Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 26-11-2010) 21-01-2011, n. 1923 Falsità

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Il Tribunale di Rovigo, con sentenza 10.1.2010, ha assolto O. J. dal reato sub A) (delitto ex artt. 477 e 482 c.p. per aver contraffatto un permesso di soggiorno, apponendo la propria fotografia e le proprie generalità su di un modulo originario appartenete al Ministero del Lavoro e Soggetti Sociali dello stato spagnolo) per mancanza della condizione di procedibilità di cui all’art. 10 c.p. e dal reato sub B (delitto ex art. 495 c.p. per aver reso false dichiarazioni sulla propria identità a funzionari della Squadra mobile della Questura di Rovigo) perchè il fatto non sussiste.

O., in data 27.3.2004, controllato dalla Polizia, esibì un permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità spagnole.

Il documento si rivelò falso in quanto, su di un modulo autentico, pertinente ad altra persona, era stata apposta la foto dell’imputato ed erano state annotate le sue generalità.

Il Tribunale, quanto al reato sub A), ritenendo che esso fosse stato consumato in Spagna, rilevata la mancanza della richiesta ministeriale ex art. 10 c.p., è giunto alla conclusione sopra esposta.

Il giudicante ha per altro escluso la applicabilità dell’art. 489 c.p., pur consapevole del contrario orientamento della giurisprudenza di legittimità, atteso che, secondo il suo giudizio, l’ O. non può non aver partecipato – in territorio spagnolo – alla confezione del falso.

Quanto al reato sub B), il Tribunale ha ritenuto mancasse la prova della falsità delle generalità declinate.

Ricorre per cassazione il competente PG, limitatamente alla assoluzione dalla imputazione di cui al capo A), deducendo violazione dell’art. 489 c.p., rifacendosi, appunto, alla giurisprudenza di questa Corte.

Il ricorso è fondato e deve essere accolto.

La sentenza impugnata – conseguentemente – va annullata, limitatamente al capo A) con rinvio per nuovo giudizio.

Trattandosi di ricorso per saltum, giudice di rinvio, ai sensi dell’art. 593 c.p.p. e art. 569 c.p.p., comma 4 (e dopo la declaratoria di incostituzionalità delle modifiche apportate al secondo dei predetti articoli dalla L. n. 46 del 2006, cfr. ASN 200939956-245319), è la competente CdA, che va individuata in quella di Venezia.

Invero è stato ritenuto (ASN 200600065-RV 232714) che, in materia di falso, il concorso nel reato, che esclude la punibilità della diversa ipotesi criminosa prevista dall’art. 489 c.p.p., deve configurarsi in termini di concreta punibilità.

Ne consegue che, se la falsificazione è stata commessa all’estero e non vi sia la richiesta del Ministro della giustizia ex art. 10 c.p., il soggetto che abbia prodotto o concorso a produrre l’atto falso risponde, ricorrendone le condizioni, del reato di uso dello stesso, ai sensi dell’art. 489 c.p..

Sul punto la giurisprudenza, anche successiva (ASN 200640650-RV 236306; ASN 200707940-RV 235701) è del tutto conforme.

P.Q.M.

annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di appello di Venezia per il giudizio di secondo grado.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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