Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 03-11-2010) 13-01-2011, n. 671

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo e motivi della decisione

1. G.C. era imputato, insieme con il fratello M., di estorsione pluriaggravata ai danni di S.M., per averlo, nell’agosto del 1991, costretto a sottoscrivere cambiali per L. 140 milioni – dopo una richiesta ‘risarcitoria di 800 milioni – per presunti inadempimenti e danni derivanti da un contratto di appalto del 1981, relativo ad un fabbricato nella via (OMISSIS), inadempimenti e danni insussistenti.

Con sentenza del 19.6.2007 il Tribunale di Nocera inferiore assolveva i due perchè il fatto non sussiste, riqualificata la condotta ai sensi dell’art. 392 c.p..

Adita dalla Procura distrettuale, la Corte d’appello di Salerno con la sentenza 21.12.2009 dichiarava invece i due G. colpevoli, condannandoli alla pena ritenuta di giustizia, con le statuizioni accessorie di legge.

2. Nell’interesse di G.C. ricorre il difensore fiduciario, con i seguenti due articolati motivi:

– illogicità della motivazione e travisamento del fatto: la Corte avrebbe ignorato la sentenza assolutoria del G.C. dall’appartenenza al clan Galasso e si sarebbe nella vicenda genericamente riferita "ai" G.; la sua detenzione per sette mesi e, poi, gli arresti domiciliari avrebbero reso mediate le conoscenze della vicenda da parte del ricorrente; il fatto della ‘convocazionè non avrebbe avuto contenuto intimidatorio per il contesto relazionale, con la prosecuzione dei rapporti per finalità di lavoro, incompatibile con il ritenuto stato di soggezione;

l’illogica diversa valutazione delle dichiarazioni, quelle accusatorie del collaborante G. e quelle favorevoli del collaboratore G.M., queste ultime conformi a quelle della medesima persona offesa S.;

– violazione di legge in relazione all’art. 629 c.p. e L. n. 152 del 1991, art. 7, per la mancanza della minaccia – confermata testimonialmente – e l’assenza nella fattispecie di condotte dalle caratteristiche integranti la circostanza aggravante speciale, diverse da quelle proprie del ragionevole intento di far valere un proprio diritto.

Il 16.10.2010 sono stati depositati motivi nuovi, a mezzo dell’avv. Gianzi, nominato contestualmente difensore fiduciario. Sono svolte deduzioni in ordine all’omessa ed illogica valutazione della sentenza di primo grado, alla valorizzazione delle dichiarazioni del Gaudino come riscontro delle affermazioni del S., a vizi di motivazione sul ritenuto concorso di persone e per l’omessa considerazione di prove decisive volte ad escluderlo, all’insussistenza dell’aggravante di cui alla L. n. 152 del 1991, art. 7. 3. Il ricorso è infondato.

E’ principio consolidato di questa Corte suprema che quando la sentenza di appello giudica la responsabilità penale esclusa in primo grado, il dovere di motivazione acquista un contenuto particolarmente pregnante: il giudice dell’appello, infatti, deve non solo dar conto dei propri argomenti giustificanti la decisione, ma si deve espressamente confrontare oltre che con le difese scritte risultanti in atti pure con le motivazioni poste a fondamento della decisione assolutoria del primo grado, dimostrando come i propri argomenti superino e vanifichino le diverse precedenti valutazioni probatorie e le prospettazioni difensive, imponendo la riforma (ex plurimis, Sez. 6, sent. 22120 del 29.4 – 27.5.2009).

La metodologia argomentativa della Corte salernitana ha rispettato tale principio: la sentenza da congruo conto innanzitutto delle argomentazioni assolutorie del Tribunale (pag. 1 – 2), poi dei motivi dell’impugnazione della parte pubblica (pag. 2). Spiega quindi – con puntuale richiamo alle risultanze probatorie, citate nei loro specifici essenziali contenuti e caratterizzate da un’analitica indicazione delle ragioni di attendibilità del chiamante GAUDINO e della valenza probatoria dei riscontri logici forniti dalle dichiarazioni dell’allora direttore dei lavori e con valutazioni congrue agli elementi probatori riferiti e attente al confronto particolare con gli aspetti in fatto valorizzati dal Tribunale, per la diversa prima decisione – perchè doveva escludersi la sussistenza sia di alcun inadempimento o danno (l’edificio venne tra l’altro realizzato con sette piani fuori terra, in luogo dei quattro autorizzati), sia di alcuna buona fede di coloro che avevano costretto S. a consegnare i nuovi titoli di credito. Sul punto del concorso di C., la Corte ha richiamato ripetutamente la comune posizione dei fratelli nella richiesta al S., sempre accomunandoli anche nella manifestazione delle frasi di inequivoca minaccia (pag. 3; con un riferimento alle dichiarazioni sul punto del S., che risultano dettagliatamente riproposte nell’atto di appello della parte pubblica e non incoerenti all’assunto specifico della Corte distrettuale).

La Corte di Salerno ha quindi motivato in modo tutt’altro che apparente, con argomentazioni congrue agli elementi probatori riferiti, attente al confronto consapevole con gli aspetti logici e fattuali evidenziati dalla prima sentenza, immuni dai vizi di manifesta illogicità e contraddizione, unici rilevanti in questa sede.

Il primo motivo di ricorso (anche con le integrazioni argomentative dei motivi nuovi) si manifesta allora all’evidenza inammissibile, risolvendosi nella mera riproposizione di argomentazioni – consone al diverso apprezzamento del primo Giudice – che sono state espressamente disattese, e quindi in censure di merito precluse in questa sede di legittimità: del resto, la stessa rubrica del motivo ne ‘confessà l’inammissibilità, laddove censura una generica – e non manifesta – illogicità e, specialmente, denuncia il "travisamento del fatto" che è doglianza diversa da quelle sole consentite.

Il secondo motivo è pure inammissibile, per la sua manifesta genericità – nell’atto originario – e infondatezza, pur considerati i motivi nuovi. La Corte distrettuale ha tenuto conto dell’assoluzione dal reato associativo dell’odierno ricorrente (tant’è che a pag. 8 primo paragrafo commenta la condanna del solo M.), ma ha con apprezzamento congruo alla ricostruzione dei fatti cui è pervenuta – ritenuto sussistente l’aggravante in relazione all’inserimento della pretesa nel conosciuto contesto di vita del clan e della famiglia camorristici (evidenziando come C. abbia agito in consapevole concorso con M. – condannato per quell’appartenenza), la cui capacità di coartazione psicologica è stata la fonte argomentata specificamente come del tutto pretestuosa e tuttavia impostasi alla persona offesa impossibilitata ad avvalersi della via giudiziale per resistervi – della stessa pretesa ed alle peculiari modalità della sua esternazione (pag. 7 ed 8).

Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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