Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 18-11-2010) 17-02-2011, n. 5866 Detenzione, spaccio, cessione, acquisto

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

1. L.C.M., nato ad (OMISSIS), era imputato del reato p. e p. dal D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 e art. 80, comma 2, perchè illecitamente deteneva e trasportava all’interno dell’autovettura (AUDI modello A4 Avant) tg. (OMISSIS) occultati all’interno di candele di cera, complessivi kg. 4,920 di sostanza stupefacente tipo cocaina, avente un tenore di principio attivo pari al 68,1% (pari a gr. 3.353,1 di principio attivo puro), gr. 50 di sostanza stupefacente tipo cocaina, avente un tenore di principio attivo pari al 68,1% (pari a gr. 34,1 di principio attivo puro) e kg.

19,560 di sostanza stupefacente tipo hashish avente un tenore di principio attivo pari al 18,8% (pari a gr. 3.679,9 di principio attivo puro); fatto aggravato dall’ingente quantitativo di sostanza stupefacente (in (OMISSIS)).

Con provvedimento depositato in data 9 febbraio 2010, su conforme richiesta del Pubblico Ministero, il G.I.P. del Tribunale di Alessandria disponeva procedersi nelle forme del giudizio immediato nei confronti del L.C..

Con richiesta ritualmente depositata in data 18 febbraio 2010, il difensore dell’imputato, munito di procura speciale, avanzava richiesta di definizione del giudizio, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., proponendo la pena finale di anni quattro di reclusione ed Euro 12.000,00 di multa ed il Pubblico Ministero prestava il proprio consenso all’istanza.

Il g.i.p. presso il tribunale di Alessandria con sentenza del 6 Aprile 2010 disponeva applicarsi su richiesta delle parti nei confronti di L.C.M., per il reato a lui ascritto, la pena di anni 4 di reclusione ed Euro 12.000,00 di multa, così calcolata, riconosciute le circostanze attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante contestata e diminuita per la scelta del rito. Condannava l’imputato al pagamento delle spese processuali e giudiziarie, comprensive delle spese di mantenimento in carcere durante il periodo di custodia pre-cautelare e cautelare. Ordinava la confisca e la distruzione delle sostanze stupefacenti in giudiziale sequestro, nonchè la confisca e l’assegnazione alla Guardia di Finanza di Alessandria dell’autovettura in sequestro, da destinare allo svolgimento di servizi antidroga. Ordinava il dissequestro e la restituzione al titolare avente diritto dei telefoni cellulari in giudiziale sequestro.

2. Avverso questa pronuncia l’imputato propone ricorso per cassazione con due motivi.
Motivi della decisione

1. Il ricorso – articolato in due motivi – censura l’impugnata sentenza per aver ritenuto sussistente l’aggravante dell’ingente quantità e nella parte in cui ha disposto la confisca dell’autovettura.

2. Il ricorso è inammissibile.

2.1. Quanto alla contestata aggravante questa Corte (Cass., Sez. 4^, 3 giugno 2010 – 30 giugno 2010, n. 24571) ha già affermato – e qui ribadisce – che con riguardo ai reati concernenti le sostanze stupefacenti, la circostanza aggravante della quantità ingente di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 80 è configurarle quando, sulla base di un accertamento che il giudice di merito deve condurre in concreto – indipendentemente dal riferimento a prefissati indici quantitativi, non contemplati dal legislatore – la sostanza sequestrata sia tale da costituire un rilevante pericolo per la salute pubblica, in quanto idonea a soddisfare le esigenze di un numero elevato di tossicodipendenti, senza che rilevi la situazione del mercato e la sua eventuale saturazione, trattandosi di un elemento di difficile valutazione, considerata l’impossibilità di disporre al riguardo di dati certi e verificabili in concreto.

Di tale principio ha fatto applicazione il g.u.p. rilevando che l’imputato illecitamente deteneva e trasportava complessivi kg. 4,920 di sostanza stupefacente tipo cocaina, avente un tenore di principio attivo pari al 68,1% (pari a gr. 3.353,1 di principio attivo puro), gr. 50 di sostanza stupefacente tipo cocaina, avente un tenore di principio attivo pari al 68,1 % (pari a gr. 34,1 di principio attivo puro) e kg. 19,560 di sostanza stupefacente tipo hashish avente un tenore di principio attivo pari al 18,8% (pari a gr. 3.679,9 di principio attivo puro).

2.2. Parimenti – quanto alla confisca dell’auto – deve ribadirsi (cfr. Cass., Sez. U, 17 dicembre 2003 – 19 gennaio 2004, n. 920) che la condanna per uno dei reati indicati nel D.L. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12-sexies, commi 1 e 2, conv. in L. 7 agosto 1992, n. 356, tra cui i delitti previsti dall’art. 73, esclusa la fattispecie di cui al comma 5, e art. 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti, comporta la confisca dei beni nella disponibilità del condannato, allorchè, da un lato, sia provata l’esistenza di una sproporzione tra il reddito da lui dichiarato o i proventi della sua attività economica e il valore economico di detti beni e, dall’altro, non risulti una giustificazione credibile circa la provenienza di essi.

A tale principio si è attenuto il g.i.p. per quanto attiene alla confisca dell’auto guidata dall’imputato, e nella quale fu rinvenuta l’ingente quantità di sostanze stupefacenti sequestrate, sicchè essa appare perfettamente aderente ad una esatta interpretazione della L. n. 356 del 1992, art. 12 sexies sussistendo entrambi i requisiti legittimanti il provvedimento ablativo: la effettiva disponibilità del bene in capo all’imputato, ed in secondo luogo la sproporzione tra il valore del bene sequestrato e l’eventuale attività lavorativa del L.C..

Correttamente inoltre il g.i.p. ha rilevato, in motivazione, che l’imputato non aveva allegato elementi che giustificassero il p ossesso di un’autovettura di notevole valore economico.

3. Pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile.

Tenuto poi conto della sentenza 13 giugno 2000 n. 186 della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 c.p.p., l’onere delle spese del procedimento nonchè quello del versamento di una somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in Euro 1.500,00.
P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro millecinquecento alla Cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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