T.A.R. Calabria Reggio Calabria Sez. I, Sent., 28-01-2011, n. 45 Competenza e giurisdizione, per materia Giustizia amministrativa Aggiudicazione dei lavori

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1. Con ricorso notificato in data 8 aprile 2010 e depositato giorno 19 aprile 2010 la R.D. S.n.c. impugnava gli atti in epigrafe indicati, formulando cinque censure, le prime tre avverso l’informativa prefettizia e le altre due avverso gli atti di revoca adottati dalle stazioni appaltanti.

Si costituiva il Ministero dell’Interno, insistendo per il rigetto del ricorso.

Si costituivano altresì le società S. S.p.A e Q. S.p.A., e quest’ultima con note d’udienza del 4 maggio 2010, precisato di avere interesse solo a resistere al quarto e quinto motivo di impugnativa, svolgeva preliminarmente una triplice eccezione di inammissibilità del ricorso e precisamente eccepiva 1) l’incompetenza territoriale inderogabile ai sensi dell’art. 245 comma 2quater D.l.vo n. 163/06, come modificato dal D.l.vo n. 53/10, limitatamente agli atti di revoca; 2) a) per difetto di integrazione del contraddittorio nei riguardi del nuovo aggiudicatario; b) per carenza d’interesse per omessa impugnativa; 3) l’inammissibilità del ricorso nella parte in cui afferma un effetto caducante come conseguenza della richiesta sospensione cautelare dell’informativa.

Nel merito evidenziava la natura automatica e vincolata della revoca e concludeva per il rigetto del ricorso.

Con ordinanza n 149/10 il Tribunale rigettava la domanda cautelare.

2. Con motivi aggiunti notificati l’8 giugno 2010 la R.D. impugnava il provvedimento del 22 marzo 2010 n. 8, con il quale S. aveva, tra l’altro, aggiudicati i lavori ad altro concorrente.

La controparte eccepiva la tardività dell’impugnativa.

Il Tribunale, con ord. n. 170/10, confermata in appello, respingeva la nuova domanda cautelare in quanto tesa "a riproporre questioni afferenti l’informativa prefettizia, già vagliate da questo Tribunale".

All’udienza pubblica del 15 dicembre 2010 la causa è stata chiamata e posta in decisione.

3. Occorre dar conto della prima eccezione preliminare (la seconda è superata dall’impugnativa per motivi aggiunti, la terza era limitata alla fase cautelare) svolta dalla società Q. e diretta a contestare la competenza territoriale di questo giudice a conoscere degli atti di revoca, in quanto adottati da organismi aventi sede in Toscana. Sull’informativa prefettizia la competenza sarebbe di questo giudice, in sede di giurisdizione generale di legittimità, mentre per gli atti di revoca competente sarebbe il Tar di Firenze.

3.1. L’eccezione è stata formulata nelle note depositate il 4 maggio 2010, alla luce del disposto dell’art. 245 co. 3 quater del Codice dei contratti, introdotto dall’art. 8 D.lgs. n. 53/2010.

La norma disponeva che "La competenza territoriale del tribunale amministrativo regionale è inderogabile e il relativo difetto è rilevato, anche d’ufficio, prima di ogni altra questione, e pronunciato, con ordinanza in sede di primo esame della domanda cautelare ovvero, in mancanza di questa, nella prima udienza di merito. L’ordinanza indica il tribunale amministrativo regionale competente, davanti al quale il processo deve essere riassunto entro quindici giorni decorrenti da quando diventa definitiva l’ordinanza che declina la competenza".

Essa è stata ormai assorbita dal D.lgs. 2 luglio 2010 n. 104 (codice del processo amministrativo), che, in modo sostanzialmente analogo ai fini che qui interessano, prevede all’art. 14, co. 3 la competenza territoriale inderogabile per tutte le controversie di cui all’art. 119, nel quale sono comprese quelle relative a "provvedimenti concernenti le procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture" (lett. a)), prima disciplinate dall’art. 245 cit (sulla riconducibilità degli atti di revoca dell’aggiudicazione o di risoluzione dal contratto alle controversie relative a provvedimenti inerenti le procedure di affidamento vd. già Tar Napoli, I, 9 luglio 1998 n. 2351, sotto la vigenza dell’art. 19 del decreto legge 25 marzo 1997 n. 67, convertito con modificazioni nella legge 23 maggio 1997 n. 135, e poi Id, 4 maggio 2007 n. 4730 e Cass. civ., sez. un., 29 agosto 2008 n. 21928).

3.2. Il Tribunale ritiene – così confermando quanto già statuito in sede cautelare – che l’eccezione è da respingere.

Deve, infatti, essere tenuto in considerazione e privilegiato l’elemento della connessione tra i due provvedimenti impugnati.

Sebbene il processo amministrativo, anche come adesso regolato dal D.lgs. n. 104/10, non contenga una regola espressa sulla competenza per connessione, a differenza di quanto è dato riscontrare nel processo civile (artt. 3136 e 40 c.p.c.), pur tuttavia è stata da sempre affermata, in caso di atti connessi, la necessità di trattazione congiunta delle controversie, con la concentrazione presso un unico giudice; e ciò nell’ottica di evitare contrasti di giudicati, nel tentativo di realizzazione di un’effettiva economia processuale, ed allo scopo di realizzare meglio le situazioni giuridiche soggettive, visto che l’integrale cognizione del rapporto giuridico sottostante alla pluralità di provvedimenti impugnati agevola il perseguimento di una giusta soluzione della lite (Cons. St., VI, 4 ottobre 2005 n. 5305).

Al fine di dare rilievo all’istituto della connessione la giurisprudenza ha già da tempo elaborato talune regole, tra cui rileva quella secondo cui in caso di impugnazione di atto presupposto e atto consequenziale, è competente, in relazione ad entrambi i provvedimenti, il giudice competente per l’atto presupposto (Cons. St., VI, 23 marzo 2010 n. 1690; V, 14 aprile 2008 n. 1614; VI, 6 giugno 2006 n. 3399; Id, 4 ottobre 2005 n. 5305).

Tale regola si attaglia perfettamente al caso di specie, in cui i provvedimenti della stazione appaltante sono non solo connessi, ma anche consequenziali rispetto alla informativa prefettizia. (in termini Cons. St., V, 2 dicembre 2008 n. 5929).

In questa materia si rinvengono anche puntuali precedenti giurisprudenziali, diretti ad evidenziare, al fine della competenza, che il reale oggetto della causa deve essere considerato proprio il provvedimento prefettizio, posto che esso costituisce il presupposto di tutti gli atti successivamente adottati e impugnati (Tar Napoli, I, 28 febbraio 2007 n. 1281).

Né questa soluzione può ritenersi superata dalle disposizioni codicistiche, che peraltro continuano a non disciplinare specificatamente il caso della competenza nelle cause connesse, in quanto l’art. 5 c.p.c. impone di valutare la competenza con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda, senza che possano avere rilevanza rispetto ad essa i successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo.

In definitiva, anche per gli atti di revoca va affermata la competenza di questo Tribunale, la cui competenza in ordine al presupposto provvedimento del Prefetto di Reggio Calabria non è in contestazione.

4. Coi primi motivi di ricorso la società ricorrente contesta la legittimità dell’informativa prefettizia.

In particolare la ricorrente deduce l’insufficienza di giudizi fondati solo su frequentazioni, l’erroneità dei presupposti che hanno condotto la Prefettura ad adottare il provvedimento impugnato, comunque insufficientemente motivato.

Le doglianze sono infondate.

Con la nota n. 8912 del 5 febbraio 2010 il Prefetto comunicava alla S.p.a. Q. che da accertamenti disposti a carico della R.D. snc per il tramite delle Forze di Polizia era emerso che "un Socio Amministratore ha avuto nel tempo reiterate frequentazioni, non occasionali, con perone con gravi pregiudizi penali, alcuni ritenuti contigui a cosche mafiose".

Il Tribunale ha provveduto ad acquisire copia dei richiamati accertamenti (nota del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria del 12 gennaio 2010) dai quali risulta che il Socio amministratore, N. A., nell’arco di un decennio (!995 – 2005), è stato numerose volte controllato con soggetti di interesse operativo, alcuni dei quali anche indagati per fatti associativi o comunque ritenuti contigui a cosche criminali.

Tra questi vi è anche P.R., socio accomandatario della s.a.s. C., già destinataria di informativa interdittiva. In relazione a P., i Carabinieri segnalano anche un recente e significativo episodio. In data 31 ottobre 2008, alle ore 23.30, nel corso di una perquisizione a casa di P., il N. veniva trovato seduto a tavola, oltre che con il padrone di casa, con altri soggetti, alcuni dei quali parenti del P., pure interessati da pregiudizi penali per associazione di tipo mafioso.

Sulle predette segnalazioni parte ricorrente ha inteso fornire chiarimenti nelle note d’udienza depositate l’1 giugno 2010, sostanzialmente dirette a dimostrare la sussistenza di rapporti di lavoro con i soggetti indicati nella informativa dei Carabiniei.

Il Tribunale ritiene che i chiarimenti non siano idonei a superare il pericolo di infiltrazione mafiosa che dagli accertamenti scaturisce.

Nelle note è ad esempio riferito, con riguardo al rapporto con P.R., che il N. dal luglio 2004 fino al maggio 2009, ha svolto l’incarico di Direttore Tecnico della C. e, per conto di questa, la società R.D. nel 2008 ha anche svolto un cottimo fiduciario.

A giudizio del Collegio si tratta di elementi che comprovano l’esistenza di un duraturo rapporto di contiguità e fiducia con soggetti ed operatori economici ritenuti gravitare nell’ambito di cosche mafiose e che, dunque, lungi dal provare l’insufficienza o l’erroneità dei presupposti dell’informativa, confermano la validità di un quadro fattuale rivelatore di concrete connessioni con associazioni mafiose.

5. Non sussistendo i dedotti vizi a carico dell’informativa prefettizia, i provvedimenti di revoca e successiva aggiudicazione a terzi non risultano inficiati o travolti. Si può prescindere, dunque, dalle questioni di rito sulla tardività dei motivi aggiunti, perché essi sono comunque da respingere, stante anche la non rilevanza nel caso di specie della facoltà di proseguire il rapporto desumibile dall’art. 11 Dpr n. 252/98 e ciò per due concorrenti ragioni: 1) i rapporti contrattuali erano stati avviati da appena qualche mese, almeno con la Q., mentre con la S. verosimilmente non si era ancora pervenuti alla stipulazione del contratto; 2) non sussiste alcuna discrezionalità della stazione appaltante nell’apprezzare e valutare la sussistenza o la rilevanza dei tentativi d’infiltrazione o condizionamento malavitosi riferiti dal Prefetto, ma, per ormai consolidata giurisprudenza, la stazione appaltante è tenuta motivare solo in ordine all’eventuale ricorrenza di stringenti ragioni di interesse pubblico giustificanti la prosecuzione del rapporto contrattuale già in corso di svolgimento, se la causa di decadenza sopravviene ad esecuzione ampiamente inoltrata (cfr. Cons. St., V, 27 giugno 2006 n. 4135; Tar Napoli, I, 6 febbraio 2008 n. 565), ipotesi che qui non ricorre.

6. Per tutte le ragioni che precedono il ricorso deve essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge e condanna la parte ricorrente al pagamento in favore delle controparti delle spese della lite, forfetariamente liquidate in Euro 2.000 in favore dell’amministrazione ed Euro 3.000, oltre IVA e CPA, in favore delle società controinteressate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *