Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 27-01-2011) 16-03-2011, n. 10997 Demolizione di costruzioni abusive

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Con ordinanza 13/4/10 il Tribunale di Palmi, sezione distaccata di Cinquefrondi, giudice dell’esecuzione, revocava la sospensione condizionale della pena concessa a S.G., condannato per reati edilizi con sentenza 13/4/05 dello stesso Tribunale confermata con sentenza 14/6/07 della Corte di Appello di Reggio Calabria (mesi sei e giorni sei di arresto e 4.100 Euro di ammenda). Ciò a causa dell’omesso adempimento dell’obbligo di demolizione delle opere abusive entro il termine di 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza (12/10/07). Dichiarava estinta la medesima pena in forza della L. Indulto n. 241 del 2006.

Ricorreva per cassazione la difesa dello S., deducendo la nullità dell’ordinanza per violazione di legge ( art. 168 c.p. e art. 674 c.p.p.): l’interessato non era a conoscenza della data del passaggio in giudicato della sentenza che lo riguardava nè, non essendo un tecnico del diritto, egli era in grado di comprendere il meccanismo che portava ad un tale risultato. Nel caso in esame la notifica era stata effettuata al difensore ex art. 157 c.p.p., comma 8-bis, (e non personalmente alla parte) secondo un’interpretazione della norma disattesa da autorevole giurisprudenza (citata Cass., sez. 5^, sent. n. 44608 del 2005, Rizzato) nè il Pm non si era attivato per quanto di sua competenza. Infine anche l’art. 656 c.p.p., comma 5 prevede che l’ordine di esecuzione (di pena detentiva) sia notificata non solo al difensore ma anche al condannato personalmente. Chiedeva l’annullamento del provvedimento impugnato.

Nel suo parere scritto il PG presso la S.C., ricordando che era obbligo dell’interessato informarsi sulla data di passaggio in giudicato della sentenza (non essendo previsto in proposito alcun obbligo di informazione dell’ufficio), chiedeva il rigetto del ricorso.

Il ricorso, manifestamente infondato, è inammissibile.

Fuor di luogo (nell’ottica difensiva) citare la sentenza della S.C., sez. 3^, n. 20378 del 24/2/04, dep. 30/4/04, rv. 229035, Borrello ed altro: vi si afferma, infatti (peraltro riportato con evidenza nel ricorso stesso), il necessario adempimento dell’obbligo di demolizione, "salva l’ipotesi di sopravvenuta impossibilità non dipendente da atto volontario". Non si vede davvero come un omesso obbligo di diligenza da parte del condannato o una sua pretesa ignoranza della legge penale possano equivalere ad una impossibilità sopravvenuta.

Nè maggior pregio ha il richiamo alla L. 22 aprile 2005, n. 60 sui destinatari delle notificazioni, posto che nessun obbligo di notifica alle parti (sia al condannato che al suo difensore) in relazione al passaggio in giudicato della sentenza grava sull’ufficio. Ciò che è dovuta è solo la notifica dell’ordine di esecuzione della pena definitiva ex art. 656 c.p.p. (potendosi argomentare in tal senso anche ex Cass, sez. 6^, sent. n. 7685 del 18/4/00, rv. 217553, Martinotti e successive di ugual contenuto). In ogni caso la giurisprudenza richiamata in generale sull’ambito applicativo dell’art. 157 c.p.p., comma 8 bis (Cass., sez. 5^, sent. n. 44608 del 24/10/05, rv. 232612, Rizzato; ma nello stesso senso si può citare anche Cass., 5^, sent. n. 8108 del 25/1/07, rv. 2365, Landro e altro) è stata successivamente superata (v. infatti Cass., sez. 3^, sent. n. 41063 del 20/9/07, rv. 237639, Di Popolo A., e Cass., 3^, sent. n. 6790 del 9/1/08, rv. 238364, Salvietti e altri).

Nè è conferente il richiamo all’art. 656 c.p.p., comma 5 circa il previsto obbligo di notifica al condannato e al suo difensore dell’ordine di esecuzione e del correlativo decreto di sospensione della pena, che riguarda appunto l’esecuzione di pene detentive e non gli eventuali obblighi od oneri che gravano sul condannato.

Alla dichiarazione di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una congrua sanzione pecuniaria.
P.Q.M.

visto l’art. 606 c.p.p., comma 3 e art. 616 c.p.p., dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento della somma di 1.000 Euro alla cassa delle ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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