Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 11-01-2011) 10-02-2011, n. 4853 Detenzione abusiva e omessa denuncia

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Ricorre D.R.M. per mezzo del proprio difensore, avverso l’ordinanza della Corte di Appello di Napoli del 18.2.2010, che aveva dichiarato l’inammissibilità della sua precedente istanza di revisione della sentenza pronunciata nei suoi confronti dalla Corte di Appello di Salerno il 5.5.2008, che lo aveva riconosciuto colpevole del reato di rapina aggravata e di detenzione e porto di pistola, assolvendolo invece dal delitto di estorsione e dichiarando non doversi procedere nei suoi confronti per alcuni fatti di truffa aggravata, per intervenuta prescrizione dei reati.

Deduce il difensore il vizio di motivazione della sentenza impugnata, che non avrebbe dato conto delle ragioni posta a sostegno dell’istanza di revisione.

In particolare, i fatti che sostanziavano l’imputazione di truffa sarebbero identici a quelli contestati ad altri imputati in separato procedimento a titolo di bancarotta fraudolenta, e dai quali gli imputati medesimi erano stati assolti per non avere commesso il fatto; i reati in materia di armi sarebbero stati contestati con riferimento all’imputazione di estorsione, con la conseguenza che l’assoluzione da quest’ultimo avrebbe dovuto comportare anche l’assoluzione tanto dai reati di porto e detenzione di pistola che dal delitto di rapina.

Il ricorso è manifestamente infondato.

Quanto ai reati di truffa, esso si fonda dichiaratamente sulla presunta correttezza di un’interpretazione estensiva dell’istituto della revisione, che come mezzo straordinario di impugnazione non può invece che essere limitato ai casi tassativamente previsti dalla legge, cioè alle sentenze di condanna, a quelle emesse ai sensi dell’art. 444 c.p.p., comma 2 e ai decreti penali di condanna, non essendo applicabile invece ai casi di estinzione del reato, come ha correttamente ritenuto la Corte territoriale (ex plurimis, Cass. Nr.

228763 del 2004 citata nel provvedimento impugnato).

Quanto alle altre questioni esse non vertono sull’inconciliabilità della parziale sentenza di condanna con fatti emersi in altri procedimenti penali, civili o amministrativi, o con nuove prove emerse successivamente, nè si riferiscono alla falsità in atti o ad altri reati che avrebbero determinato il giudizio di condanna, ma segnalano soltanto una presunta contraddittorietà interna delle motivazioni del giudicato di condanna, che, come bene osservano, ancora una volta, i giudici territoriali, sarebbe stata senz’altro deducibile con i mezzi di impugnazione ordinali.

Alla stregua delle precedenti considerazioni, il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 alla Cassa delle Ammende, commisurata all’effettivo grado di colpa dello stesso ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della somma di Euro mille alla Cassa delle Ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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