Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 22-12-2010) 14-01-2011, n. 784

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo e motivi della decisione

B.P. ricorre per cassazione a mezzo del suo difensore contro la sentenza indicata in epigrafe, con la quale è stata confermata la sentenza di condanna emessa dal giudice di primo grado per il reato di evasione in regime di arresti domiciliari ex art. 385 c.p..

Con il primo motivo a sostegno della richiesta di annullamento dell’impugnata decisione il ricorrente ne eccepisce la nullità per inosservanza della legge processuale in riferimento all’art. 157 c.p.p., sostenendo che trattandosi di prima notifica ad imputato non detenuto, essa andava effettuata alla persona in assenza di una valida elezione di domicilio, ad essa non potendosi equipararsi l’indicazione di domicilio, resa all’atto delle dimissioni dal carcere, di natura meramente amministrativa, onde in assenza di ricerche da effettuarsi a norma dell’art. 159 c.p.p., la notifica al difensore non poteva avere valore sanante della lamentata omessa notifica.

Denuncia con il secondo motivo la irregolare assunzione della prova, sostenendo che la decisione si fondava sull’audizione del verbalizzante, che aveva riferito, quanto appreso dal padre, in violazione dell’art. 195 c.p.p. e come tale inutilizzabile.

Il ricorso è inammissibile per la manifesta infondatezza del primo motivo.

Ed invero correttamente la notifica è avvenuta presso il difensore dell’imputato ai sensi dell’art. 159 c.p.p., essendosi costui reso irreperibile nel domicilio dichiarato, come si evince dalla verifica dei relativi atti processuali.

Il secondo motivo difetta di specificità, giacchè oltre che speculare a quello posto a fondamento dell’appello, già esaminato e respinto dal giudice del gravame, non si confronta con i rilievi e le argomentazioni espresse sul punto nella motivazione impugnata, che valorizza l’assenza del cautelato nel domicilio, rilevata dal verbalizzante e tende a sollecitare una valutazione di merito preclusa come tale in questa sede.

Segue alla declaratoria di inammissibilità la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della cassa delle ammende della somma, ritenuta di giustizia ex art. 616 c.p.p., di Euro 1.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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