Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 12-10-2010) 09-02-2011, n. 4619 Ricusazione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

1. La Corte di appello di Catanzaro, con ordinanza del 3 marzo 2010, dichiarava inammissibile la dichiarazione di ricusazione presentata in data 19 febbraio 2010 da L.G., imputato nel procedimento n. 592/2008, nei confronti del Giudice del Tribunale di Catanzaro, in composizione monocratica, dott. R..

2. Osservava la Corte di appello che le ragioni esposte dal dichiarante a fondamento dell’assunto di grave inimicizia che il R. avrebbe dimostrato nei suoi confronti si riferivano all’adozione di atti del procedimento, contro cui erano esperibili i previsti rimedi processuali, e non in rapporti personali indicativi di una ostilità preconcetta del magistrato.

3. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per Cassazione di persona il ricusante, il quale denuncia la violazione dell’art. 36 c.p.p. e segg. e artt. 190 e 468 c.p.p., e la conseguente nullità del procedimento, sostenendo che il comportamento di ostilità preconcetta del magistrato ricusato si ricavava dal plateale rifiuto di rispettare ogni norma processuale e dall’adozione di provvedimenti lesivi di elementari norme sulla competenza e sui diritti di difesa;

il tutto, in quadro caratterizzato dalla posizione di persona offesa del magistrato C., collega e amico del giudicante.
Motivi della decisione

1. Il ricorso è inammissibile, in quanto confusamente allusivo a fatti processuali di cui non è offerta alcuna precisa illustrazione in termini di pertinenza con il thema decidendum, e comunque riferentesi a presunte gravi violazioni di norme processuali addebitabili al magistrato ricusato dott. R. che sarebbero indicative di una ostilità preconcetta nei confronti del L..

A quest’utimo riguardo non può che ribadirsi il costante insegnamento giurisprudenziale secondo cui la "inimicizia grave" di cui all’art. 36 c.p.p., lett. D)- ammesso pure che è ciò cui il ricorrente si riferisca – deve essere reciproca e deve fondarsi su rapporti personali intercorsi in precedenza e fuori del processo (ex multis, Cass., sez. 5, c.c. 16 dicembre 2004, n. 3756; Cass., sez. 5, c.c. 20 ottobre 2004, n. 48422).

Il fatto, poi, che la persona offesa di uno dei procedimenti a cui il ricorrente sembra riferirsi sia un magistrato, che si indica come "amico" del dott. R., non integra all’evidenza alcun fondamento giuridico per sostenerne la mancanza di terzietà o imparzialità. 2. Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in relazione alle questioni dedotte, si stima equo determinare in Euro mille.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro mille in favore della cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *