Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 02-12-2010) 25-01-2011, n. 2391 Ricusazione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

1. Con ordinanza della Corte di Appello di Catanzaro del 23 aprile 2010 è stata dichiarata inammissibile per tardività l’istanza di ricusazione proposta da M.S. e M.G. nei confronti del Giudice procedente del Tribunale di Crotone in composizione monocratica.

2. Avverso tale ordinanza hanno proposto ricorso gli imputati personalmente, sostenendo, al contrario, il loro buon diritto all’ottenimento della chiesta ricusazione, formalmente tempestiva e sostanzialmente accoglibile.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è, senza dubbio, da rigettare avendo la Corte territoriale fatto buon uso delle risultanze processuali in concordanza con le norme del codice di rito.

2. In diritto, l’art. 38 c.p.p., comma 2 prevede che, qualora una causa di ricusazione del Giudice sia sorta o divenuta nota durante un’udienza, la relativa dichiarazione debba essere presentata prima del termine dell’udienza stessa.

Tale termine è di tre giorni, ex art. 38 c.p.p., comma 3 allorquando si tratti di depositare la dichiarazione presso la cancelleria del Giudice competente.

3. In fatto, i ricorrenti assumono che la causa di ricusazione, costituita da un’affermazione del giudicante in tema di attendibilità di un testimone, sia sorta all’udienza del 16 marzo 2010.

L’avvenuto deposito dell’istanza in data 19 aprile 2010 vale, ictu oculi, a rendere inammissibile per tardività la proposta richiesta.

Nè valore alcuno assumono le argomentazioni svolte dai ricorrenti, in merito alla scoperta della causa di ricusazione soltanto all’esito dell’ascolto della trascrizione della riproduzione delle fonoregistrazioni relative alle deposizioni testimoniali, in data 16 aprile 2010.

In primo luogo, la suddetta trascrizione deve essere considerata semplicemente una materiale operazione di trasposizione in forma di scritta di quanto accaduto nell’udienza, senza assumere nel caso di specie una valenza ad substantiam che nessuna norma processuale o principio impone.

In secondo luogo, la non contestata presenza della difesa degli imputati all’udienza in cui il Giudicante ebbe a pronunciare le dichiarazioni oggetto di ricusazione vale a rendere ultroneo ogni discorso in merito alla mera "conoscibilità" ovvero "notorietà" della dichiarazione, che deve ritenersi sicuramente conosciuta dalla difesa stessa, che in sede di udienza assiste proprio per esercitare il proprio magistero defensionale.

Inoltre, questa Corte anche di recente ha chiarito come gli istituti dell’incompatibilità, dell’astensione e della ricusazione del Giudice – inseriti nel titolo primo del libro primo del codice di rito (SOGGETTI/Giudice) – non attengano al diritto di difesa, ma all’imparzialità del giudice.

Nel bilanciamento delle esigenze di immutabilità del Giudice naturale, se non per ragioni specifiche ed insuscettibili di interpretazione estensiva, di speditezza dei processi e di esercizio della facoltà di ricusazione il legislatore ha previsto, fra l’altro, un sistema di termini e di conoscenza dei fatti, volto ad eliminare ogni possibilità di inserire nel processo elementi di incertezza che possano minarne il corretto andamento.

Deve quindi ritenersi che con l’espressione "divenire noto", contenuta nell’art. 38 c.p.p., il legislatore abbia inteso prendere in considerazione una situazione obbiettiva di pubblicità, collegata non alla reale conoscenza del fatto, ma soltanto alla conoscibilità mediante l’uso dell’ordinaria diligenza (v. Cass. Sez. 2, 30 aprile 2010 n. 18210).

4. Il ricorso va pertanto rigettato e i ricorrenti condannati ciascuno di essi al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti ciascuno al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *