Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 02-02-2011) 02-03-2011, n. 8329 Sentenza contumaciale

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con ordinanza del 5 marzo 2010 il Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Torre Annunziata rigettava l’istanza di restituzione nei termini presentata dal difensore nell’interesse di C.F. e M.D. per la proposizione di opposizione avverso il decreto penale di condanna.

Avverso la predetta ordinanza C.F. e M. D., a mezzo del loro difensore, proponevano ricorso per Cassazione chiedendone l’annullamento con o senza rinvio, restituendo gli atti al giudice di merito per l’ulteriore corso.
Motivi della decisione

I ricorrenti hanno censurato l’ordinanza impugnata per il seguente motivo:

art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) – Inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione agli artt. 157, 168 e 175 c.p.p.. Secondo i ricorrenti l’ordinanza impugnata sarebbe stata emessa in violazione delle norme di cui sopra, in quanto, per negare la restituzione in termine, il giudice avrebbe dovuto provare che essi avevano avuto effettiva conoscenza del procedimento ed avevano volontariamente rinunciato a comparire. A loro avviso l’attuale formulazione dell’art. 175 c.p.p. poneva in capo al giudice l’obbligo di compiere ogni necessaria verifica per accertarsi che l’imputato fosse effettivamente a conoscenza del procedimento a suo carico, sollevando l’interessato dall’onere di fornire la prova negativa della conoscenza e costruiva la restituzione in termine come un vero e proprio diritto da riconoscere anche qualora mancasse la prova positiva della conoscenza, ovvero gli elementi fossero ambigui o contraddittori.

Il ricorso è infondato.

La difesa dei ricorrenti insiste su un vizio nascente dalla asserita difettosa notificazione del decreto penale di condanna emesso nei loro confronti, mentre l’istituto di cui all’art. 175 c.p.p., resta estraneo a tali deduzioni (concernenti la nullità della notificazione), che attengono alle cosiddette "patologie procedimentali".

Invece tutte le ipotesi di restituzione nel termine di cui all’art. 175 c.p.p., sono accomunate dal presupposto che si sia in presenza di una notificazione ritualmente avvenuta (cfr., tra le altre, Cass., Sezioni Unite,9.07.2003, Mainente) e nonostante la quale il termine, stabilito a pena di decadenza, non si sia potuto osservare a causa di cogenti necessità la cui ricorrenza soltanto abiliti chi le invochi a presentare l’istanza restitutoria.

Diversa invece è l’ipotesi in cui si contesti l’avvenuta rituale notificazione, nel qual caso non decorre il termine per proporre impugnazione e non si forma il titolo esecutivo.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, (cfr., tra le altre, Cass., Sez. 6, Sent. n.15230 del 31.01.03,imp.Rossi, Rv.

225430; Cass., Sez. 1, Sent. n. 1631 del 21.04.1993, imp. Motta, Rv.196902) nella fattispecie di cui è processo, proprio per l’asserita ricorrenza della nullità che si invoca, non si è verificata la decadenza del termine, del quale pertanto non può essere disposta la restituzione.

In tal caso potrà essere proposto un incidente di esecuzione per "impugnazione tardiva", sorretto dalla prova che il relativo termine non è decorso a causa della invocata nullità della notificazione.

Tale conclusione non è contraddetta dalle modificazioni apportate all’art. 175 c.p.p., comma 2 dalla L. n. 60 del 2005.

Questa, infatti, limitatamente alla sentenza contumaciale e al decreto penale di condanna, si è limitata ad introdurre una sorta di presunzione di non conoscenza in favore dei soggetti che ne risultino attinti, ponendo a carico del giudice l’onere di accertare se il condannato che alleghi la propria ignoranza, nonostante l’avvenuta notificazione nei suoi confronti, abbia avuto davvero ed effettivamente conoscenza del procedimento ed abbia rinunciato volontariamente a comparire.

La tutela rafforzata apprestata nei confronti del contumace e del destinatario del decreto penale di condanna non vale a superare il dato dell’avvenuta rituale notificazione, ribadito dalla sopra indicata sentenza M. quale presupposto su cui si fonda l’istituto di cui all’art. 175 c.p.p..

E quindi inammissibile l’impugnazione di cui è causa avverso un provvedimento reiettivo della richiesta di restituzione nel termine per proporre impugnazione, motivata con riferimento a ragioni di nullità procedimentali estranee alla fisionomia dell’istituto di cui all’art. 175 c.p.p. e perciò costituenti motivo di impugnazione non consentito.

I ricorsi proposti devono essere pertanto essere dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e al pagamento della somma di Euro 300,00 ciascuno in favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno a quello della somma di Euro 300,00 ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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