Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 16-02-2011) 25-02-2011, n. 7530 Esecuzione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1. Con ordinanza in data 14.04.2010 il Tribunale di Sorveglianza di Catania rigettava l’istanza di G.G.S. volta ad ottenere il differimento della pena per motivi di salute o la detenzione domiciliare per gli stessi motivi. Rilevava invero detto Tribunale come il predetto detenuto, che pur aveva evidenziato "depressione, idee suicidiarie ed anoressia", tanto da perdere 18 kg. di peso corporeo in tre mesi, recentemente avesse mostrato superamento di tale patologie, avesse ripreso a mangiare e lavorasse all’interno del carcere; in definitiva, in base alle relazioni dei sanitari dell’Istituto, non vi era incompatibilità con il regime carcerario.

2. Avverso tale ordinanza proponeva ricorso per cassazione l’anzidetto condannato che motivava l’impugnazione deducendo: il Tribunale aveva illogicamente rifiutato di svolgere una perizia medica ed altresì di confrontarsi con le argomentazioni della consulenza di parte che rappresentavano il grave stato di salute, per depressione grave, di esso ricorrente.

3. Il Procuratore generale presso questa Corte depositava quindi requisitoria con la quale richiedeva il rigetto del ricorso.

4. Il ricorso, infondato, non può essere accolto.

Va premesso che il rinvio dell’esecuzione della pena per motivi di salute era chiesto dal G. ai sensi dell’art. 147 c.p., (rinvio facoltativo) in ogni modo esulando i requisiti per il rinvio obbligatorio di cui all’art. 146 c.p..

Orbene, è del tutto pacifico – per i termini espliciti del relativo dettato normativo – che il rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena possa essere chiesto solo in ipotesi di "grave infermità fisica" (l’infermità psichica essendo oggetto del disposto dell’art. 148 c.p.).

Ciò posto, è consolidato principio giurisprudenziale che – ai fini in parola – l’infermità di natura psichica possa rilevare solo ove essa si traduca anche in rilevante infermità fisica (cfr. Cass. Pen. Sez. 1, n. 25674 in data 15.04.2004, Rv. 228132, Petruolo; Cass. Pen. Sez. F., n. 32365 in data 10.08.2010, Rv. 248252, Radulovic; Cass. Pen. Sez. 1, n. 41542 in data 10.11.2010, Rv. 248470, Giordano;

ecc.).

Nel caso di specie è chiaramente risultato che le ricadute sul piano fisico (anoressia con calo ponderale) del disturbo psichico erano state superate dal G., come emerge dalla relazione 27.11.2009 del sanitario del carcere (ha ricominciato a mangiare, svolge le comuni attività inframurarie).

In tal senso non hanno dunque rilevanza nè le deduzioni svolte nell’atto di ricorso, nè le osservazioni della allegata consulenza di parte che, effettuata da specialista psichiatrico, assolutamente nulla dice in ordine alle condizioni di salute fisica dell’odierno ricorrente.

In definitiva, sul punto, nessuna rilevante deduzione – tanto meno provata – risulta offerta dal ricorrente per sostenere che il disturbo di natura psichica (depressione) produca, nell’attualità, rilevante infermità fisica. Il che, di necessità, coinvolge anche il collegato ed analogo tema della detenzione domiciliare, non risultando nè incompatibilità con l’ambiente carcerario (essendosi evidenziato, anzi, profili di corretto inserimento), nè situazioni patologiche che non possano essere adeguatamente fronteggiate in Istituto. Risulta infondato anche il motivo di gravame che lamenta la mancata effettuazione di una perizia, posto che gli accertamenti eseguiti risultavano più che adeguati, dovendosi peraltro sempre ricordare come il diniego di nuova perizia, strumento neutro dal punto di vista probatorio, sia incensurabile in cassazione, risolvendosi in valutazione sui rilievi fattuali rimessi al giudice del merito (cfr., ex pluribus, Cass. Pen. Sez. 4, n. 14130 in data 22.01.2007, Rv. 236191, Pastorelli; ecc.).

In definitiva il ricorso, infondato in ogni sua deduzione, deve essere rigettato. Alla completa reiezione dell’impugnazione segue per legge, in forza del disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente G.G. Stefano al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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