Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 16-12-2010) 31-01-2011, n. 3338 Divieto e obbligo di dimora

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con ordinanza in data 18 maggio 2010, il Tribunale di Catanzaro, 2^ sezione penale, in accoglimento dell’appello proposto dal PM contro l’ordinanza del GIP del Tribunale di Cosenza, applicava a G. L.A. la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel territorio del Comune di residenza con divieto di allontanarsi dall’abitazione dalle ore 22.00 alle ore 7,30, perchè gravemente indiziato dei delitti di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di compagnie di assicurazione (capo 2) e dei reati-fine di cui ai capi 102) e 104). Il Tribunale riteneva la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sulla scorta del contenuto delle conversazioni oggetto di intercettazioni ambientali e telefoniche puntualmente indicate nonchè sulla circostanza che egli era contitolare, assieme a R.C., dell’agenzia Studio Blu incaricata di seguire le pratiche assicurative automobilistiche. Le esigenze cautelari sussistevano, in considerazione della reiterazione delle condotte.

Tuttavia, tenuto conto che i reati non destano eccessivo allarme sociale, appariva adeguata la misura cautelare dell’obbligo di dimora.

Contro tale decisione ha proposto tempestivo ricorso l’imputato, a mezzo del difensore, che ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi: – violazione di legge ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) in ordine alla ritenuta sussistenza della gravità indiziaria, per non essere egli titolare di "studio Blu", ditta individuale che a seguito dell’esecuzione della misura cautelare a carico del titolare R.C.G. ha cessato ogni attività, per come risultante dall’ordinanza del Tribunale in sede di riesame delle misure reali, oggetto di produzione, circostanza in ordine alla quale il provvedimento impugnato ha omesso di motivare; – in ordine al paventato inquinamento delle prove, vale rilevare non solo che le indagini sono state chiuse ma anche che nessuna condotta finalizzata alla distorsione del quadro probatorio può essere addebitata al ricorrente; quanto all’affermato inserimento nel sodalizio criminoso, l’assunto è gravemente minato dalla constatazione che l’importo complessivo della falsa fatturazione è pari ad Euro 5.400,00, circostanza che lascia intendere la saltuarietà della condotta.
Motivi della decisione

1. Il primo motivo di ricorso è dedotto in maniera generica, e quindi inammissibile, perchè a fronte della motivazione della sentenza impugnata, che da atto (pag. 5) che "legale rappresentante dello Studio Blu infortunistica Stadale" è R.C.G. e che quindi implicitamente riconosce trattarsi di ditta individuale, lamenta un insussistente travisamento della prova, senza tenere conto che al ricorrente si addebita di essere gestore di fatto dell’agenzia, assieme al R., circostanza desunta dalla intercettazione ambientale n. 3770 del 13.5.2008 (RIT 139/08-37) dalla quale risulta la presenza dell’odierno indagato, assieme al R., in qualità di titolari dello Studio Blu ai quali il M., titolare dello studio di fisioterapia dove si stava svolgendo la riunione, consegnava la "documentazione attestante falsamente l’avvenuta fisioterapia da parte di B.L. ed altri". L’ordinanza impugnata ha quindi compiuto una valutazione del compendio probatorio acquisito, che nella sua congruità logica non viene criticata.

2. Il secondo motivo di ricorso è infondato, perchè il pericolo di inquinamento probatorio è concretamente individuato in riferimento a circostanze emergenti dal contenuto di conversazioni oggetto di intercettazione in relazione alle quali sono evidenziati aspetti suscettibili di ulteriori sviluppi investigativi coinvolgenti lo stesso indagato. Il pericolo di reiterazione, l’ordinanza lo desume dalla pluralità delle condotte poste in essere, con argomenti quindi che, in quanto non manifestamente illogici, non sono censurabili in questa sede.

3. Il terzo motivo di ricorso è dedotto in maniera inammissibile, perchè, al fine di criticare il provvedimento impugnato in ordine alla ritenuta sussistenza della gravità indiziaria anche per l’addebito di partecipazione al delitto associativo di cui al capo 2), propone una lettura alternativa del materiale probatorio esaminato, peraltro mettendo in evidenza un unico elemento, costituito dall’importo del profitto ricavato dall’istruttoria di una falsa pratica di infortunistica, per dedurne la saltuarietà della condotta delittuosa, senza prendere in considerazione gli altri elementi indiziari evidenziati e costituiti dal complesso delle conversazioni oggetto di intercettazione, dalle quali è stata desunta la reiterazione di condotte strumentali ad ottenere indennizzi non dovuti, in un contesto associativo tra lo studio di fisiokinesiterapia del M. e l’agenzia per pratiche infortunistiche riconducibile al R. e all’odierno ricorrente ed altre persone.

4. Il ricorso deve in conseguenza essere rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *