Cons. Stato Sez. V, Sent., 21-02-2011, n. 1076 Ricorso per l’esecuzione del giudicato

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

1. Con ricorso R.G. n. 798/2007, il C.E.A. chiedeva al T.A.R. Puglia di provvedere all’esecuzione del giudicato risultante dal decreto ingiuntivo n. 440/1992, emesso dal Presidente del Tribunale di Chieti il 7 settembre 1992 e notificato il 6 ottobre 1992, dichiarato provvisoriamente esecutivo in corso di causa il 14 febbraio 1994, registrato in Chieti il 14 marzo 1995 al n.456, spedito in forma esecutiva il 7 aprile 1995 e munito di definitiva esecutorietà con provvedimento presidenziale del 3 febbraio 2004

1.1. Il Consorzio affermava:

– che aveva notificato al Comune di Isole Tremiti il predetto decreto ingiuntivo n. 440/1992 emesso dal Tribunale di Chieti per il pagamento in suo favore della somma di lire 660.000.000 / Euro 340.861.55 per sorte capitale oltre interessi legali e moratori e oltre alle spese e competenze liquidate in L. 3.138.600/ Euro 1.620,95;

– che in data 16 ottobre 1992, il Comune di Isole Tremiti aveva proposto opposizione;

– che in data 14 febbraio 1994 in accoglimento dell’istanza della ricorrente il Tribunale aveva concesso la provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo opposto;

– che il 4 dicembre 1996, il giudice istruttore del Tribunale di Chieti, aveva cancellato dal ruolo la causa di opposizione n. 440/1992 r.g. per inattività delle parti;

– che il 3 febbraio 2004 il Presidente del Tribunale di Chieti aveva dichiarato estinta la causa civile di opposizione proposta dal Comune di Isole Tremiti contro il C.E.A. s.r.l. e disposto la definitiva esecutorietà del decreto ingiuntivo;

– che l’istanza e il pedissequo provvedimento presidenziale erano stati notificati al Comune di Isole Tremiti in data 12 marzo 2004 e non erano stati opposti dal Comune;

– che l’istante non aveva ancora ottenuto il pagamento dovuto;

– che il comportamento omissivo perdurava anche a seguito di apposita messa in mora in data 4 febbraio 2004 con invito ad eseguire il decreto ingiuntivo con il pagamento di Euro 283.201,80 (in proposito al punto 11 della narrativa la ricorrente ricostruiva nel dettaglio il calcolo di tale somma ancora dovuta,, come progressivamente risultante dall’importo originario, maggiorato di interessi legali e moratori e decurtato degli acconti ricevuti);.

– che il predetto residuo credito in favore della società ricorrente era stato ottenuto seguendo il criterio legale di imputazione dei pagamenti ex art. 1194 c.c. e cioè, imputando i pagamenti ricevuti prima agli interessi (legali e moratori) ed alle spese maturate e successivamente alla sorte capitale portata in decreto ingiuntivo.

– che il debitore Comune di Isole Tremiti, non aveva provveduto a dare esecuzione al titolo esecutivo sopra descritto.

2. Nel giudizio innanzi al TAR il Comune, costituitosi in giudizio, ha eccepito dichiararsi l’inammissibilità del ricorso e la sua infondatezza per erroneità dei conteggi e per avvenuta quietanza del credito portato dal decreto ingiuntivo n. 440/1992.

2.1. Il Comune deduceva che il credito era stato oggetto di transazione ed eccepiva, nello specifico:

– che la relativa transazione, sottoscritta dai legali rappresentanti del Comune e C.E.A. s.r.l. era stata approvata con deliberazione 11.46 del 19 agosto 1994 dal Commissario prefettizio del Comune di Isole Tremiti;

– che nella transazione si precisava l’esistenza di due decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale di Chieti: il n. 440/92, recante una ingiunzione per Lit. 600.000.000, avverso la quale il Comune aveva proposto opposizione e il n. 29/93 non opposto, recante un’ingiunzione per Lit. 550.000.000;

– che con la transazione, si era convenuto il pagamento della somma onnicomprensiva di Lit. 1.100.000.000, della quale il Comune si era riconosciuto debitore, da versarsi in tre soluzioni e precisamente: Lit. 680.000.000 contestualmente alla stipula dell’atto, Lit. 100.000.000 alla data del 30 ottobre 1994 e Lit. 139.166.596 alla data del 30 marzo 1995, dandosi atto che la somma di Lit. 180.833.404 era stata già versata e doveva considerarsi in acconto all’importo di Lit. 1.100.000.000;

– che al punto (3) della transazione la società C.E.A. S.r.l. aveva dichiarato di accettare, dandone con il presente atto contestuale quietanza, la somma di Lit. 680.000.000 a totale pagamento del credito di cui al decreto ingiuntivo del Presidente del tribunale di Chieti del 7.09.1992, n. 440/92 ed in conto al successivo decreto ingiuntivo n.29/93, dichiarando di rinunciare ad ogni ulteriore eventuale pretesa derivante dai crediti di cui alle fatture n.ri 24/91, 25/91, 29/91, 30/91, 41/91 e 2/92;

– che, pertanto, avendo ricevuto la somma di lit. 680.000.000 e avendo sottoscritto la transazione, la ricorrente più nulla aveva a pretendere in relazione al decreto ingiuntivo n. 440/92, quindi il versamento delle residue somme era da imputarsi al decreto ingiuntivo n. 29/93;

– che il Comune di Isole Tremiti aveva versato Lit. 180.833.404 prima della sottoscrizione dell’accordo, Lit. 680.000.000 alla sottoscrizione, con i mandati n.ri 250, 251 e 252 del 12 settembre 1994, Lit. 90.833.404 con mandato n. 357 del 17 dicembre 1994 e così in totale Lit. 951.666.804, restando perciò, tutt’al più debitore della somma di Lit. 148.333.196, oltre interessi legali e non moratori in quanto non previsti nel decreto n. 29/93.

2.2. Il Consorzio in memoria difensiva osservava che, non avendo il Comune dato esecuzione a quanto previsto nella transazione, la stessa era da considerarsi risolta, stante l’espressa previsione di cui al punto 5 della predetta scrittura, pertanto legittimamente era tornata ad agire per il recupero delle somme portate dai due decreti al primo dei quali, il n. 440/92, deve restare limitato l’oggetto del contendere del giudizio incardinato dal ricorso in epigrafe.

3. Il ricorso è stato respinto con la sentenza in epigrafe, che è stata appellata dal C.E.A..

4.1. Si è costituito in giudizio il comune chiedendo il rigetto del ricorso
Motivi della decisione

1. Con la sentenza in epigrafe n. 1052 del 29 aprile 2008, il Tribunale amministrativo regionale della Puglia sede di Bari ha respinto il ricorso del C.E.A. per l’esecuzione del giudicato relativo al decreto ingiuntivo n. 440/1992, emesso dal Presidente del Tribunale di Chieti il 7 settembre 1992, con il pagamento di Euro 283.201,80, come progressivamente risultante dall’importo originario, maggiorato di interessi legali e moratori e decurtato degli acconti ricevuti

1.1. La domanda è stata respinta dal TAR sul rilievo anzitutto che, pur dovendosi ritenere risolto l’atto di transazione del 6 giugno 1994, stante la natura del giudizio di ottemperanza, mista di cognizione e di esecuzione, al Giudice non è precluso l’esame degli atti che l’amministrazione richiami a giustificazione della sua non ottemperanza purché nei limiti della cognizione finalizzata a stabilire se l’amministrazione abbia adempiuto nei modi previsti dall’ordinamento.

Ciò premesso il TAR ha poi osservato che la dichiarazione contenuta al punto 3 dell’atto medesimo, con la quale il consorzio C.E.A. ha rilasciato quietanza per il pagamento della somma di lire 680.000.000, costituisce una dichiarazione di scienza, con la quale la parte dichiarante ha inteso imputare il pagamento ricevuto a saldo di un credito che, nonostante l’intervenuta transazione, continua ad essere autonomamente identificato ed identificabile come quello riveniente dal decreto ingiuntivo n. 440/92 e dalle fatture su cui esso si fonda.

1.2. Ad avviso dei primi giudici, la quietanza liberatoria rilasciata a saldo di ogni pretesa derivante da un determinato atto, fatto o rapporto, costituisce una semplice manifestazione del convincimento soggettivo dell’interessato di essere soddisfatto di tutti i diritti da esso derivanti e, pertanto, concreta una dichiarazione di scienza priva di efficacia negoziale

1.3. La transazione che contiene l’indicazione di un pagamento, anche se inefficace, conserva – hanno rilevato i primi giudici – il valore di quietanza e cioè di semplice manifestazione di scienza o fatto accertativo di un pagamento: sicché con l’accettazione della quietanza, il consorzio C.E.A. non ha accettato il pagamento di lire 680.000.000 in acconto alla maggior somma di lire 1.100.000.000 concordata nella transazione ma ha imputato la somma di lire 680.000.000 "a totale pagamento del credito di cui al decreto ingiuntivo del Presidente del Tribunale di Chieti del 7 settembre 1992, n. 440/92", del quale ha perfino elencato, anche se in modo inesatto, le fatture su cui si fonda.

1.4. E ciò diversamente da quanto, invece, convenuto nell’ultimo periodo del punto 2 dell’atto transattivo in cui si da atto che la somma di lire 180.833.404 era stata già versata e doveva considerarsi in acconto all’importo concordato di lire 1.100.000.000: nonostante l’intervenuta transazione e il nuovo importo concordato, il Consorzio ha manifestato la volontà e la consapevolezza, per un verso, di tenere distinti i titoli originari dal nuovo titolo costituito dalla transazione e, per altro verso, di porre il pagamento ricevuto al riparo da un’eventuale ripetizione di indebito nell’ipotesi – poi verificatasi – di inadempimento del Comune intimato e di conseguente sopravvenuta inefficacia della transazione.

1.5. Da questa premessa, il Tribunale adito ha tratto la conseguenza che il suddetto decreto ingiuntivo n. 440/92 azionato con il ricorso era del tutto inidoneo a fondare il diritto del creditore in quanto l’avvenuto pagamento e la relativa quietanza hanno estinto il rapporto obbligatorio e il conseguente il diritto di azione. Né può – si rileva nella sentenza appellata – il Collegio in questa sede, salvo incorrere nel vizio di ultrapetizione, spingersi ad accertare che il ricorrente, stante l’avvenuta risoluzione della transazione, resta comunque creditore delle ulteriori somme dovute a saldo del decreto ingiuntivo n. 29/93 e, tanto meno, ad ordinarne all’amministrazione il pagamento, dal momento che il ricorrente ha circoscritto la domanda di ottemperanza al solo decreto n. 440/92 e non anche al successivo.

2. Nell’appellare la sentenza, il C.E.A. afferma il malgoverno da parte del giudice adito del principio interpretativo contenuto nell’art. 1363 c.c. per essere state considerate le singole clausole atomisticamente e senza un’interpretazione complessiva: considerata nel contesto dell’atto transattivo, la clausola portata al punto 3 dell’atto del 6 giugno 1994 non poteva essere considerata alla stregua di una quietanza liberatoria perché il pagamento della somma di lire 680.000.000 non avvenne contestualmente all’atto della sottoscrizione della transazione, ma solo successivamente in data 12 settembre 1994.

2.1. In base al combinato disposto del punto 2 e del punto 4 della transazione, la rinunzia da parte di C.e.a. s.r.l. a far valere il credito per sorte capitale ed interessi, portato dal decreto ingiuntivo n. 440/1992 era evidentemente condizionata al verificarsi del regolare pagamento alle scadenze pattuite come espressamente si afferma al punto 4 della transazione circa l’impegno a non mettere in esecuzione i decreti ingiuntivi emessi in esito al ricorso del 22.12.92 ed in data 03.09.92 e 27.12.1992 sino al saldo dell’intero debito riconosciuto dal Comune che solo dopo tale data potrà ritenersi rimesso all’Amministrazione debitrice.

2.2. In base al punto 5 dell’atto transattivo, infatti, restava inteso tra le parti che il mancato pagamento alla scadenza anche di uno solo dei crediti riconosciuti dal Comune di Isole Tremiti avrebbe costituito causa di risoluzione espressa della presente scrittura ed avrebbe abilitato C.e.a. senza nessun avviso a proseguire nell’azione monitoria instaurata innanzi al Tribunale di Chieti con i ricorsi del 3.09.1992 e 27.12.1992.

3. La tesi dell’appellante è infondata, per le seguenti considerazioni.

3.1. Correttamente il Comune di Isole Tremiti oppone che il Consorzio ricorrente, avendo ricevuto la somma di lire 680.000.000 e avendo sottoscritto la relativa transazione, più nulla aveva a pretendere in relazione al decreto ingiuntivo n. 440/92, quindi il versamento delle residue somme era da imputare all’ulteriore decreto ingiuntivo n. 29/93;

3.2. Nella transazione depositata in atti, sottoscritta dal Comune e da C.E.A. ed approvata con deliberazione n. 46 del 19 agosto 1994 del Commissario prefettizio del Comune di Isole Tremiti, si precisava infatti che il Tribunale di Chieti aveva emesso nei confronti del Comune due decreti ingiuntivi: il primo n. 440/92, recante ingiunzione per lire 660.000.000, avverso il quale era stata proposta opposizione e il secondo n. 29/93, recante un’ingiunzione per lire 550.000.000 che non era stato opposto.

3.3. Con la transazione era stato convenuto il pagamento della somma onnicomprensiva di lire 1.100.000.000, della quale il Comune si era riconosciuto debitore, da versarsi in tre soluzioni e precisamente: lire 680.000.000 contestualmente alla stipula dell’atto, lire 100.000.000 alla data del 30 ottobre 1994 e lire 139.166.596 alla data del 30 marzo 1995.

3.4. Nella transazione era dato poi atto che la somma ulteriore di lire. 180.833.404 era stata già versata e doveva considerarsi in acconto all’importo concordato di lire. 1.100.000.000.

3.5. La società C.E.A. aveva infine dichiarato (punto 3 dell’atto di transazione) di accettare, "dandone con il presente atto contestuale quietanza", la somma di lire. 680.000.000 a totale pagamento del credito di cui al decreto ingiuntivo del Presidente del Tribunale di Chieti del 7 settembre 1992, n. 440/92, ed in conto al successivo decreto ingiuntivo n. 29/93, dichiarando di rinunciare ad ogni ulteriore eventuale pretesa derivante dai crediti di cui alle fatture n.ri 24/91, 25/91, 29/91, 30/91, 41/91 e 2/92.

3.6. Da parte del Comune di Isole Tremiti erano state versate lire. 180.833.404 prima della sottoscrizione dell’accordo, lire. 680.000.000 alla sottoscrizione, con i mandati n.ri 250, 251 e 252 del 12 settembre 1994, lire. 90.833.404 con mandato n. 357 del 17 dicembre 1994 e così in totale lire 951.666.804.

3.7. Il Comune restava pertanto debitore della sola somma di lire 148.333.196, oltre interessi legali e non moratori in quanto non previsti nel decreto n. 29/93.

4. Secondo l’assunto dei primi giudici, l’indicazione di un pagamento a quietanza, conserva il proprio valore di dichiarazione di scienza indipendentemente dall’efficacia della transazione nella quale è contenuta.

4.1. Sicché la dichiarazione della società CEA di accettare, a titolo transattivo, dandone contestuale quietanza, la somma di lire 680.000.000 a totale pagamento di credito di cui al decreto ingiuntivo del presidente del tribunale di Chieti del 7.9.1992, n. 440/92 e di rinunciare alla predetta azione e comunque ad ogni eventuale pretesa derivante dai crediti di cui alle fatture n. 24/91, n. 25/91, n. 29/91, n. 30/91, n. 41/91 e n. 2/92 costituisce manifestazione del convincimento soggettivo del rappresentante legale della società stessa di essere soddisfatto di tutti i diritti vantati relativamente al decreto ingiuntivo stesso.

4.2. Su siffatta dichiarazione non esplica alcuna efficacia quanto stabilito al punto 5 della transazione stessa, che il mancato pagamento anche di una sola rata di quanto dovuto avrebbe prodotto la risoluzione espressa della transazione con conseguente facoltà, per il consorzio C.E.A., di "proseguire nell’azione monitoria", come si sostiene da parte dell’appellante.

4.3. La prosecuzione dell’azione monitoria non può non tenere conto di quanto espressamente dichiarato in sede transattiva circa l’efficacia dell’intervenuto pagamento ad estinguere qualsiasi pretesa derivante dati titoli ivi menzionati siccome portati dal decreto ingiuntivo n. 440/1992 che per effetto delle dichiarazioni resa dal rappresentante legale della società CEA era divenuto totalmente inidoneo a fondare qualsiasi ulteriore azione esecutiva.

5. Correttamente pertanto il Comune sostiene che la presente azione non poteva essere basata sul decreto ingiuntivo n. 440/92 in ordine ai cui obblighi era stata rilasciata ampia quietanza ma solo relativamente al decreto ingiuntivo n. 29/93, come del resto evidenziato anche nella deliberazione n. 46 del 19 agosto 1994 del Commissario prefettizio, con la quale era stata approvata la predetta transazione.

5.1. In detta sede si dà esplicitamente atto che la somma di lire 680.000.000, da pagare all’approvazione dell’atto transattivo rappresenta il "saldo di quanto dovuto" per il cui pagamento sono state apportate le necessarie variazioni di bilancio.

5.2. Che la volontà della C.E.A. di rinunziare a far valere il credito per sorte capitale e interessi portato dal decreto ingiuntivo n. 440/1992 subordinatamente al buon esito di tutti i pagamenti previsti dalla transazione, appare conclusivamente contraddittorio con la quietanza rilasciata proprio in tale sede oltre che non palesemente esplicitato nel punto 5 dell’atto transattivo, stante l’insufficienza del solo richiamo alla prosecuzione della "azione monitoria instaurata innanzi al tribunale di Chieti con ricorsi del 03.09.92 e 27.12.92" a manifestare una volontà difforme da quella precedentemente espressa di imputare la somma di lire 680.000.000 anzitutto a totale saldo sorte del decreto ingiuntivo n. 440/1992

L’appello della società CEA deve conclusivamente respinto, anche se la singolarità e novità delle questioni trattate comportano la integrale compensazione delle spese fra le parti in causa.
P.Q.M.

Respinge l’appello.

Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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