Cass. civ. Sez. III, Sent., 10-03-2011, n. 5694 Responsabilità civile

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con sentenza in data 25 ottobre 2001 – 4 marzo 2002 il Tribunale di Roma, dichiarata la responsabilità esclusiva di P.A. nella causazione del sinistro stradale all’origine della controversia e la mala gestio dell’Assitalia, condannava i medesimi, in solido con il Ministero della Difesa, a risarcire, in misura ritenuta inadeguata, i danni subiti da S.R., Z.C. e S.A..

Con sentenza in data 17 marzo – 5 aprile 2005 la Corte d’Appello di Roma liquidava diversamente il danno da lucro cessante, eliminava il cumulo di rivalutazione e interessi, determinava il danno di S.R. per il funerale della figlia, rigettava la domanda di risarcimento del danno ex art. 96 c.p.c., riduceva il danno morale riconosciuto ad S.A. e il danno biologico sofferto jure proprio dagli appellanti.

Avverso la suddetta sentenza S.R., Z.C. e S.A. hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

L’Assitalia – Le Assicurazioni d’Italia ha resistito con controricorso.

Il Ministero della Difesa e il P. non hanno espletato difese.
Motivi della decisione

Il primo motivo denuncia erronea applicazione degli artt. 343 e 345 c.p.c. I ricorrenti assumono che in primo grado l’Assitalia si era limitata a negare la responsabilità del proprio assicurato senza svolgere alcuna domanda subordinata e ne inferiscono che con l’appello incidentale avrebbe potuto impugnare solo il capo della sentenza del Tribunale concernente l’affermazione di responsabilità dell’assicurato, costituendo qualsiasi altra censura domanda nuova, come tale inammissibile.

La censura è manifestamente infondata. La contestazione limitata in primo grado all’an debeatur non impedisce alla parte interessata di dolersi in appello anche della liquidazione – ritenuta erronea – del quantum debeatur e di censurarne criteri e determinazione.

Il secondo motivo lamenta contraddittorietà della sentenza circa la motivazione addotta per la riduzione del risarcimento del danno morale e biologico patito dai ricorrenti.

E’ insegnamento giurisprudenziale più che consolidato che il vizio di contraddittorietà della motivazione, denunciabile con il ricorso per cassazione, presuppone che le ragioni poste a fondamento della decisione risultino sostanzialmente contrastanti in guisa da elidersi a vicenda e da non consentire l’individuazione della "ratio decidendi", e cioè l’identificazione del procedimento logico – giuridico posto a base della decisione adottata (confronta, per tutte, Cass. n. 26825 del 2009).

Le argomentazioni addotte sostegno della censura non dimostrano il vizio denunciato (semmai esse attengono alla non denunciata insufficienza della motivazione) e, del resto, la ratio decidendi della sentenza impugnata risulta agevolmente individuabile. In realtà i ricorrenti non condividono il "contenuto" della decisione, ma esso non è sindacabile in questa sede, implicando valutazioni di merito estranee al giudizio di legittimità.

Il terzo motivo denuncia contraddittorietà della motivazione addotta per la riduzione del risarcimento del danno patrimoniale patito dai ricorrenti.

Il tema trattato è squisitamente di merito e la censura presenta le medesime caratteristiche negative evidenziate per la precedente.

Pertanto il ricorso va rigettato. Le spese seguono il criterio della soccombenza.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento in solido delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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