Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 25-01-2011) 23-02-2011, n. 6906 Ricorso

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Con sentenza del 1 marzo 2010, la Corte di appello di Catania ha confermato la sentenza emessa il 10 marzo 2009 dal Tribunale della medesima città, con la quale P.G. era stata condannata alla pena di mesi due di reclusione ed Euro 200,00 di multa quale imputata del delitto di ricettazione di un assegno.

Propone ricorso per Cassazione il difensore il quale lamenta che non sia stata accolta la istanza di rinvio per impedimento dell’imputata, agli arresto domiciliari per altra causa, contestando la fondatezza della ordinanza reiettiva della richiesta, motivata sul presupposto che fosse onore dell’imputata chiedere al giudice procedente di essere autorizzata ad intervenire alla udienza.

Il ricorso è manifestamente infondato. Questa Corte, infatti, ha avuto occasione di affermare in più occasioni che nel caso in cui una persona si trovi in stato di arresto o di detenzione domiciliare per altra causa, e debba comparire per ragioni di giustizia davanti alla autorità giudiziaria, allorchè intenda partecipare alla relativa udienza, ha l’onere di formulare tempestiva richiesta in tal senso al giudice competente – vale a dire a quello della cautela o al magistrato di sorveglianza – l’autorizzazione all’allontanamento dal luogo di detenzione per il tempo necessario, spettando a tale autorità valutare le modalità e le cautele secondo le quali l’autorizzazione può essere concessa. Al contrario, non sussiste alcun obbligo per l’autorità davanti alla quale la persona sottoposta agli arresti o alla detenzione domiciliare deve comparire, posto che tale autorità – non trattandosi di custodia carceraria, con conseguente potere di disporre la traduzione del detenuto, alla direzione dell’istituto penitenziario, ma di misura a contenuto obbligatorio extramuraria – non ha la disponibilità dello stato di libertà del soggetto, che invece possiedono il giudice della cautela o il magistrato di sorveglianza competenti, ai quali spetta, a norma dell’art. 22 disp. att. c.p.p., di disporre – a seguito della richiesta – l’accompagnamento o la traduzione del soggetto, qualora ritengano le esigenze di sicurezza prevalenti (Cass., Sez. 2, 24 aprile 2008, Rosato; Cass., Sez. 5, 14 novembre 2007, Gentile; Cass., Sez. 4, 13 maggio 2005, Bruschi).

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento alla Cassa delle ammende di una somma che si stima equo determinare in Euro 1.000,00 alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro mille in favore della Cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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