Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 26-01-2011) 23-02-2011, n. 6935

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

La Corte di appello di Bologna, con sentenza in data 21 gennaio 2010, confermava la sentenza del Tribunale di Forlì, in data 18/4/2000, appellata da G.C., dichiarato colpevole di concorso in rapina aggravata in danno della filiale di Cesenatico della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, con un bottino di L. 160.775.000, per essersi accordato preventivamente con i correi per fornire l’autovettura Renault Clio che veniva usata dagli esecutori materiali per la fuga, e condannato alla pena di anni quattro, mesi sei di reclusione e L. 2 milioni di multa. Proponeva ricorso per cassazione il difensore dell’imputato deducendo i seguenti motivi:

a) violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), per illogicità e mancanza di motivazione con riferimento alla accertata responsabilità per aver fornito di esecutori materiali della rapina un’autovettura di sua proprietà utilizzata per la fuga, non avendo valutato, nello specifico, la Corte di merito, l’ipotesi di una possibile apertura e chiusura della vettura, ritrovata chiusa a chiave con antifurto attivato, mediante apposito congegno elettronico, adoperato da terzi, in mancanza di motivazione sulla prova dell’esistenza di una reale partecipazione nella fase di direttiva o preparatoria del reato, non precisando i giudici di merito sotto quale forma si sia manifestata; rilevava in particolare come l’utilizzo del veicolo sia stato circoscritto in una fase successiva alla consumazione della rapina e non ha avuto alcuna incidenza causale su un fatto reale già consumato, mancando la prova di un previo accordo e di una programmazione criminosa concordata;

b) violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), in relazione alla erronea qualificazione giuridica del fatto, in quanto la condotta contestata appare, tutt’al più, orientata nella prospettiva finalistica dell’elusione dell’intervento delle forze dell’ordine e potrebbe configurare, tutt’al più gli estremi del favoreggiamento personale e non un contributo concorsuale nel delitto di rapina, trattandosi di un posterius rispetto all’esecuzione del reato stesso;

c) violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), per il mancato riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 114 c.p., delle attenuanti generiche e per l’erronea configurazione dell’aggravante di cui all’art. 628 c.p., comma 2, n. 1.
Motivi della decisione

1) I primi due motivi di ricorso sono manifestamente infondati perchè propongono censure attinenti al merito della decisione impugnata, congruamente giustificata.

Infatti, nel momento del controllo di legittimità, la Corte di cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti nè deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con "i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento", secondo una formula giurisprudenziale ricorrente (Cass. Sez. 4 sent. n. 47891 del 28.09.2004 dep. 10.12.2004 rv 230568; Cass. Sez. 5 sent. n. 1004 del 30.11.1999 dep. 31.1.2000 rv 215745; Cass., Sez. 2 sent. n. 2436 del 21.12.1993 dep. 25.2.1994, rv 196955). La Corte territoriale ha, invero, motivato, sia pur sinteticamente, in modo logico e non contraddittorio, le ragioni per le quali ha desunto che l’imputato si era accordato con i correi per fornire la sua autovettura Renault Clio utilizzata per la fuga, disumendola, in particolare, da due elementi: 1) la circostanza che la nonna dell’imputato aveva ricevuto intorno a mezzogiorno del giorno antecedente la rapina, una telefonata, che la stessa ha dichiarato provenire dal nipote, con la quale si chiedeva di accertare se la Renault Clio fosse ancora parcheggiata sotto casa e nel pomeriggio era andata a denunciarne il furto, ritenendo la Corte di merito, con valutazione logica, tale immotivata curiosità del tutto insensata e spiegabile soltanto con la precisa consapevolezza che l’auto era stata rimossa; 2) la circostanza che l’auto venne abbandonata dai rapinatori regolarmente chiusa a chiave, circostanza spiegabile con la consegna delle chiavi dell’autovettura ai rapinatori. Gli argomenti proposti dal ricorrente, relativamente alla astratta possibilità da parte di terzi, non forniti di chiavi, di chiudere le serrature dell’autovettura costituiscono, in realtà, solo un diverso modo di valutazione dei fatti, ma il controllo demandato alla Corte di cassazione, è solo di legittimità e non può certo estendersi ad una valutazione di merito.

2) Anche il secondo motivo va disatteso.

La differenza tra estorsione e favoreggiamento va individuata con riferimento all’elemento psicologico, essendo ravvisabile l’estorsione se l’agente non si limiti ad aiutare taluno a eludere le investigazioni dell’autorità o ad assicurare al reo il profitto del furto ma partecipi con "animus socii" all’attività concorsuale del reato, adoperandosi in funzione essenziale, o comunque apprezzabile, in rapporto di causalità con l’evento.

Peraltro, nel caso di specie, l’autovettura già si trovava nella disponibilità degli autori del rapina al momento della sua attuazione e l’attività del ricorrente non poteva avere quale finalità l’assicurare il profitto del furto, concorrendo, invece, la sua condotta ad ottenere l’ingiusto profitto tipico del reato di rapina.

3) Con riferimento al terzo motivo, la Corte ha anche disatteso, con motivazione logica, la richiesta di applicazione dell’attenuante di cui all’art. 114 c.p. avendo ritenuto che la consegna ai rapinatori dell’auto utilizzata per la fuga costituisce un apporto necessario e non insignificante per sfuggire alle ricerche.

Deve, inoltre, ritenersi, non solo con riferimento al nesso di causalità materiale, ma anche psichico che le modalità con cui rapina è stata posta in essere non costituiscano uno sviluppo imprevedibile dell’azione, dovendo ritenersi che l’imputato abbia accettato concretamente il rischio della configurazione delle aggravanti contestate, quale ordinario possibile sviluppo della condotta criminosa.

Con riferimento alla censura relativa alla mancanza di motivazione con riferimento al motivo di appello concernente la richiesta di concessione delle attenuanti generiche, si deve premettere che, in tema di ricorso per Cassazione, i relativi motivi non possono limitarsi al semplice richiamo per relationem ai motivi del precedente gravame, allo scopo di dedurre la mancanza di motivazione del provvedimento che si intende impugnare, peraltro anche questi ultimi generici.

Requisito, infatti, dei motivi di impugnazione è la loro specificità, consistente nella precisa e determinata indicazione dei punti di fatto e delle questioni di diritto da sottoporre al giudice del gravame. Conseguentemente, la mancanza di tali requisiti comporta l’inammissibilità del motivo, (v. Cass. Sez. 5 sent. anno/numero 1999/2896 rivista 212610; conf. S.U. asn 199500021 riv. 199903).

Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato. Ai sensi dell’art. 616 c.p.p., con il provvedimento che rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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