Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 02-11-2010) 14-01-2011, n. 776

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con sentenza del 30 settembre 2009 la Corte d’appello di Napoli confermava la penale responsabilità di M.F. per due delitti di rapina aggravata e un delitto di estorsione, tutti con aggravante D.L. n. 152 del 1991, ex art. 7, nonchè per un delitto di armi.

Propone ricorso il M., deducendo:

1)- violazione di legge in ordine alla sussistenza del delitto di estorsione, ritenuta pur in assenza di minacce o violenze;

2)- violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza dell’aggravante D.L. n. 152 del 1991, ex art. 7 ritenuta in base a un mero vincolo parentale;

3)- violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla esclusione dell’attenuante del risarcimento del danno, ribadita nonostante la prova fornita in atti.

Motivi della decisione

Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.

Per quanto concerne, invero, il motivo di cui sopra sub 1), si osserva che l’impugnata sentenza ha illustrato in modo logico e corretto le ragioni della ritenuta sussistenza dell’estorsione, alla stregua del contesto interpersonale di realizzazione della condotta (appartenenza dell’imputato a una nota famiglia mafiosa della zona e sua pregressa disinvoltura nell’uso della prepotenza prevaricatrice), ben noto ai protagonisti, e consapevolmente utilizzato dal prevenuto come implicito ma univoco veicolo comunicativo, perfettamente percepito dalle vittime (cfr., fra le altre, Cass sent. 19724 del 2010).

Quanto al motivo di cui sopra sub 2), la sussistenza dell’aggravante D.L. n. 152 del 1991, ex art. 7 è stata motivata dal giudice d’appello in maniera logica ed esauriente, con riferimento non al mero vincolo parentale ma al consapevole utilizzo del contesto interpersonale di cui si è sopra detto e al correlato assoggettamento delle vittime.

In ordine, infine, al motivo di cui sopra sub 3), il ricorrente pretende di accreditare l’esistenza dell’avvenuto risarcimento del danno (argomentatamente negata dal giudice d’appello) in base al generico riferimento a documentazione prodotta in sede di incidente de liberiate.

Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in Euro 1000,00.

P.Q.M.

Visti gli artt. 615 e 616 c.p.p., dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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