Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 29-10-2010) 10-02-2011, n. 4900

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

O.O.T., P.J. ed Om.Ab. erano chiamati a rispondere, innanzi alla Corte di Assise di Roma, del reato di cui agli artt. 110, 600, per avere ridotto in schiavitù I.B. (capo 1), e del reato di cui alla L. n. 75 del 1958, artt. 110, 81 cpv, art. 3, n. 4 e art. 8, art. 4, n. 1 e art. 7, per averla costretta alla prostituzione ed aver favorito e sfruttato tale attività mediante violenza e minaccia (capo 2).

Con sentenza dell’11 febbraio 2008, la Corte di Assise dichiarava gli imputati colpevoli dei reati loro ascritti e, ritenuta la continuazione e concesse le attenuanti generiche prevalenti, condannava O. ed Om. alla pena di anni otto di reclusione ciascuno e P.J. a quella di anni sei di reclusione, oltre consequenziali statuizioni; li condannava, altresì, in solido al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile.

Pronunciando sui gravami proposti dagli imputati, la Corte di Assise di Appello di questa città, con la sentenza indicata in epigrafe, in riforma della sentenza impugnata, assolveva O. dal reato di cui al capo 1) per non aver commesso il fatto e rideterminava la pena per la residua imputazione di cui al capo 2) – esclusa l’aggravante di cui alla L. n. 75 del 1958, art. 4, n. 1 e tenuto conto delle concesse attenuanti generiche -nella misura di anni quattro di reclusione ed Euro 4.000 di multa; riduceva, altresì, la pena a P.J. ad anni cinque e mesi otto di reclusione;

sostituiva per O. la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea per la durata di anni cinque e revocava la interdizione legale. Confermava nel resto, con ulteriori statuizioni di legge.

Avverso la pronuncia anzidetta il difensore degli imputati ha proposto distinti ricorsi per cassazione, ciascuno affidato alle ragioni di censura indicate in parte motiva.
Motivi della decisione

1. – Il primo motivo del ricorso in favore di O.O.T. deduce inosservanza di norme processuali in relazione agli artt. 143 ss c.p.p., sul rilievo che le sentenze di primo e secondo grado erano state notificate in lingua italiana e non in inglese, che era lingua conosciuta dagli imputati. Tale omissione aveva comportato pregiudizio per l’esercizio del diritto di difesa.

Il secondo motivo denuncia mancanza e contraddittorietà di motivazione. Deduce la contraddittorietà delle statuizioni che avevano riconosciuto la completa innocenza di O. in ordine al reato di cui al capo 1) e la responsabilità quanto all’altro reato, nonostante che il primo costituisse necessaria premessa dell’accusa.

Lamenta, poi, l’erronea valutazione degli elementi indiziali.

Il terzo motivo deduce insufficiente motivazione in ordine all’entità della pena.

Il quarto motivo denuncia illogicità di motivazione in ordine alla disposizione civilistica, dovendosi intendere la totale ritrattazione della persona offesa in ordine alla sussistenza dei fatti denunciati come tacita rinuncia ad ogni pretesa di carattere risarcitorio.

Il ricorso in favore di P.J. è articolato nei seguenti motivi. Il primo è identico al corrispondente motivo di ricorso proposto in favore di O.. Il secondo denuncia erronea applicazione della legge penale in relazione alla contestata riduzione in schiavitù, ai sensi dell’art. 600 c.p..

Il terzo motivo deduce erronea valutazione della prova in ordine al reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, stante la ritrattazione della persona offesa la dibattimento riguardo ad accuse in precedenza formulate solo per la difficoltà di comprensione dell’assunto della stessa parte offesa, che non si spiegava bene in lingua italiana e, pertanto, poteva essere stata male interpretata. Il quarto motivo lamenta insufficiente motivazione quanto all’entità della pena ed alla mancata commisurazione al minimo edittale stante l’incensuratezza dell’imputata. Il quinto motivo è identico al quarto proposto in favore di O..

Il ricorso in favore di Om. è affidato ai seguenti motivi.

Il primo è identico al corrispondente motivo proposto dagli altri due imputati. Il secondo, terzo, quarto e quinto sono identici ai corrispondenti motivi proposti in favore di P.J..

2. – I ricorsi sono inammissibili in quanto intempestivamente proposti.

Risulta, infatti, che l’estratto della sentenza contumaciale è stato notificato agli imputati l’1.12.2009, come da espressa annotazione in calce alla stessa sentenza in esame, ove i ricorsi sono stati proposti dallo stesso difensore, per tutti i ricorrenti, solo il 13.1.2010 e, dunque, ben oltre il termine di giorni trenta utile all’impugnativa. D’altronde, la sentenza non indicava un più lungo termine di deposito ed era stata, poi, tempestivamente depositata, di guisa che nessun avviso spettava al difensore, ai fini dell’individuazione di un diverso dies a quo.

E’ appena il caso di osservare che, anche in caso di tempestiva proposizione, i ricorsi sarebbero stati parimenti inammissibili per manifesta infondatezza.

Ed infatti, quanto al primo motivo del ricorso in favore di O. O.T., con riferimento all’asserita violazione dell’art. 143 per mancata traduzione delle sentenze di primo e secondo grado in lingua conosciuta dagli imputati, è sufficiente il rilievo che le impugnative avverso le sentenze anzidette sono state comunque proposte e, dunque, anche ove la mancata traduzione – come opina il ricorrente – avesse in astratto comportato pregiudizio per le facoltà difensive, la presentazione degli atti di impugnazione costituisce esercizio di quelle stesse facoltà asseritamente violate, donde la sanatoria di eventuale nullità ai sensi dell’art. 183 c.p.p., lett. b). Quanto al secondo motivo, nessun’incompatibilità d’ordine logico-concettuale è dato ravvisare tra assoluzione per il reato di riduzione in schiavitù e quello di induzione e sfruttamento della prostituzione. Ineccepibile, in quanto immune da incongruenze od errori valutativi di sorta, risulta l’apprezzamento delle risultanze di causa come trasfuso in motivazione formalmente corretta.

Il terzo motivo, relativo al trattamento sanzionatorio, è inammissibile, afferendo a questione prettamente di merito, insindacabile in questa sede in quanto adeguatamente motivata.

In ordine al quarto motivo, relativo alla statuizione civilistica, in ordine alla quale il ricorrente si duole che la ritrattazione della persona offesa non sia stata intesa come tacita rinuncia alle pretese risarcitone, è ineccepibile la risposta resa dal giudice di appello ad identica questione, sul rilievo che le parziali ritrattazioni della persona offesa non potessero essere intese come espressione di volontà abdicativa, tanto più che le dichiarazioni dibattimentali della donna non erano state ritenuta spontanee, ma conseguenti a violenza e minaccia esercitate sulla parte lesa sì da invalidarne la pretesa attendibilità.

Identico epilogo decisionale avrebbe avuto il ricorso in favore di P.J..

La manifesta infondatezza del primo motivo, identico a quello in favore dell’ O., è giustificata dalle stesse ragioni addotte con riferimento alla corrispondente censura dell’altro imputato.

Quanto al secondo motivo, nessuna erronea applicazione dell’art. 600 c.p. era dato ravvisare nella fattispecie, avendo la Corte di merito correttamente ravvisato nella fattispecie gli elementi costitutivi del reato in questione.

Con riferimento alla terza doglianza, relativa alla pretesa mancanza di prova in ordine al reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, stante la ritrattazione della persona offesa al dibattimento od ai possibili equivoci nei quali poteva essere incorsa nelle dichiarazioni predibattimentali, non comprendendo bene la lingua italiana, il giudice di merito ha spiegato i motivi per i quali le dichiarazioni della persona offesa erano da ritenere pienamente idonee, anche alla luce dell’inattendibile, parziale, ritrattazione in sede dibattimentale, tenuto peraltro conto delle altre risultanze di causa. Il quarto motivo, relativo al regime sanzionatorio, è inammissibile in quanto anche per l’imputata la motivazione resa sul punto dal giudice a quo è congrua e corretta.

La perfetta identità del quinto motivo rispetto al quarto del ricorso proposto in favore di O. consente il mero richiamo alle ragioni addotte a sostegno della ritenuta palese infondatezza di quel motivo.

Identica conclusione non avrebbe potuto che imporsi per il ricorso in favore di O., posto che la perfetta identità delle ragioni di censura rispetto a quelle che sostanziano, rispettivamente il primo motivo dei ricorsi degli altri due imputati ed al secondo, terzo, quarto e quinto del ricorso in favore di P.J. avrebbe consentito il mero richiamo alle ragioni della ritenuta manifesta infondatezza per ciascuno di essi.

3. – Alla declaratoria d’inammissibilità conseguono le statuizioni di legge, nei termini espressi in dispositivo.
P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di Euro 1.000 in favore della Cassa delle ammende. Condanna, altresì, i ricorrenti al rimborso, in soldo, delle spese sostenute dalla parte civile costituita, ammessa al gratuito patrocino, a favore dello Stato, che liquida in complessivi Euro 2.100,00 oltre accessori come per legge.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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