Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 08-02-2011) 23-03-2011, n. 11586 Sequestro

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

p. 1. In data 17/05/2010, a seguito di querela sporta da C. A. ex convivente di B.M., i CC di Monza sequestravano un quadro raffigurante Santa Cecilia, presso la società Arteria srl alla quale il dipinto era stato affidato per l’invio all’estero. Con decreto in data 19/05/2010, il P.m. presso il Tribunale di Milano convalidava il suddetto sequestro effettuato dalla P.g. ritenendo che si trattasse corpo di reato o cosa pertinente al reato.

Il B., avverso il suddetto decreto proponeva istanza di riesame avanti il Tribunale di Milano, il quale, però, con ordinanza del 18/06/2010, rimetteva al giudice civile la decisione sulla controversia relativa alla contestazione della proprietà del dipinto insorta fra la querelante e l’indagato a sua volta poi querelante, mantenendo nel frattempo il sequestro, nonostante avesse ritenuto nulla la convalida effettuata dal P.m. per difetto di motivazione.

Rilevava, infatti, il Tribunale che l’art. 324 c.p.p., comma 8, nel disporre che il mantenimento del sequestro, "disciplina proprio una delle eccezioni all’obbligo generale di restituzione del bene quando si rilevi un vizio del provvedimento di cautela reale impugnato". p. 2. Avverso la suddetta decisione, C.A., ha proposto ricorso per cassazione nella parte in cui il Tribunale aveva ritenuto sussistente la nullità del provvedimento di convalida, avendo il P.m. motivato con frasi di mero stile e perciò in modo apparente. p. 3. Il ricorso è manifestamente infondato per un duplice motivo.

Innanzitutto, perchè il provvedimento con il quale il giudice penale rimette le parti avanti il giudice civile, avendo contenuto interlocutorio, non è impugnabile.

In secondo luogo, perchè la ricorrente è, con tutta evidenza, carente di interesse ad agire in quanto il sequestro (alla quale ella è interessata) è stato mantenuto al di là del fatto che la convalida sia stata ritenuta carente di motivazione. p. 4. In conclusione, l’impugnazione deve ritenersi inammissibile a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 3, per manifesta infondatezza: alla relativa declaratoria consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchè al versamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in Euro 1.000,00.
P.Q.M.

DICHIARA Inammissibile il ricorso e CONDANNA la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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