T.A.R. Campania Napoli Sez. II, Sent., 21-03-2011, n. 1586 Demolizione di costruzioni abusive Edilizia e urbanistica

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Con il gravato atto il Comune di Giugliano, facendo riferimento ad un verbale del 31.5.2006 che contesta la esecuzione (rectius ampliamento) di un soppalco già esistente di circa 12 mq in una vecchissima costruzione facente parte di un immobile al Corso Campano n. 242, ne ordina la demolizione.

La ricorrente espone che già nel lontano 25.5.2006 la Polizia municipale aveva posto sotto sequestro l’immobile contestando l’ampliamento del soppalco già esistente di 12 mq in una costruzione di vecchissima data; si dava atto che era stato rimosso il vecchio pavimento, l’impianto elettrico ed idraulico. Aggiunge che il sequestro non era stato convalidato dal GIP, in ragione della natura delle opere, meramente interne; e che il Dirigente del UTC con atto del 4.7.2006 aveva irrogato nei suoi confronti la sanzione pecuniaria.

Tuttavia il 19.11.2009, dopo oltre tre anni, con il provvedimento oggetto del presente gravame è stata ingiunta la demolizione delle stesse opere di cui alla sanzione pecuniaria.

Il ricorso è affidato alle seguenti censure:

eccesso di potere per illogicità, irrazionalità, contraddittorietà manifesta e mancanza di motivazione.

Espone la ricorrente che l’Amministrazione, dopo aver irrogato una previa sanzione di carattere pecuniario, ha ordinato la demolizione del soppalco, senza procedere prima all’annullamento in autotutela della precedente determinazione, emanata tra l’altro ben tre anni prima.

Nel merito, poi, si sottolinea che il soppalco, in quanto opera interna che non comporta un aumento di volumetria e non determina una modificazione della destinazione d’uso, non richiede né l’autorizzazione né la concessione. Nemmeno può rilevare la presunta non conformità dell’intervento edilizio alle prescrizioni urbanistiche, tenuto conto che si poteva ordinarne più semplicemente l’adeguamento alle predette prescrizioni. In ogni caso la stessa Amministrazione, con il primo provvedimento – irrogando una sanzione pecuniaria – non lo aveva ritenuto necessario.

Il Comune di Giugliano non si è costituito in giudizio.

Con ordinanza cautelare di questa Sezione è stata accolta la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato.

Alla pubblica udienza del 10 febbraio 2011, su conforme richiesta della parte costituita, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Motivi della decisione

Il ricorso è fondato.

Appare assorbente la considerazione fondata sulla circostanza che l’Amministrazione comunale ha, in un primo momento, irrogato alla ricorrente soltanto una sanzione pecuniaria e, successivamente, trascorso un non irrilevante lasso di tempo, ha ritenuto di modificare addirittura la natura della sanzione, optando per una misura di tipo ripristinatorio. Tuttavia il primo provvedimento sanzionatorio non è stato annullato in autotutela, rendendo di conseguenza priva di potere l’Amministrazione che, prima di poter nuovamente intervenire sulla fattispecie, deve eliminare il precedente atto che in realtà ha determinato la consumazione del predetto potere. Ne deriva l’illegittimità del provvedimento impugnato sotto questo profilo.

Peraltro il provvedimento gravato non si sottrae alla ulteriore censura di difetto di motivazione in relazione al lasso di tempo trascorso dalla irrogazione della sanzione pecuniaria. Il principio, secondo cui l’ingiunzione demolitoria, come atto dovuto in presenza della constatata realizzazione dell’opera senza titolo abilitativo (o in totale difformità da esso), è in linea di principio sufficientemente motivata con l’affermazione dell’accertata abusività dell’opera, viene infatti derogato solo nel caso in cui, per il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell’abuso ed il protrarsi dell’inerzia dell’Amministrazione preposta alla vigilanza, si sia ingenerata una posizione di affidamento nel privato, in relazione alla quale sussiste un onere di congrua motivazione che indichi, avuto riguardo anche all’entità ed alla tipologia dell’abuso, il pubblico interesse – evidentemente diverso da quello al ripristino della legalità – idoneo a giustificare il sacrificio del contrapposto interesse privato (Consiglio Stato, sez. V, 29 maggio 2006, n. 3270).

Nella specie può ritenersi ingenerato tale affidamento nella ricorrente non solo in relazione al lasso di tempo trascorso senza contestazioni, ma soprattutto con riferimento alla intervenuta applicazione di una sanzione di tipo pecuniario, che presuppone effettuato il giudizio sulla assenza di pubblico interesse alla demolizione.

Il tutto senza considerare che non risulta effettuato alcun apprezzamento concreto con riferimento alla entità e tipologia dell’abuso, tale da far luogo alla procedura di cui all’art. 31 DPR 380/01.

Invero, per quanto riguarda la realizzazione di soppalchi interni alle abitazioni, occorre distinguere i casi nei quali, in relazione alla tipologia e alla dimensione dell’intervento, può essere sufficiente una Denuncia di inizio di attività (DIA) dai casi nei quali occorre una vera e propria concessione edilizia (oggi permesso di costruire).

La giurisprudenza ritiene sufficiente una DIA nel caso in cui il soppalco sia di modeste dimensioni e al servizio della preesistente unità immobiliare (TAR Salerno n. 883 – 4 settembre 2003) mentre ritiene necessario il permesso di costruire quando il soppalco sia di dimensioni non modeste e comporti una sostanziale ristrutturazione dell’immobile preesistente, ai sensi dell’art. 3 comma 1, lettera del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, comportando un notevole incremento delle superfici dell’immobile e quindi anche un ulteriore possibile carico urbanistico.

Pertanto non è stata spesa alcuna motivazione sulle ragioni per cui l’intervento – dapprima valutato quale soggetto a mera DIA- sia stato successivamente riqualificato in termini di opera che comporta la necessità del permesso di costruire (Consiglio di Stato, VI, 29 aprile 2008, n. 1918).

Il ricorso va, pertanto, accolto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,lo accoglie e per l’effetto annulla l’ ordine di demolizione n. 313 del 19.11.2009 per opere al corso Campano 242 consistenti nella ristrutturazione di un soppalco.

Condanna l’amministrazione intimata alla rifusione delle spese di lite in favore della ricorrente liquidate in complessivi euro 1500,00 oltre che del contributo unificato dalla stesa anticipato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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