Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 27-01-2011) 02-03-2011, n. 8055 Misure di prevenzione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

– 1 – La corte di appello di Milano, in sede di appello, confermava con decreto in data 5/12.5.2010 la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno per la durata di anni due inflitta a E.A. con decreto 2.10.2009 del tribunale di Milano, in base ad una ricostruzione dei precedenti penali del proposto, fin dagli anni 90, sottolineando che malgrado la sottoposizione nel 2005 dell’ E. ad una pregressa misura di prevenzione con obbligo di soggiorno per la durata di un anno, il predetto era stato arrestato una prima volta nel Novembre del 2008 ed altra volta nel marzo 2009 per detenzione e spaccio di stupefacenti.

Osservava la Corte che poco rilevava il fatto che il prevenuto era stato assolto per quest’ ultimo episodio dal momento che la decisione favorevole all’imputato non impediva di valutare comunque l’episodio onde trarre da esso la convinzione delle frequentazioni continuate del proposto con ambienti criminali, nonostante i trascorsi giudiziari e la pregressa sua sottoposizione a misura cautelare.

Avverso il provvedimento ricorre, tramite difensore, l’ E., denunciando inosservanza o erronea applicazione della legge penale in ordine alla sussistenza del presupposto della pericolosità sociale,ed anche manifesta e contraddittorietà della motivazione.

In particolare il difensore del ricorrente rimarca il fatto che in ordine al fatto di reato di cui all’arresto del Marzo del 2009 il suo assistito era stato assolto e che il giudizio di pericolosità formulato dal collegio si basava su mere presunzioni e su un discorso che mancava di coerenza, linearità ed esaustività. Deduceva ancora che l’ E. si trovava in stato di detenzione per espiazione di pena, stato di per sè incompatibile con l’inflizione della misura di prevenzione. Il ricorso non ha fondamento.

Gli ostacoli normativi che il ricorrente ritiene impedire in modo radicale la possibilità di infliggergli la misura di prevenzione in realtà, per giurisprudenza consolidata non sono tali: può ben il giudice della prevenzione considerare quali elementi deponenti la pericolosità sociale sentenze assolutorie valorizzando circostanze emerse nel processo che, pur non assurgendo a elemento costitutivo del reato per cui si procede, assumano significato ai fini del giudizio di pericolosità sociale. Invero per l’autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale, il giudice chiamato ad applicare la misura può avvalersi di un complesso quadro di elementi indiziari, anche attinti dallo stesso procedimento penale conclusosi con l’assoluzione.

Parimenti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è applicabile anche nei confronti di persona detenuta, sicchè, dovendosi distinguere tra momento deliberativo e momento esecutivo della misura di prevenzione e attenendo la sua incompatibilità con lo stato di detenzione del proposto unicamente alla esecuzione della misura stessa, questa può avere inizio solo quando tale stato venga a cessare, ferma restando la possibilità per il soggetto di chiederne la revoca, per l’eventuale venire meno della pericolosità in conseguenza dell’incidenza positiva sulla sua personalità della funzione risocializzante della pena (in termini, Cass. S.U. 25.10 2007/6.3.2008, Gallo, Rv. 238658).

Gli ulteriori motivi di ricorso perseguono un obiettivo attraverso un percorso argomentativo inammissibile in questa sede. E’ noto che nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge in forza della generale disposizione della L. n. 1423 del 1956, art. 4, comma 11, applicabile peraltro anche nei casi di pericolosità qualificata di cui alla L. n. 575 del 1965 in forza del richiamo operato dall’art. 3 ter, comma 2, l. ult. cit. La motivazione del giudice della prevenzione, per essere censurata con successo in sede di legittimità, deve essere del tutto carente, presentare difetti tale da renderla meramente apparente,in realtà inesistente, oppure talmente contraddittoria da essere assolutamente inidonea a rendere contezza del filo logico seguito dal giudice del merito. IL che non è proprio il caso di specie, per avere il giudice di merito indicato le circostanze – arresti per detenzione e spaccio di stupefacenti, frequentazioni di ambienti contrassegnati dallo spaccio di droga – ed i criteri di ragione che conducono gioco forza ad una valutazione di attuale pericolosità del prevenuto.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento di euro mille alla Cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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