Cass. pen. Sez. II, Sent., (ud. 13-01-2011) 28-03-2011, n. 12384 revoca e sostituzione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Ancora con ordinanza del 10.8.20101 rigettava l’appello proposto da V.A. avverso l’ordinanza del GUP con cui veniva respinta la richiesta di revoca o di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere disposta nei confronti del V. nell’ambito di un provvedimento in cui risulta condannato per estorsione con rito abbreviato alla pena di anni quattro di reclusione.

Il Tribunale rilevava la perdurante pericolosità sociale del V. che risulta avere ampie disponibilità di droga e che considera fideiussore chi gli presenta nuovi acquirenti.

Il reato appare grave ed inoltre la parte offesa risulta aver ricevuto un sms in cui si continua a richiedere alla parte offesa M. somme di denaro.

Ricorre il V. che deduce la carenza motivazionale del provvedimento impugnato in quanto il provvedimento fonda la pericolosità sociale sulla solo entità dei fatti per cui è processo e non esamina affatto la ragione per cui si era chiesto quantomeno la sostituzione della misura disposta e cioè la possibilità di reinserimento sociale attraverso una documentata chance lavorativa con possibilità di lavoro il giorno e rientro agli arresti domiciliari nella propria abitazione. Si era minimizzato anche il dato per cui il ricorrente non ha precedenti.
Motivi della decisione

Il ricorso apparendo infondato va rigettato.

Il Tribunale, come detto in premessa, ha ritenuto la perdurante pericolosità sociale del V. che risulta avere ampie disponibilità di droga e che considera fideiussore chi gli presenta nuovi acquirenti.

Il reato appare grave ed inoltre la parte offesa risulta aver ricevuto un sms in cui si continua a richiedere alla parte offesa M. somme di denaro.

Si tratta di una motivazione congrua e logicamente ineccepibile in quanto sono stati allegati fatti oggettivi dai quali si evince che il ricorrente non ha compiuto un processo di distacco dai fatti a lui contestati per il quale risulta condannato in primo grado, processo che appare ragionevolmente costituire la base necessaria per quel reinserimento richiesto in ricorso attraverso la dedotta chance lavorativa.

Le censure appaiono di merito ed inidonee a contrastare gli elementi indicati nell’ordinanza impugnata che sconsigliano l’adozione di una misura meno grave.

Ai sensi dell’art. 616 c.p.p., con il provvedimento che rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento; inoltre, poichè dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del ricorrente, deve disporsi – ai sensi dell’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter, – che copia della stessa sia trasmessa al direttore dell’istituto penitenziario in cui l’indagato trovasi ristretto perchè provveda a quanto stabilito dal citato art. 94, comma 1 bis.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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