Cass. civ. Sez. III, Sent., 24-05-2011, n. 11378 Appello

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otivo, rigetto degli altri.
Svolgimento del processo

P.F. proponeva appello avverso la sentenza resa dal Giudice di Pace di Napoli in data 10.12.2001 e conveniva innanzi al Tribunale della medesima città le compagnie assicuratrici Fondiaria – Sai S.p.A. e Lloyd Adriatico S.p.A. nonchè V.V. e A.M. per sentire condannare la S.p.A. Fondiaria – Sai e V.V., in solido ed in parziale riforma della sentenza impugnata, al pagamento di maggiori somme per danni al veicolo di proprietà dello stesso appellante e per spese di ricorso.

Si costituiva la sola Fondiaria – Sai S.p.A., che ribadiva l’assenza di copertura assicurativa per il veicolo del V. e l’infondatezza dei motivi di gravame e proponeva appello incidentale per il mancato riconoscimento del concorso di colpa del P. nella produzione dell’evento.

Il Tribunale di Napoli, in parziale riforma della sentenza del Giudice di pace, accoglieva l’appello di Fondiaria SAI e riteneva non provato il contratto di assicurazione; condannava il responsabile civile al risarcimento del danno all’autovettura Y 10 del 1988, incidentata nel 1999.

Attesa la vetustà, liquidava il danno nel valore del veicolo, più spese di immatricolazione in Euro 1.100,00 all’attualità.

Propone ricorso per cassazione P.F. con quattro motivi.

Parte intimata non ha svolto attività difensiva.

P.F. ha presentato memoria.
Motivi della decisione

Con il primo motivo del ricorso P.F. denuncia "violazione e/o falsa applicazione delle norme ex artt. 2697, 2699 e 2700 c.c., art. 112 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, artt. 184, 213, 345 e 359 c.p.c., art. 12 c.c., comma 1, art. 118 preleggi, artt. 3, 24 e 111 Cost.; omessa, insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360, nn. 3 e 5)".

Sostiene parte ricorrente che la Corte d’Appello avrebbe dovuto verificare se i documenti o le informazioni da acquisire presso la P.S. di Pozzuoli potevano ritenersi indispensabili ai fini della decisione della causa.

Erroneamente, invece, non è stata ammessa la prova documentale del rapporto dei verbalizzanti e la richiesta di informazioni alla P.A. ex art. 213 c.p.c..

Il motivo è infondato.

Nel rito ordinario, con riguardo alla produzione di nuovi documenti in grado di appello, l’art. 345 c.p.c., comma 3, va interpretato nel senso che esso fissa sul piano generale il principio della inammissibilità di mezzi di prova "nuovi" – la cui ammissione, cioè, non sia stata richiesta in precedenza – e, quindi, anche delle produzioni documentali, indicando nello stesso tempo i limiti di tale regola, con il porre in via alternativa i requisiti che tali documenti, al pari degli altri mezzi di prova, devono presentare per poter trovare ingresso in sede di gravame: requisiti consistenti nella dimostrazione che le parti non abbiano potuto proporli prima per causa ad esse non imputabile, ovvero nel convincimento del giudice della indispensabilità degli stessi per la decisione (Cass., 21 luglio 2009, n. 16971; Cass., 20 aprile 2005, n. 8203).

Inoltre, ai fini della indispensabilità della prova, per quanto tardiva, non è stata dimostrata la relativa richiesta.

Con il secondo motivo si denuncia "violazione e/o falsa applicazione delle norme ex artt. 1223, 1226, 2043, 2056, 2058, 2697, 2727 e 2729 c.c., artt. 112, 115 e 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, artt. 184, 345 e 359 c.p.c., art. 12 c.c., comma 1, art. 118 preleggi, artt. 3, 24 e 111 Cost.; omessa, insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360, nn. 3 e 5)".

Sostiene parte ricorrente che erroneamente era stato liquidato il valore dell’auto e che non si era tenuto conto della documentazione sul valore prodotta in appello e tendente a provare il maggior valore pre-sinistro del veicolo rispetto all’importo in concreto erogato per la sua riparazione.

Tale documentazione infatti, anche se prodotta nel secondo grado del giudizio doveva ritenersi ammissibile in quanto è, in ogni caso, in grado di superare il vaglio di ammissibilità imposto dall’art. 345 c.p.c., comma 3.

Il motivo è infondato.

La domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’art. 2058 c.c., comma 2, di non darvi ingresso e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo (Cass., 4.3.1998, n. 2402; Cass., 12.10.2010, n. 21012).

Quanto alla liquidazione del danno va rilevato che le nuove prove non potevano essere ammesse ai sensi dell’art. 345, c.p.c..

Inoltre la relativa valutazione attiene ad un profilo di merito, insindacabile in cassazione.

Con il terzo motivo si denuncia "violazione e/o falsa applicazione delle norme ex artt. 1223, 1226, 2043, 2056, 2058, 2697, 2727 e 2729 c.c., artt. 112 e 115 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 345 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c. e art. 111 Cost.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia ( art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5)".

Parte ricorrente lamenta la mancata liquidazione della rivalutazione monetaria di tutte le somme liquidate, dall’evento al soddisfo.

La Corte d’Appello ha invece ritenuto che la valutazione effettuata per equivalente in via equitativa dal giudice di primo grado è riferita al momento della decisione.

Il motivo è infondato perchè il giudice di primo grado ha liquidato il danno ai valori attuali onnicomprensivamente.

Con il quarto motivo si denuncia "violazione e/o falsa applicazione delle norme ex artt. 1223, 1226, 2043, 2056, 2058, 2697, 2727 e 2729 c.c., artt. 112 e 115 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 345 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c. e art. 111 Cost.; mancato esame delle domande e delle conclusioni formulate ed, in particolare, mancato esame della domanda di rivalutazione delle somme dovute;

omessa pronuncia; nullità della sentenza e del procedimento; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia ( art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5)".

Secondo parte ricorrente la Corte d’Appello doveva liquidare la svalutazione monetaria intervenuta dopo la sentenza di primo grado e fino alla sentenza del secondo grado, mentre ciò non ha fatto, senza darne alcuna motivazione.

Il motivo è fondato.

In un giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno, il giudice di appello, nel riconoscere la rivalutazione dovuta per la variazione del potere d’acquisto della moneta nel periodo successivo alla decisione di primo grado, è libero di scegliere come base di calcolo l’originario importo del credito o la somma già rivalutata dal giudice di primo grado sino alla data della propria decisione, applicando a seconda dei casi il coefficiente di rivalutazione adeguato (Cass., 9 giugno 2004, n. 10967).

In conclusione, deve essere accolto il quarto motivo e devono essere rigettati gli altri.

La sentenza deve essere cassata in relazione al motivo accolto e con decisione nel merito deve essere condannato V.V. anche al pagamento sulla somma già liquidata di Euro 1.100,00, della rivalutazione annuale secondo gli indici Istat dalla data della sentenza di primo grado al soddisfo.

Considerata la peculiarità della fattispecie si ritiene sussistano giusti motivi per una integrale compensazione delle spese del giudizio di cassazione.
P.Q.M.

La Corte accoglie il quarto motivo e rigetta i restanti.

Cassa in relazione l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, condanna V.V. anche al pagamento sulla somma già liquidata di Euro 1.100,00 della rivalutazione annuale secondo gli indici Istat dalla data della sentenza di primo grado al soddisfo.

Compensa le spese del giudizio di cassazione.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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