T.A.R. Lazio Latina Sez. I, Sent., 22-03-2011, n. 278 Assegnazione di alloggi,

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1) Con ricorso notificato a mezzo servizio postale il 3 agosto 2010 e depositato il successivo 10 settembre, la sig.ra R.L. ha impugnato il provvedimento descritto in epigrafe, con il quale il Comune di Santi Cosma e Damiano ha decretato la decadenza dell’assegnazione dell’alloggio ERP in via XII Maggio n. 1 lotto 3 scala D int. 4, a lei assegnato nel 1987, a seguito della segnalazione dell’ATER circa la verificazione delle condizioni di cui all’art. 13 comma 1 L.R. 12/99 (non abitare stabilmente l’alloggio assegnato).

2) A sostegno del gravame, deduce le seguenti censure:

I) Violazione dell’art. 3 L. 241/90 per difetto di motivazione.

II) Violazione degli artt. 7 e 8 della L. 241/90 per omessa comunicazione dell’avvio del procedimento.

III) Difetto di istruttoria. l’Amministrazione comunale, anziché fondare la propria convinzione sulla nota inviata dall’ATER, avrebbe dovuto svolgere indagini autonome mirate ad acquisire maggiore e definitiva certezza in ordine ai presupposti di fatto dell’adottato provvedimento di decadenza.

3) Con atto depositato il 7 ottobre 2010, si è costituito in giudizio l’ATER eccependo la propria carenza di legittimazione attiva.

4) Con ordinanza n. 438 del 7 ottobre 2010, la Sezione ha accolto la domanda di tutela cautelare.

5) Alla pubblica udienza del 24 febbraio 2011, la causa è stata riservata per la decisione.

6) In via preliminare, va disposta l’estromissione dal giudizio dell’ATER per carenza di legittimazione passiva.

7) Nel merito, il ricorso è fondato.

8) Coglie nel segno la censura con la quale la ricorrente lamenta il difetto di istruttoria per avere l’Amministrazione adottato il provvedimento in base a non meglio precisati accertamenti da parte dell’ATER circa la carenza della stabile occupazione dell’alloggio assegnato.

9) La giurisprudenza condivisa dal Collegio, sul punto afferma che "Il provvedimento, che dichiara la decadenza dall’assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica per mancata occupazione dello stesso, deve essere espressivo di un corretto contemperamento dei delicati interessi in gioco e deve fondarsi su un’adeguata istruttoria ed una congrua motivazione, da cui risultino gli elementi valutati dall’Amministrazione e l’iter logico da essa seguito per pervenire alla determinazione assunta" (Consiglio Stato, sez. IV, 9 luglio 2010, n. 4473).

Di contro, "è legittimo il provvedimento che dichiara la decadenza dalla titolarità di un alloggio di edilizia residenziale pubblica e ne ordina il rilascio per mancata stabile occupazione dello stesso accertata a seguito di numerosi sopralluoghi effettuati dalla Polizia municipale in giorni ed orari diversi e succedutisi per un apprezzabile arco temporale, dai quali è emerso lo stato di completo abbandono dell’appartamento" (T.A.R. Umbria Perugia, 16 marzo 2010, n. 189).

10) Ciò premesso, osserva il Collegio che, in effetti, la ricorrente ha esaustivamente spiegato, con il supporto di produzione documentale, che in diverse occasioni si è recata nel vicino comune di Castelforte per accudire la propria madre e nella più lontana provincia di Vicenza per visitare il proprio figlio.

Orbene, lasciare temporaneamente il proprio appartamento per soddisfare naturali esigenze affettive e relazionali, non configura la causa di decadenza dall’assegnazione di cui all’art. 13 comma 1 lett. b) della L.R. 12/99 (non abitare stabilmente l’alloggio assegnato) perché abitare stabilmente l’alloggio assegnato non significa divieto di assentarsi dallo stesso per brevi periodi.

Ciò che determina la decadenza è l’abbandono dell’alloggio per un consistente arco temporale, debitamente accertato con numerosi sopralluoghi in giorni e orari diversi.

Nel caso di specie, che la ricorrente non abbia abbandonato l’alloggio è provato anche dal fatto che è stata trovata in casa all’atto della notificazione del provvedimento impugnato in data 2 luglio 2010.

11) In conclusione il ricorso deve essere accolto con annullamento del provvedimento impugnato.

12) Sussistono, giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio fra le parti in causa.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Staccata di Latina, definitivamente pronunciando sul ricorso R.G. 790/10 lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *