Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 20-01-2011) 23-03-2011, n. 11661 Sentenza

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

R.G. propone ricorso per cassazione avverso l’ordinanza in epigrafe con la quale la Corte di Appello di Catania in data 3.2.2010, decidendo in sede di rinvio a seguito della sentenza di questa Corte – che aveva ritenuto la somma liquidata inferiore ai parametri -, ha liquidato la somma complessiva di Euro 3537,45 per quindici giorni di detenzione, stimando in essa assorbiti il danno all’immagine, nonchè quello alla reputazione. Deduce in questa sede il ricorrente:

1) l’inosservanza degli artt. 627 e 628 c.p.p. con riferimento ai parametri per la liquidazione dell’indennizzo essendosi rilevato che i giudici di merito, violando il pronunciamento della Corte, hanno omesso di considerare nella determinazione di esso che l’indennizzo legato al parametro medio giornaliero non è sufficiente a costituire un ristoro per il ricorrente.

2) l’inosservanza degli artt. 627 e 628 c.p.p. con riferimento al regolamento delle spese erroneamente compensate in sede di rinvio.

Il ricorso è fondato.

L’annullamento con rinvio era stato determinato dalla considerazione che la liquidazione operata con il primo provvedimento dai giudici di Catania era al di sotto del parametro medio e che appariva illogico il ragionamento seguito dalla corte di merito che, dopo aver evidenziato lo stato di incensuratezza del ricorrente, i pregiudizi patiti da quest’ultimo nell’attività personale familiare e professionale e dopo avere riconosciuto che l’indennizzo standard può anche essere superato in presenza di specifiche circostanze, aveva poi finito per commisurare l’indennità sulla base di un mero ragguaglia tra giorni di privazione della libertà e del parametro medio giornaliero. In più la Corte ha nell’occasione riaffermato che quando una misura cautelare abbia attinto una persona incensurata ed inserita in ambienti lavorativi che attribuiscono notorietà, come nella specie, la commisurazione dell’indennità sulla base di un mero ragguaglio tra i giorni di privazione della libertà ed il parametro medio giornaliero non riesce ad assolvere alla sua funzione di ristoro dei pregiudizi patiti. In questi casi, pertanto, si è ribadito che il giudice della riparazione, analizzando comparativamente tutti gli elementi di valutazione a disposizione, ben può giungere alla determinazione di un indennizzo sulla base di un parametro sensibilmente superiore a quello medio per non mortificare la finalità dell’istituto della riparazione.

A ciò non si è evidentemente attenuta la corte di appello in sede di rinvio essendosi limitata ad un computo esclusivamente basato sul parametro medio giornaliero.

Pertanto, va condiviso il rilievo formulato dal ricorrente con il primo motivo in quanto, come rilevato anche dal procuratore generale di questa Corte, se è vero che indennizzare il danno esistenziale equivarrebbe a riparare due volte il medesimo danno perchè il danno esistenziale per l’ingiusta detenzione non è diverso dalle conseguenze derivanti dalla mera privazione della libertà personale in base ad un titolo provvisorio, è pur vero, però, che non può ogni altra voce di danno (immagine, reputazione etc.) essere sic et simpliciter considerata come compresa nel calcolo aritmetico.

Rimane così assorbito l’ulteriore motivo di ricorso.
P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio alla Corte di appello di Catania per nuovo esame.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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