T.A.R. Lombardia Milano Sez. IV, Sent., 04-02-2011, n. 357 Deliberazioni Piano regolatore

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con ricorso notificato in data 18 dicembre 2001 e depositato il 21 dicembre successivo, la ricorrente ha impugnato le deliberazioni consiliari del Comune di Orio Litta n. 23 e n. 24 del 30 ottobre 2001, aventi ad oggetto, rispettivamente, l’esame delle osservazioni presentate nei confronti della variante al P.R.G. adottata con atto n. 11 del 7 giugno 2001 e l’approvazione definitiva della variante al P.R.G. ex artt. 2 e 3 della legge regionale n. 23 del 1997.

Avverso i predetti provvedimenti vengono dedotte le censure di violazione della legge regionale n. 23 del 1997.

L’adozione di un procedimento di variante semplificata avrebbe imposto all’Amministrazione di valutare singolarmente le diverse osservazioni, contrariamente a quanto avvenuto, visto che le stesse sono state illegittimamente accorpate.

Viene dedotto altresì l’eccesso di potere per illogicità e irrazionalità manifeste.

L’assetto viabilistico della zona sarebbe già stato esaustivamente considerato e risolto attraverso il piano del Consorzio del Lodigiano. Inoltre le condizioni dei luoghi non consentirebbero, rebus sic stantibus, la realizzazione degli interventi previsti, dovendosi dapprima procedere alla demolizione di alcuni immobili e, soprattutto, non vi sarebbe alcun miglioramento effettivo del traffico veicolare e pedonale nella zona interessata.

Infine viene dedotto l’eccesso di potere per sviamento e difetto di motivazione.

Il vincolo imposto alla proprietà della ricorrente non sarebbe rispondente ad un interesse pubblico, in quanto la realizzazione dell’asse viabilistico non potrebbe avvenire se non successivamente a degli interventi; nemmeno si sarebbe tenuto conto del preesistente tessuto edilizio della zona.

Alla pubblica udienza del 21 dicembre 2010, su conforme richiesta del procuratore della parte ricorrente, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Motivi della decisione

1. Il ricorso è infondato.

2. Con la prima censura si sostiene che sarebbe stato violato il disposto di cui all’art. 3 della legge regionale n. 23 del 1997, in quanto non sarebbero state valutate singolarmente le osservazioni presentate in fase di adozione della variante al Piano regolatore, ma si sarebbe proceduto illegittimamente ad un loro accorpamento.

2.1. La doglianza non è meritevole di accoglimento.

La disposizione richiamata dalla parte ricorrente (art. 3, comma 4, lett. b), interpretata in un’ottica sostanzialistica, non prevede affatto che le singole osservazioni debbano essere analizzate singolarmente, ma più semplicemente obbliga l’Amministrazione a prenderle tutte in considerazione e a fornire una motivazione in relazione alle stesse.

Pertanto appare corretto il procedimento seguito dal Comune di Orio Litta che ha dapprima proceduto all’accorpamento di quattro osservazioni, tra cui quella della ricorrente (avente il n. 7, all. 4 al ricorso), che si riferivano ad una stessa Area di intervento (Via De Gasperi – Via Isola), e successivamente ha controdedotto in maniera esaustiva sulle stesse (all. 5 al ricorso).

2.2. Di conseguenza tale censura deve essere respinta.

3. Con la seconda e terza censura, da esaminare congiuntamente in quanto connesse, si sostiene che l’assetto viabilistico della zona sarebbe già stato esaustivamente considerato e risolto attraverso il piano del Consorzio del Lodigiano, mentre le condizioni dei luoghi non consentirebbero la realizzazione di quanto previsto nella variante al Piano regolatore e non determinerebbero alcun miglioramento effettivo del traffico veicolare e pedonale nella zona interessata. Oltretutto la mancata considerazione del tessuto edilizio esistente nelle zona e il sacrificio imposto alla proprietà della ricorrente avrebbero richiesto una più puntuale e approfondita motivazione.

3.1. Le doglianze devono essere respinte.

Come sostenuto anche dalla giurisprudenza più recente, "le scelte effettuate dall’Amministrazione nell’adozione degli strumenti urbanistici costituiscono apprezzamento di merito sottratto al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto o abnormi illogicità (cfr. IV Sez. n. 5207/01; n. 4077/01 e n. 121/99), e che in occasione della formazione di uno strumento urbanistico generale le scelte discrezionali dell’amministrazione riguardo alla destinazione di singole aree non necessitano di apposita motivazione, oltre quella che si può evincere dai criteri generali – di ordine tecnico discrezionale – seguiti nell’impostazione del piano stesso (cfr. Ap. n. 24/99; IV sez., n. 245/00;n., 1943/99; n. 887/95), essendo sufficiente l’espresso riferimento alla relazione di accompagnamento al progetto di modificazione al piano regolatore generale, salvo che particolari situazioni non abbiano creato aspettative o affidamenti in favore di soggetti le cui posizioni appaiano meritevoli di specifiche considerazioni (cfr. IV sez., n. 5207/01 cit.).

Le uniche evenienze che giustificano una più incisiva e singolare motivazione degli strumenti urbanistici generali sono state individuate dalla giurisprudenza (cfr. Ap. n. 24/99): a) nel superamento degli standards minimi di cui al D.M. 2 aprile 1968, con riferimento alle previsioni urbanistiche complessive di sovradimensionamento, indipendentemente dal riferimento alla destinazione di zona di determinate aree; b) nella lesione dell’affidamento qualificato del privato derivante da convenzioni di lottizzazione, accordi di diritto privato intercorsi fra il Comune e i proprietari delle aree, aspettative nascenti da giudicati di annullamento di concessioni edilizie o di silenziorifiuto su una domanda di concessione (cfr. Ap. n. 24/99 cit.); c) nella modificazione in zona agricola della destinazione di un’area limitata, interclusa da fondi edificati in modo non abusivo" (Consiglio di Stato, IV, 13 ottobre 2010, n. 7492).

Nel caso di specie l’Amministrazione ha motivato congruamente in ordine alle scelte pianificatorie, dando atto anche che le criticità, espresse dalla ricorrente nella propria osservazione, sarebbero state considerate nella fase di attuazione dell’intervento programmato (pag. 9, all. 5 al ricorso). Del resto, appare evidente che le affermazioni della ricorrente estrinsecano valutazioni di merito che tendono a offrire un punto di vista difforme da quello dell’Amministrazione, che si vorrebbe illegittimamente sostituire.

3.2. Pertanto, anche le predette censure vanno disattese.

4. In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

5. Nulla per le spese in mancanza di costituzione del Comune resistente.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando, respinge il ricorso indicato in epigrafe.

Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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