Cons. Stato Sez. V, Sent., 08-02-2011, n. 850 Controversie in materia elettorale

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

l’Avvocato dello Stato Marina Russo;
Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1.) Gli atti elettorali impugnati in primo grado riguardano le elezioni svoltesi nei giorni 6/7 giugno 2009 per l’elezione diretta del Sindaco e dei Consiglieri comunali del Comune di Monte Porzio Catone.

Per ottenere l’annullamento di tali atti (ed in particolare di quello di proclamazione del sindaco e dei consiglieri comunali) i ricorrenti avevano formulato varie censure di violazione di legge e di eccesso di potere riferite sia all’illegittimità della convocazione e composizione della Sottocommissione elettorale,sia all’illegittimità delle operazioni e delle verbalizzazioni da essa compiute,sia anche all’incompetenza della medesima in ordine alle decisioni di ammissibilità delle liste elettorali;il tutto,con specifico riguardo alla altrettanto illegittima ricusazione della lista "Verdi Bianchi Rossi Patto per Monte Porzio"disposta dalla stessa Sottocommissione in data 10 maggio 2009.

2.) Il T.A.R.,dopo aver rigettato l’eccezione di difetto di legittimazione passiva del Ministero dell’Interno, ha preliminarmente giudicato sulla predetta censura di incompetenza della Sottocommissione ritenendola infondata;poi,esaminando la prima e fondamentale censura riferita alla errata convocazione e composizione della Sottocommissione,ha giudicato fondata tale doglianza avuto riguardo anche alle risultanze della relazione del Commissario "ad acta" appositamente nominato allo scopo;infine,ritenendo comunque di poter giudicare anche sulla rilevanza di quest’ultima fondata doglianza e sugli effetti che da essa sarebbero potuti derivare in relazione all’interesse a ricorrere,ha preso in esame le ulteriori censure formulate contro la decisione di ricusazione della lista e le ha giudicate infondate;per conseguenza,rilevato che (anche tenendo conto delle disposizioni di cui al D.L.n. 29 del 5 marzo 2010) la oggettiva inammissibilità della lista in questione non avrebbe comunque consentito di pervenire ad un esito diverso in sede di riesame della posizione della parte ricorrente,ha respinto il ricorso.

3.) Avverso tale decisione è stato proposto appello con la formulazione di censure mirate "in primis" ad evidenziare l’esistenza dei vari profili di interesse non solo strumentale all’annullamento degli atti impugnati ma anche (e sopratutto) l’illegittimità della ricusazione della lista in questione in quanto erroneamente ritenuta affetta da nullità insanabile.

Alcuni dei controinteressati si sono costituiti in giudizio e resistono proponendo anche un appello incidentale con censure riferite ad errori in procedendo ed in iudicando.

4.) Trattenuta la causa in decisione,il Collegio rileva che l’appello è infondato e come tale meritevole di rigetto.

Infondato è anzitutto il primo ordine di censure con il quale si sostiene che – per effetto della riscontrata illegittimità della composizione della Sottocommissione elettorale – sussisterebbe non solo l’oggettiva necessità di rinnovare fin dall’inizio le operazioni elettorali,a partire dalla fase di presentazione delle candidature, ma anche (e sopratutto) il legittimo interesse degli appellanti (non solo quali candidati ma anche quali elettori del locale corpo elettorale) al rinnovo totale delle operazione elettorali in considerazione,fra l’altro,della finalità di garantire una corretta verifica delle liste presentate ed ammesse alla competizione elettorale.

Al riguardo,occorre anzitutto rilevare che anche nella specifica materia relativa alle competizioni elettorali deve ritenersi operante il principio generale della conservazione degli atti giuridici.

L’applicazione di tale principio, nel contesto di un procedimento amministrativo elettorale, comporta che l’eventuale annullamento di taluni atti compiuti durante lo svolgimento del medesimo non travolge ex se gli atti anteriori non viziati (ed in particolare quelli relativi alla presentazione delle candidature) mentre travolge gli atti posteriori a condizione però che il vizio che ne ha determinato l’annullamento si rifletta oggettivamente su di essi.

Con riferimento al caso di specie,deve dunque ritenersi che nel rispetto di detto principio la riscontrata illegittimità della composizione della Sottocommissione elettorale non comportava necessariamente l’obbligo di rinnovo integrale di tutti gli atti delle operazioni elettorali compiute prima dell’insediamento della Sottocommissione ma (come correttamente rilevato dal T.A.R.in funzione della verifica dell’interesse concreto al gravame) solamente l’obbligo di procedere al riesame degli atti posti in essere dalla Sottocommissione medesima dopo la presentazione delle candidature ed in particolare dell’atto con la quale aveva ritenuto di ricusare la lista nella quale gli attuali appellanti erano candidati;riesame che il T.A.R.ha effettuato valutando e rigettando gli altri mezzi di gravame(compreso quello subordinato relativo alla eccezione di incostituzionalità degli artt.28 e 30 del D.P.R.n.570/1960), con il conseguenziale riscontro della carenza di un concreto interesse dei ricorrenti a far valere la pur fondata censura relativa alla illegittima composizione della Sottocommissione.

Ciò premesso,occorre a questo punto verificare la fondatezza delle ulteriori censure con le quali gli appellanti hanno contestato anche la legittimità di tale riesame così come effettuato dal T.A.R.in ordine all’avvenuta ricusazione della lista elettorale di cui trattasi.

Tali ulteriori censure si basano essenzialmente sulle seguenti due argomentazioni difensive.

Si sostiene,anzitutto,che (contrariamente a quanto rilevato dal T.A.R) il sicuro elemento di certezza richiesto dal legislatore in questa materia non sarebbe dato né dal timbro di congiunzione dei fogli contenenti le sottoscrizioni degli elettori,né dalla spillatura degli stessi con punti metallici e neppure da altre forme di congiunzione (tutte effettuabili anche in un momento successivo alla sottoscrizione della lista).La certezza in ordine alla consapevole ed effettiva volontà dei sottoscrittori della lista sarebbe invece da riferire essenzialmente alla autenticazione delle firme da parte del pubblico ufficiale, il quale proprio con il suo finale atto di autenticazione in calce (senza spazi vuoti e senza soluzione di continuità nei fogli intermedi) avrebbe in questo caso non solo fornito la prova piena dell’identità di tutti i sottoscrittori ma anche verificato che tutte le sottoscrizioni risultavano apposte in calce alla lista in sua presenza.

Si sostiene poi che,a seguito dell’ indicazione fornita dalla stessa Sottocommissione durante la mattinata del 19 maggio 2009 (dopo la presentazione della lista in contestazione) numerosi autori delle sottoscrizioni avevano dichiarato di aver preso visione della lista e delle candidature e le avevano appositamente sottoscritte, con ciò rendendo certa la loro volontà di sostenere la lista medesima.Sicchè,in presenza di detta autentica (fra l’altro non contestata con la proposizione di una formale querela di falso) e di dette dichiarazioni,in questo caso doveva senz’altro escludersi che la lista in questione fosse affetta da nullità insanabile ben potendosi,quanto meno,riscontrare un’ipotesi di irregolarità sanabile.

Questo Collegio ritiene che dette argomentazioni non possono giustificare la riforma della sentenza impugnata.

Al riguardo giova precisare che la motivazione che ha indotto la Sottocommissione a ricusare la lista di cui è causa,pur a seguito delle predette dichiarazioni dei sottoscrittori,non considera come elemento negativo assolutamente dirimente la modalità di autentica delle firme dei sottoscrittori così come effettuata in questo caso da parte del pubblico ufficiale (senza l’indicazione del numero complessivo delle autentiche stesse, numero che in ipotesi poteva essere anche ricavabile dall’indicazione contenuta nel frontespizio dell’atto) bensì pone in primario rilievo negativo e dirimente l’inidoneità intrinseca dei due modelli (base ed integrativo) su cui sono state raccolte le firme a conferire certezza giuridica in ordine alla volontà in concreto espressa dai sottoscrittori in favore di quella lista.Tali modelli,infatti,così come strutturati e compilati,non sono stati ritenuti idonei a garantire il collegamento tra i singoli fogli sottoscritti ed il contrassegno con la lista dei candidati.In particolare,la Sottocommissione ha posto in evidenza che i fogli intercalari dei modelli di presentazione delle candidature mancavano del contrassegno di lista e dell’elenco dei candidati e,seppure spillati,non risultavano collegati tra di loro e con la lista dei candidati da alcun timbro,firma o altro mezzo idoneo a garantire con assoluta certezza la riferibilità continua ai candidati stessi.

In buona sostanza,siffatta motivazione rende ben chiara l’idea che la lista in questione venne definitivamente ricusata per la ragione essenziale che essa,così come presentata (con fogli intercalari mancanti del contrassegno di lista e dell’elenco dei candidati) non consentiva di riscontrare l’esistenza di un sicuro collegamento testuale tra le sottoscrizioni ed il simbolo di lista con l’elenco dei candidati;sicchè,non poteva ritenersi idonea a dimostrare inequivocabilmente la consapevolezza,da parte dei sottoscrittori,di volersi riferire proprio ai candidati di quella stessa lista. Tutto ciò,ripetesi,a prescindere dal fatto che l’identità dei sottoscrittori venne poi riscontrata in calce al documento in contestazione da parte di un consigliere comunale intervenuto come pubblico ufficiale autenticatore e dal fatto che con detta autentica lo stesso pubblico ufficiale abbia altresì implicitamente riscontrato la volontà degli stessi sottoscrittori di sostenere proprio quella lista.

A giudizio di questo Collegio tale motivazione è da ritenere assolutamente legittima ai sensi della normativa di riferimento (artt.28 e 30 del D.P.R.n.570/1960);ciò perchécontrariamente a quanto sostenuto dalla difesa degli appellanti – l’esistenza della predetta autentica non poteva di per se stessa valere come sicura dimostrazione (con l’efficacia giuridica probatoria dell’atto pubblico) anche dell’esistenza della consapevolezza piena ed effettiva dei sottoscrittori sui nominativi dei candidati a Sindaco ed a consigliere comunale proposti con la lista di cui si discute.

In altri termini,l’autentica apposta in calce dal pubblico ufficiale ben poteva fornire la prova piena (ex art.2700 cod.civ.) che le firme dei sottoscrittori della lista erano state apposte in sua presenza ma non poteva con ciò stesso garantire che le stesse firme (così come apposte su fogli intercalari privi del contrassegno di lista e dell’elenco dei candidati) fossero state apposte con l’effettiva consapevolezza di voler sostenere quel contrassegno di lista con quell’elenco di candidati.

Così disatteso il primo argomento difensivo,è agevole rilevare che anche l’altro argomento riferito alla valenza probatoria delle dichiarazioni rese dai sottoscrittori dopo la presentazione della lista non può essere meritevole di accoglimento.

Trattasi,infatti,di dichiarazioni postume effettuate oltre i termini tassativi previsti dal predetto D.P.R e come tali non utilizzabili per evidenti esigenze di tutela della par condicio;termini che comunque non sarebbero legittimamente prorogabili (come pure precisato dal T.A.R.) neppure per effetto della novella disciplina di cui al D.L. n. 29 del 5 marzo 2010.Quest’ultima normativa,invero,ha inteso sanare le modalità di autenticazione delle sottoscrizioni e non le modalità di confezionamento della documentazione relativa alla presentazione delle candidature (cfr.sul punto l’ordinanza di questa Sezione n.1300 del 20 marzo 2010).

5.) Per le suesposte ragioni,il ricorso principale merita di essere respinto con la conseguente declaratoria di improcedibilità per carenza di interesse del ricorso incidentale.

6.) Le spese di lite del presente grado di giudizio possono essere integralmente compensate tra le parti,in presenza di giusti motivi.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale V Sezione,definitivamente pronunciando respinge il ricorso principale e dichiara improcedibile il ricorso incidentale;il tutto,con la compensazione integrale tra le parti delle spese di lite del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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