T.A.R. Lombardia Brescia Sez. I, Sent., 11-03-2011, n. 395 Edilizia e urbanistica

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1- Con il primo gruppo di censure è stata sottoposta al vaglio di questo collegio una iniziale D.I.A. (n. prot. 780 del 2.3.2006) ed una successiva (n. prot. 2624 del 20.7.2006) al seguito delle quali si dava avvio alla costruzione di diverse autorimesse sul piano di campagna esterno (cortile zona B2) di proprietà della parte controinteressata. Al contempo è stato altresì impugnato anche l’art. 25 delle N.T.A. del vigente P.R.G. (ove occorrer possa).

1.1 In particolare, al riguardo, si annotano le seguenti censure:

a) violazione art. 9 D.M. 1444/68 ed art. 24 N.T.A. P.R.G.; Invero il detto nuovo stabile o costruzione sarebbe stato allocato a meno di 10 metri dalle pareti antistanti di altrui proprietà dotate di finestre;

b) in subordine: illegittimità dell’art. 25 succitato nel caso in cui, per il tramite dello stesso, in contrasto con le norme di cui sub a), venisse consentito di realizzare costruzioni a confine di proprietà ed in ogni caso per ingiusta prevalenza di regolamenti locali;

c) violazione sotto altri profili del citato art. 25 e dell’art. 42 della legge regionale 12 del 2005 inteso il supero di altezza consentita.

2- In limine viene introdotta anche domanda risarcitoria di danno.

3- Al seguito è stata impugnata una ulteriore D.I.A. (n. prot. 4239 dell’1.12.2006) sempre incidente sulla vicenda di specie ed un ultimo atto (n. prot. 2248 del 2.7.2007) con il quale il Comune intimato respinge ogni confutazione della parte ricorrente sul suo operato di specie.

4- Sono così stati denunciati ulteriori vizi:

a) violazione di legge: art. 3 L. n. 241/90; eccesso di potere denunciando la apoditticità dei contenuti della detta nota;

b) violazione art. 27 D.P.R. 380/2001: ciò in ragione del fatto che l’intervenuto richiamo all’esercizio della discrezionalità amministrativa (atto n. prot. 2248 del 2.7.2010) sarebbe fuori luogo e inadatto a sancire l’inesistenza di ben evidenziate illegittimità;

c) (ultima D.I.A. dell’1.12.2006) violazioni di cui ai punti a) e b) sub 1.1 e la violazione dell’art. 46 delle N.T.A. atteso che, infine, la descritta costruzione è stata realizzata a confine con l’altrui proprietà

5- Le parti avverse hanno partitamene confutato tutti i sopra riassunti argomenti di censura – premesse poi varie eccezioni – hanno infine concluso per la infondatezza integrale di tutte le stesse censure.

6- La causa è stata introitata una prima volta, ne è poi seguita un’attività di verificazione.

7- Conclusi i relativi incombenti la causa, dopo un’ulteriore rinvio, è tornata in discussione in data odierna e poi rispedita in decisione.

8- Ciò premesso, qui ritenute le indicazioni di cui alle OO.II.CC. n. 68 del 2010 e n. 17 dello stesso anno ed altresì i contenuti e le conclusioni della comminata verificazione – ciò per normata brevità espositiva – si rileva quanto segue:

a) la terza ed ultima D.I.A. dell’1.12.2006 diventa efficace allo scadere del trentesimo giorno;

b) la notifica dei motivi che la aggrediscono è intervenuta tra il 3 e il 4 ottobre 2007 con deposito il 23 ottobre successivo;

c) il silente trascorrere del relativo lasso di tempo è più che ragionevolmente ascrivibile alla volontà del Comune che, sino al 6.7.2007, non ha mai reso nota – in carenza di qualsiasi utile forma sostitutiva di notorietà – la esistenza di una terza D.I.A. che, all’evidenza, sostituisce le due precedenti; ed invero ciò appare dalla documentazione tecnica poiché, alla fine, le autorimesse contenibili sono in numero diverso dall’originario e le altezze della costruzionecontenitore sono state ridotte a norma;

d) la pur precedente presa di conoscenza di fatto della costruzione in discorso non pare utile a far presumere (poiché la medesima costruzione potrebbe essere del tutto abusiva e per nulla passata al silente vaglio del Comune) l’insistenza di una qualsiasi condizione di concreta realizzabilità dell’opera senza alcuno ostacolo: tanto più alla stessa data di efficacia di detta terza D.I.A.;

e) la parte ricorrente sì è trovata così per lungo tempo e non per sua colpa od omissione, di fronte ad una situazione che non era in grado di definire – pur avendo usato ogni tipo di diligenza in base a quanto essa avrebbe potuto ragionevolmente conoscere o scrutare – se la rilevata lesione di fondo fosse ascrivibile ad una condizione formale di legittimità o solo ad un dato di fatto materiale.

f) dati i tempi di sospensione feriale ed altrimenti considerando che la detta terza D.I.A. può dirsi conosciuta dalla parte ricorrente solo il giorno 6.7.2007 può perciò concludersi che il ricorso avverso la stessa è più che tempestivo pur nei limiti di tempi di decadenza. Né insistono avversative prove puntuali (cfr ex multis C.d.S. sez. IV n. 687 del 28.1.2011)

9- Proseguendo ora nella verifica delle eccezioni con riguardo alla dedotta impugnativa dell’art. 25 delle N.T.A. (di cui se ne lamenta in via di eccezione il carattere improprio), si annota che ne basterebbe la sua disapplicazione ex officio ove se ne rilevasse la sua conflittualità funzionale con il D.M. 1444/68 (giurisprudenza conforme e costante di ogni grado); sicchè, ove ne residuasse oggettiva utilità, tutto ciò farebbe prescindere da qualsiasi eccezione del tipo dedotto potendosi, invero, percorrere le autonome strade su illustrate.

9.1 In ogni caso la detta censura potrebbe essere comunque irrilevante: anche per la ultronea temporalità alla questione proposta che, appunto, non si riferisce alle fasi di formazione della pianificazione locale.

10- Tanto concluso, va rammentato che, alla fine, le altezze sono state ridotte a norma. In ogni caso, tuttavia, non pare che la detta costruzione possa qualificarsi sotto il profilo formale come opera di urbanizzazione (cfr C.d.S. sez. IV n. 7731 del 2.11.2010) Infatti la medesima non è stata ricavata nel sottosuolo, né in locali siti a pianterreno di uno stabile di proprietà della parte controinteressata, né, infine, nel sottosuolo di più o meno vicine aree pertinenziali prive di qualsiasi vincolo distanziale con altre costruzioni (cfr C.d.S. sez. IV n. 7549 del 10.10.2010). Né v’è conflittualità tra l’art. 9 I comma della L. n. 122 del 1989 e l’art. 69 della L. reg.le n. 12/2005.

11- Ciò ulteriormente premesso, va altresì rilevato che il citato art. 25 delle NTA – riportando la questione a quanto indicato sub 9.1 – ha valore espansivo solo nell’ambito urbanistico ed edilizio. Sullo stesso così pesa, in modo eventualmente obliterativo, l’invocato disposto di cui all’art. 9 I comma p. 2 del citato DM del 1968 in relazione alla zona B2 che innesta norme di ordine pubblico igienico sanitario. Da qui la potenziale disapplicazione ex officio dello stesso primo articolo di regolamentazione locale.

12- Tanto ulteriormente annotato, va ora ricordato come il Collegio abbia rilevato che le terza D.I.A. dell’1.12.2006 ha integralmente sostituito le due precedenti e che le altezze della costruzione sono state ridotte a norma. Da tutto ciò consegue improcedibilità per sopravvenuta speculare carenza di interesse e parziale inammissibilità.

12.1- Quanto all’atto comunale n. di prot. 2248 del 2.7.2007, unica espressione formale esplicita sulla vicenda da parte del Comune e dallo stesso definita di carattere discrezionale, va osservato – alla stregua di plurimi riscontri epistolari – che lo stesso prende posizione solo con riguardo alle prime due DIA (nota avv. B. 4.5.2007; sollecito ric. 24.4.2007). Infatti detto atto si ricollega alla nota iniziale della parte ricorrente con prot. in data 31.10.2006: quest’ultima antecedente alla data di protocollo della terza DIA (1.12.2006). Quanto rilevato conferma dunque sia quanto sopra concluso sia definisce l’irrilevanza della risposta comunale.

12.1.1- In ogni caso tale atto formula, a sostegno della validità delle due iniziali DIA, solo argomentazioni apodittiche. Di talchè, ove lo stesso fosse da ritenersi transitoriamente lesivo, esso sarebbe privo di acconcia motivazione proprio accettando la stessa qualifica di discrezionalità al medesimo assegnata in esso stesso dal Comune. Altrimenti a quest’ultimo potrebbe tuttavia assegnarsi, quantomeno, una motivazione per relationem: ma solo quella attingibile dalle prime due superate DIA.

12.2.- E’ così solo il caso di accennare che, in relazione a quanto testè esposto, è parso irrilevante valutare quale sia il tipo di qualificazione giuridica da assegnare a detta terza DIA (v. remissione alla A.P.). Ciò a fronte anche di una tempistica di impugnativa il più restrittiva per la parte ricorrente e che risulta rispettata.

13- Se ora si passa ad esaminare, così ridefinita l’area residuale del contendere, le censure addotte avverso la terza D.I.A. appare come esaustivamente fondata – giusta anche la verificazione in atti ed alla quale si fa riferimento non avendo alcuna ragione per disattenderla – quella che annota la violazione dell’art. 9 del citato D.M. del 1968. Infatti la costruzione, pur fuori posto ex se, dista meno di cinque metri da pareti finestrate di altrui proprietà (cfr C.d.S. Sez. IV n. 3094 del 12.6.2007).

14- Va comunque precisato al riguardo del sotteso richiamo all’art. 46 delle N.T.A., – essendo la detta costruzione a confine – che è fuori luogo sostenere che il medesimo sia posto nel nulla dall’art. 25 citato. Infatti al di là della disapplicazione di quest’ultimo come sopra evidenziato, va altrimenti precisato che il detto art. 46 si riferisce ad accordi di natura esclusivamente privatistica. Lo stesso, infatti, non assume, in carenza di relativi accordi,alcun carattere comunque cogente nel senso propugnato in atti; all’uopo, invero richiedendo, per il profilo materiale in discussione, il necessario preventivo consenso del confinante.

14.1 Del resto va solo rilevata, come mero presupposto negativo di fatto, la mancanza del consenso del confinante: ma ciò ai soli fini di efficacia della D.I.A.; aspetto questo più che evidente e palese e pur pacifico. In tale contesto è così il caso di ignorare quanto annotato da una persona interessata in data 5.10.2010 poiché tale costrutto è del tutto fuori luogo ed irrilevante.

15- E dunque, in conclusione, risulta che il complesso delle censure addotte è in parte improcedibile e in parte inammissibile; mentre, per il residuo, può affermarsene la assorbente fondatezza per violazione dei limiti di distanza lineare stabiliti, per ragioni di ordine pubblico igienico sanitario, dal più volte citato D.M. del 1968.

16- Quanto alla domanda risarcitoria – pur rilevando che i formali comportamenti della P.A. sono risultati ingiusti e, come tali, passibili di determinare un danno ingiusto – va altrimenti considerato che quest’ultimo non risulta punto provato sotto nessun profilo né oggettivo né soggettivo. La detta domanda va, perciò, respinta.

17- Le spese di lite sono poste a carico in parti uguali a carico del Comune e a carico della parte controinteressata con quantificazione in dispositivo.

18- Le spese di verificazione, atteso che la relativa somma globale appare congrua nell’entità di Euro 2.800,00 (duemilaottocento/00) lordi, andrà liquidata al verificatore come da dispositivo in relazione alla nota di spese depositata il 17.10.2010.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) Definitivamente decidendo accoglie, nei limiti dedotti, il ricorso de quo annullando, per l’effetto, la D.I.A. dell’1.12.2006; dichiara per il resto quest’ultimo in parte improcedibile ed in parte residuale inammissibile.

Le spese di lite sono quantificate in Euro 7.000,00 (settemila/00) (I.V.A.e C.P.A. esclusi) e sono poste a carico, in parti uguali, ma comunque in solido, dell’intimato Comune e della parte controinteressata, qui entrambe soccombenti.

Le spese di verificazione, qui asseverate nell’entità di cui sopra, sono poste a carico delle parti soccombenti con la stessa percentuale.

Il Comune è tuttavia tenuto ad anticipare l’intera somma con diritto di rivalsa per la metà nei confronti della parte controinteressata.

La Segreteria, che legge per conoscenza, comunicherà copia della presente a tutte le parti in causa allegando alla stessa copia della nota spese depositata dal verificatore al quale ultimo andrà inviata copia della sola sentenza stessa.

La presente, anche a fini escussori, ha pieno carattere esecutivo.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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