Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 02-12-2010) 25-02-2011, n. 7222 Edilizia e urbanistica

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

1. I.C. e P.A. chiedevano l’annullamento, o in subordine la sospensione, dell’ordine di demolizione di cui alla sentenza del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, n. 352/06 del 25 ottobre 2006, divenuta irrevocabile il 5 luglio 2007, con la quale era stata applicata la pena di mesi nove e giorni due di reclusione ed Euro seicento di multa ciascuno, per la violazione della L. n. 47 del 1985, art. 20, lett. c), e art. 349 cpv. cod. pen. in relazione a fatti accertati in (OMISSIS).

Con la richiamata sentenza è stata disposta la demolizione delle opere, oltre al ripristino dello stato dei luoghi.

In applicazione di tale pronuncia, dopo il passaggio in giudicato della stessa, il P.M., con provvedimento del 24 settembre 2009, ha ritualmente ingiunto ai condannati la demolizione delle opere abusive.

Questi ultimi hanno proposto incidente di esecuzione volto all’annullamento (in via principale) ovvero alla sospensione (in via subordinata) dell’ordine di demolizione deducendo l’intervenuta presentazione di richiesta di concessione in sanatoria con il pagamento della relativa oblazione, nonchè degli oneri di urbanizzazione, oltre alla riconducibilità dell’abuso in parola alle tipologie dell’allegato alla L. n. 326 del 2003 (cd. terzo condono).

Con ordinanza del 12 novembre 2009 il giudice dell’esecuzione del tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, rigettava l’istanza perchè non apparivano prevedibili i tempi di definizione della procedura amministrativa e perchè l’opera non era condonabile, rientrando nella tipologia n. 1 esclusa dal beneficio (si trattava infatti di opera che accedeva ad altra preesistente costruzione abusiva di ben altre dimensioni).

2. Avverso questa pronuncia I.C. e P.A. propongono ricorso per cassazione con un unico motivo.

Il P.G. ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
Motivi della decisione

1. Con il ricorso, articolato in unico motivo, i ricorrenti deducono di aver azionato l’incidente di esecuzione per ottenere la revoca o sospensione dell’ordine di demolizione prospettando la pendenza di una procedura amministrativa di concessione in sanatoria ex L. n. 326 del 2003. Sostengono altresì che l’opera di cui si chiede il condono consiste nella realizzazione di un arco in pietra con funzione ornamentale, certamente rientrante nelle tipologie 5 e 6 dell’allegato alla L. n. 326 del 2003. 2. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.

Con valutazione di merito non censurabile con ricorso per cassazione il giudice dell’esecuzione ha rilevato che non sussiste – e neppure è stato dedotto – alcun elemento che consenta di effettuare una prognosi concreta in ordine alla prevedibilità che nel giro di breve tempo possa essere adottato dall’autorità amministrativa la richiesta concessione edilizia (o permesso) in sanatoria che si ponga in insanabile contrasto con l’ordine di demolizione. Ed ha anche aggiunto che le opere sanzionate con la predetta sentenza non sono riconducibili ad alcun intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria di sorta, con ciò apparendo oltremodo imprevedibile un esito positivo della procedura amministrativa in tal modo attivata.

Generico è poi il riferimento contenuto in ricorso in ordine all’astratta condonabilità dell’opera in questione.

Questa Corte (Cass., sez. 3^, 27 aprile 2007 – 18 giugno /2007, n. 23702) ha in proposito affermato che la sospensione dell’esecuzione dell’ordine di demolizione impartito dal giudice con la sentenza di condanna, L. 28 febbraio 1985 n. 47, ex art. 7, in attesa della definizione della procedura relativa al rilascio di un provvedimento di sanatoria può essere disposta solo allorchè sia ragionevolmente e concretamente prevedibile che in un breve lasso di tempo l’autorità amministrativa o quella giurisdizionale adottino un provvedimento che si ponga in insanabile contrasto con l’ordine di esecuzione.

Quindi correttamente il tribunale di Napoli ha ritenuto che l’ordine di demolizione del manufatto abusivo, impartito con sentenza irrevocabile, non possa essere revocato o sospeso sulla base della mera pendenza di un ricorso in sede giurisdizionale avverso il rigetto della domanda di condono edilizio.

3. Pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile.

Tenuto poi conto della sentenza 13 giugno 2000 n. 186 della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 c.p.p., l’onere delle spese del procedimento nonchè quello del versamento di una somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in Euro 1.000,00.
P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro mille alla Cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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