Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 20-01-2011) 28-02-2011, n. 7587

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Il difensore di V.D.D. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe riportata, confermativa della pronunzia di primo grado, con la quale il predetto fu condannato alla pena ritenuta di giustizia in quanto giudicato colpevole del delitto ex art. 496 c.p..

Deduce il ricorrente violazione di legge processuale, non essendo stato il V. mai ritualmente citato (nè in primo, nè in secondo grado); invero la citazione è avvenuta al presunto domicilio eletto (presso il difensore), in assenza di effettiva elezione di domicilio nel presente procedimento, atteso che la elezione contenuta in atti si riferisce ad altro procedimento, a suo tempo instaurato presso la CdA di Firenze con riferimento a una richiesta di estradizione.

Il ricorso è infondato e merita rigetto; il ricorrente va condannato alle spese del grado.

Hanno ritenuto le SS.UU. di questa Corte (sent. n. 119 del 2004/2005, ric. Palumbo, RV 229539) che la nullità assoluta e insanabile prevista dall’art. 179 c.p.p. ricorre soltanto nel caso in cui la notificazione della citazione sia stata omessa o quando, essendo stata eseguita in forme diverse da quelle prescritte, risulti inidonea a determinare la conoscenza effettiva dell’atto da parte dell’imputato; la medesima nullità, viceversa, non ricorre nei casi in cui vi sia stata esclusivamente la violazione delle regole sulle modalità di esecuzione, alla quale consegue la applicabilità della sanatoria di cui all’art. 184 c.p.p..

Ebbene, dalla consultazione degli atti, è emerso che l’imputato è stato assistito, sin dal primo grado, dal medesimo difensore di fiducia (che è il medesimo che ha redatto i motivi di ricorso per cassazione). Detto difensore risulta domiciliatario nel procedimento 14/03 istaurato a carico del V., che, all’epoca, si era "fatto passare" per il fratello, ma la cui identità fisica non è mai stata messa in dubbio.

Il predetto difensore: a) si è opposto al decreto penale di condanna, b) ha assistito l’imputato in primo grado, c) ha redatto i motivi di appello, d) ha assistito l’imputato in secondo grado.

Non basta: nei motivi di appello, l’imputato viene indicato come elettivamente domiciliato presso il difensore di fiducia, vale a dire presso il medesimo soggetto che ne aveva curato l’assistenza nel proc. 14/03 e in tutti i gradi del presente procedimento.

E’ dunque evidente che si è verificato l’effetto sanante di cui alla citata sentenza delle SS.UU., dal momento che, solo con il ricorso, il difensore si è "ricordato" di eccepire la irregolarità della notifica e che l’errore, altro non integra, per i motivi ampiamente sopra illustrati, che una semplice diversità delle modalità rispetto a quelle prescritte dalla legge.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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