassativo richiamo ai casi di nullità previsti dall'art. 127 c.p.p., comma 5, legittima il ricorso per cassazione soltanto nel caso in cui le parti non siano state poste in grado di esercitare le facoltà ad esse attribuite dalla legge, e cioè l'intervento in camera di consiglio per i procedimenti da svolgersi dinanzi al tribunale, ed il contraddittorio documentale per i procedimenti di competenza del Pretore" (Sez. un. rv 201381).

Sulla stessa linea risulta la sentenza delle Sezioni unite del 14 febbraio 1996, n.2, rv 204132, dalla quale è stato ricavato il seguente principio di diritto: è impugnabile mediante ricorso per cassazione il decreto di archiviazione quando risulta carente di motivazione in ordine all'"inammissibilità" dell'opposizione proposta dalla persona offesa dal reato ai sensi dell'art. 410 c.p.p.; l'arbitraria ovvero illegittima declaratoria di inammissibilità sacrifica infatti il diritto al contraddicono della parte offesa in termini equivalenti o maggiormente lesivi rispetto all'ipotesi di mancato avviso per l'udienza camerale dinanzi al Gip (o ai fini dello speciale contraddittorio dinanzi al G.d.P., n.d.r.), sicchè il predetto vizio del provvedimento è riconducibile alle ipotesi di impugnabilità contemplate dall'art. 409 c.p.p., comma 6, ed ai casi di ricorso indicati nell'art. 606 c.p.p., lett. e).

Una sentenza, com'è evidente, che sanziona la adozione del decreto di archiviazione quando immotivatamente sia stata dichiarata la "inammissibilità" della opposizione della persona offesa e si sia così indebitamente sacrificato il contraddittorio cui la persona offesa avrebbe diritto attraverso la convocazione della camera di consiglio (per il rito dinanzi al Gip, lo si ripete).

Non già una sentenza che legittima alla censura della motivazione del provvedimento di archiviazione adottato dopo la convocazione della camera di consiglio.

Anche la Corte costituzionale, con sentenza n. 353 del 1991 aveva esaminato i diritti della persona offesa nel procedimento di archiviazione ed aveva segnalato che solo per effetto di una interpretazione dell'art. 409 c.p.p. conformatrice alla Costituzione poteva giungersi a riconoscere che se tra i casi di nullità, ex art. 127 c.p.p., comma 5, per cui l'ordinanza di archiviazione emessa nell'udienza in camera di consiglio, è ricorribile in cassazione anche da parte dell'offeso dal reato, rientra - come espressamente previsto dall'art. 409 c.p.p., comma 6, - l'omesso o non tempestivo avviso allo stesso della data dell'udienza, a maggior ragione il ricorso per cassazione deve ritenersi proponibile contro il decreto di archiviazione - pur in mancanza di una analoga espressa disposizione - da parte dell'offeso dal reato al quale, nonostante la sua espressa domanda, non sia stato dato avviso della richiesta di archiviazione formulata dal P.M.. Così interpretate, le norme oggetto di censura si sottraggono a tutti i vizi di legittimità costituzionale denunciati dai giudici "a quibus".

Una diversa opzione ermeneutica degli artt. 409 e 410 c.p.p., nel senso di ritenere ricorribile il provvedimento di archiviazione anche per vizi di motivazione o per altra causa prevista dall'art. 606 c.p.p., sarebbe in violazione dei suddetti principi e della chiara lettera della legge.

Invero, un particolare orientamento giurisprudenziale delle sezioni semplici di questa Corte si è formato, nel rispetto dei principi enunciati dalle Sezioni unite, con riferimento, appunto, al procedimento per l'archiviazione dinanzi al Giudice di pace che non prevede, come già detto, in caso di opposizione della persona offesa alla richiesta del P.M., a differenza di quanto è previsto in sede di Tribunale, la fissazione dell'udienza camerale per la decisione.

Ebbene, proprio per rendere effettiva la parità sostanziale della posizione della persona offesa nelle due procedure, si è rilevato che, così come nel procedimento dinanzi al Gip si risolve in un difetto di contraddittorio (censurabile con ricorso ex art. 409 c.p.p., comma 6) la archiviazione "de plano" che il giudice disponga senza valutare e motivare la opposizione della persona offesa, poichè in tale caso manca la dimostrazione che si è in presenza di una opposizione inammissibile e quindi della legittimità del ricorso alla procedura "de plano" (rv. 234453; rv. SS.UU. 204135), allo stesso modo, con riferimento alla archiviazione chieda al Giudice di pace, è necessario che questo si pronunci sull'opposizione dando contro delle ragioni dell'opponente, ma ai limitati fini della esclusioni della inammissibilità dell'opposizione, la mancanza della quale si determina una violazione del principio del contraddittorio, da salvaguardare anche se ammesso nella sola forma cartolare (rv.

234548; rv. 228934).

Nel caso di specie il giudice ha preso atto dei motivi della opposizione che cita espressamente, pur ritenendoli inconsistenti.

Ne consegue che non ricorre alcuna delle ipotesi per le quali è ammesso il ricorso per Cassazione, come rilevato anche dal PG. La inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e altresì, ex art. 616 c.p.p., la condanna al versamento, in favore della Cassa delle Ammende, di una somma che appare equo determinare in Euro 500.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento nonchè a versare alla Cassa delle Ammende la somma di Euro 500.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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