Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 19-11-2010) 10-02-2011, n. 4956

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Il Procuratore Generale presso la Procura Generale di Torino proponeva ricorso per Cassazione avverso la sentenza emessa dal Gup presso il Tribunale per i Minorenni di Torino del 18 febbraio 2010 nei confronti di S.F. più altri, imputati di lesioni personali per i seguenti motivi: inosservanza o erronea applicazione della legge penale con specifico riferimento all’erronea applicazione dei principi che sorreggono l’istituto dell’imputabilità e nello specifico l’applicazione dell’art. 98 c.p.; contraddittorietà della motivazione che risulta dal testo del provvedimento impugnato.

Presentava memoria l’imputato S.F.. Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

Il Gup ha affermato che "non vi è alcuna prova circa la capacità di intendere e volere dell’imputato al momento del fatto e tale prova non può essere acquisita per il lungo lasso di tempo intercorso. In effetti, tenendo conto dell’età dell’imputato – 15 anni e sei mesi- e delle caratteristiche stesse del fatto può ritenersi che il ragazzo non avesse piena contezza e volontà di quanto stava facendo ed in particolare delle possibili conseguenza del gesto che in effetti si caratterizza come atto avventato tipico di un adolescente inesperto". La sentenza non applica correttamente, in primo luogo, i principi in materia di imputabilità ritenendo di dover dichiarare il proscioglimento dell’imputato dai gravi i fatti contestati sulla base di una asserita mancanza di prova "circa la capacità di intendere e volere" senza alcuna motivazione sul punto. Infatti proprio perchè la capacità di intendere e di volere del minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni non si presume, si richiede al giudice di merito un’adeguata motivazione sull’accertamento, in concreto, di detta capacità intesa come attitudine del soggetto ed avere la consapevolezza del disvalore sociale dell’atto e delle relative conseguenze e a determinare liberamente la sua condotta in relazione ad esso. Inoltre il suddetto accertamento deve essere rapportato agli episodi criminosi in cui il minore risulta coinvolto.

Invero, mentre l’incapacità di intendere e di volere derivante da causa psicopatologica ha carattere assoluto, nel senso che prescinde dalla natura e dal grado di disvalore sociale della condotta posta in essere, quella da immaturità ha carattere relativo, nel senso che la maturità psichica e mentale del minore è accertabile sulla base di elementi non soltanto psichici, ma anche socio-pedagogici, relativi all’età evolutiva e, quindi, il relativo esame va compiuto con stretto riferimento al reato commesso.

Tale valutazione manca completamente nella sentenza impugnata che pertanto deve pertanto essere annullata con rinvio al Gup del Tribunale dei Minorenni di Torino che esaminerà liberamente la fattispecie attenendosi ai principi espressi sul punto.
P.Q.M.

La Corte annulla la sentenza impugnata con rinvio al Gup del Tribunale dei Minorenni di Torino per nuovo esame.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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