Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 21-12-2010) 07-03-2011, n. 8850 Determinazione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con sentenza del 10 dicembre 2009 la Corte d’Appello di Palermo, decidendo in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione sull’appello proposto da A.S. avverso la sentenza del 25 gennaio 2006 del GUP del Tribunale di Palermo che lo aveva condannato alla pena di anni uno e mesi sei di reclusione per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della moglie, limitatamente al beneficio della non menzione, ha confermato sul punto l’impugnata sentenza motivando la mancata concessione del beneficio in questione con la gravità degli illeciti ai danni della moglie, dopo avere già usufruito del medesimo beneficio in relazione a precedenti condanne.

L’ A. propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza lamentando contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione assumendo che la Corte territoriale avrebbe dovuto concedere il beneficio di cui all’art. 175 c.p. in quanto il reato è stato già qualificato come caso di minore gravità ai sensi dell’art. 609 bis c.p., u.c., e tale qualificazione è stata determinata anche da motivi soggettivi relativi all’imputato, per cui la mancata concessione del richiesto beneficio si porrebbe in contraddizione con detta qualificazione giuridica del reato.
Motivi della decisione

Il ricorso non è fondato e va conseguentemente rigettato.

La valutazione in ordine alla concessione del beneficio della non menzione della condanna deve tenere conto dei criteri di cui all’art. 133 c.p. per cui deve ritenersi corretta la motivazione della decisione con la quale venga negato il beneficio in questione, in considerazione della gravità del fatto. Nel caso in esame la Corte territoriale ha adeguatamente motivato la gravità del reato indicando gli elementi concreti da cui ha ricavato tale gravità, fra cui le modalità dell’azione e la particolare offensività della condotta.

Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione, quarta sezione penale, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *