T.A.R. Campania Napoli Sez. VII, Sent., 25-03-2011, n. 1773 Bellezze naturali e tutela paesaggistica

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Svolgimento del processo

– la Commissione Tutela Beni Ambientali nella seduta del 25 luglio 2007 ha espresso il seguente parere (richiamato nell’autorizzazione paesaggistica n. 11 in data 1° agosto 2007): "vista l’integrazione prodotta in data 23.05.2007 prot. 03402 in risposta alla richiesta di cui al verbale n. 4 del 02.02.2004, considerato che trattasi di locali ad uso deposito di pertinenza del fabbricato poco distante, che nell’insieme presenta una modesta dimensione sia planimetrica che altimetrica, non ostacolando visuali di rilievo, data la sua ubicazione seminascosta nel fondo, esprime parere ambientale favorevole, con le seguenti prescrizioni: a) sia intonacato e tinteggiato l’intero manufatto con colori chiari ed integrati nell’ambiente circostante; b) sia riqualificato il materiale di copertura con la sostituzione delle lamiere con manto di tegole tipo coppo napoletano";

– la Soprintendenza nella motivazione del provvedimento impugnato ha evidenziato che "trattasi della costruzione di un manufatto costituito da un piano terra, allo stato rustico, composto da due locali. Occupa una superficie di 28,91 mq ed un volume di 69,38 mc. La struttura portante è in muratura in blocchi di lapilcemento e cordoli in c.a. su cui poggiano tubolari in ferro per la copertura. Esaminati gli elaborati pervenuti, si rileva che l’edificio, realizzato in un’area verde, si configura come una struttura precaria con tetto in lamiera. Si evidenzia che per tipologia edilizia e conformazione volumetrica il manufatto costituisce un notevole detrattore paesisticoambientale anche perché, ricadente in zona 1b del P.U.T., collocato su un declivio di una collina";

– il ricorrente contesta la legittimità del provvedimento impugnato deducendo, tra l’altro, che la Soprintendenza ha operato un inammissibile riesame nel merito delle valutazioni compiute dall’Amministrazione comunale ed evidenziando che: a) il parere della Commissione Tutela Beni Ambientali del 25 luglio 2007 ed il conseguente decreto n. 11 in data 1° agosto 2007 risultano sorretti da una "motivazione idonea a dimostrare la inesistenza di reali modificazioni pregiudizievoli del contesto"; b) le prescrizioni imposte dalla Commissione Tutela Beni Ambientali "finalizzate alla ottimizzazione del manufatto abusivo,… rassicurano della scrupolosa ed attenta valutazione dell’impatto dell’opera nel contesto paesistico".
Motivi della decisione

si deve convenire con il ricorrente quando sostiene che il potere di annullamento dell’autorizzazione paesistica attribuito alla Soprintendenza non può comportare un riesame complessivo delle valutazioni tecnicodiscrezionali compiute dall’Ente locale, tale da consentire la sovrapposizione o la sostituzione di una nuova valutazione di merito a quella compiuta in sede di rilascio dell’autorizzazione, ma si estrinseca in un mero controllo di legittimità. Infatti:

– secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale (ex multis, T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VII, 28 gennaio 2011, n. 541; 11 febbraio 2011, n. 904), puntualmente richiamato dalla ricorrente, il potere di annullamento dell’autorizzazione paesistica attribuito alla Soprintendenza non può comportare un riesame complessivo delle valutazioni tecnicodiscrezionali compiute dall’Ente locale, tale da consentire la sovrapposizione o la sostituzione di una nuova valutazione di merito a quella compiuta in sede di rilascio dell’autorizzazione, ma si estrinseca in un mero controllo di legittimità. Infatti tale potere è da intendersi quale espressione non già di un generale riesame nel merito della valutazione dell’Ente locale, bensì di un potere di annullamento per motivi di legittimità, riconducibile al più generale potere di vigilanza, che il Legislatore ha voluto riconoscere allo Stato nei confronti dell’esercizio delle funzioni delegate ai Comuni in materia di gestione del vincolo, fermo restando che il controllo di legittimità può riguardare anche tutti i possibili profili dell’eccesso di potere (in tal senso anche Corte Cost., 7 novembre 2007, n. 367). Ne consegue, che mentre la Soprintendenza nell’esercizio dei suoi poteri di controllo può solo verificare la legittimità delle autorizzazioni paesistiche, e quindi non può spingersi al punto di imporre prescrizioni o suggerire modifiche progettuali, di converso l’Amministrazione comunale, quale soggetto cui compete la valutazione della compatibilità paesistica degli interventi edilizi, può ben subordinare il rilascio dell’autorizzazione paesistica all’esecuzione di modifiche progettuali finalizzate a mitigare l’impatto ambientale dell’intervento abusivo (ex multis, T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 8 giugno 2007, n. 6052; 21 maggio 2007, n. 5494);

– come già posto in rilievo da questa Sezione in altre occasioni (T.A.R. Campania Napoli, Sez. VII, 4 maggio 2009, n. 2282; 17 luglio 2008, n. 8937), i suddetti principi sono stati correttamente recepiti nel Protocollo d’Intesa per il coordinamento delle funzioni in materia di sanatoria degli interventi edilizi realizzati in aree soggette al vincolo paesaggisticoambientale nella Provincia di Napoli, sottoscritto dalla Soprintendenza e dalla Regione Campania in data 25 luglio 2001. In particolare giova evidenziare che: a) nelle premesse del predetto protocollo d’intesa è stato evidenziato "che nella materia dell’abusivismo edilizio è interesse della Soprintendenza… che la sanabilità degli interventi abusivi realizzati nelle aree sottoposte a vincolo paesaggisticoambientale sia subordinata all’esecuzione di opere di riqualificazione ritenute idonee a consentire e/o migliorare l’inserimento dei manufatti abusivi nei contesti tutelati…"; b) all’articolo 1, comma 1, del medesimo protocollo d’intesa è stato stabilito che "il rilascio della concessione edilizia in sanatoria delle opere eseguite su aree sottoposte a vicolo paesaggisticoambientale è subordinato alla presentazione all’Amministrazione comunale, su richiesta di quest’ultima e laddove sia ritenuto necessario, di un progetto di completamento e/o riqualificazione dell’intervento abusivo"; c) nel successivo comma 2 è stato precisato che "il progetto di cui al comma 1 dovrà essere conforme alle direttive e prescrizioni tecniche contenute nell’allegato al presente Protocollo, definite dalla Soprintendenza d’intesa con la Regione, mediante l’individuazione di criteri omogenei rapportati agli specifici valori paesaggisticoambientali delle aree sottoposte a vincolo"; d) nei "criteri generali per la valutazione della compatibilità paesistica delle opere abusive", previsti dall’allegato al Protocollo d’intesa, è specificato che "indipendentemente dalle caratteristiche geomorfologiche delle aree in cui ricadono le opere abusivamente realizzate, la valutazione di ogni singolo caso dovrà accertare che le stesse… non costituiscano organismo in contrasto, per materiali, tipologia edilizia, ovvero per connotazione di precarietà strutturale ed esecutiva, con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del contesto, ovvero con le connotazioni specifiche della preesistenza di cui risultino eventuale ampliamento e/o modificazione"; e) nel medesimo allegato al Protocollo d’intesa è specificato altresì, con particolare riferimento agli "interventi per il completamento, la mitigazione e il miglioramento delle opere abusive", che "per il miglior inserimento delle opere abusive nel contesto ambientale, paesistico e naturale, al fine della riqualificazione dei manufatti abusivi", è prevista la possibilità di imporre "un insieme sistematico di opere atte a riqualificarne l’aspetto esteriore", ivi compresa la sostituzione degli intonaci, dei rivestimenti, delle coperture e delle opere di finitura in genere, laddove quelle esistenti "risultino incongrue con i caratteri architettonici ricorrenti ed i materiali tradizionalmente impiegati nell’architettura locale e/o nella zona di intervento";

CONSIDERATO che, applicando i suddetti principi alla fattispecie in esame, risulta fondata la censura con la quale il ricorrente si duole del fatto che il provvedimento impugnato costituisca il frutto di un inammissibile riesame nel merito delle valutazioni compiute dall’Amministrazione comunale. Infatti la Soprintendenza – nell’affermare che il manufatto costituisce "un notevole detrattore paesisticoambientale", sia in ragione della "tipologia edilizia e conformazione volumetrica", sia in ragione del fatto che lo stesso è "collocato su un declivio di una collina" – esprime un giudizio negativo che va a sovrapporsi al parere favorevole espresso dalla Commissione Tutela Beni Ambientali, il quale: a) quanto alla tipologia edilizia, si basa sulle analitiche prescrizioni che la medesima Commissione ha previsto (in conformità a quanto previsto dal suddetto Protocollo d’intesa) proprio al fine di consentire l’inserimento del manufatto abusivo nel contesto tutelato; b) quanto alla conformazione volumetrica ed alla collocazione del manufatto, si fonda sul fatto che il manufatto presenta una "modesta dimensione sia planimetrica che altimetrica, non ostacolando visuali di rilievo, data la sua ubicazione seminascosta nel fondo". Pertanto il provvedimento impugnato – lungi dall’evidenziare un vizio di legittimità che inficia il procedimento e le valutazioni svolte dall’Amministrazione comunale – si traduce in una inammissibile sovrapposizione del giudizio della Soprintendenza sulla compatibilità paesistica delle opere al giudizio espresso nell’autorizzazione paesaggistica n. 11 in data 1° agosto 2007;

CONSIDERATO che, stante quanto precede:

– il presente ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento del decreto della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Napoli e Provincia in data 27 settembre 2007 e assorbimento delle restanti censure;

– le spese di giudizio, quantificate nella misura indicata nel dispositivo, seguono la soccombenza;
P.Q.M.

definitivamente pronunciando sul ricorso n. 1136/2008 lo accoglie e, per l’effetto, annulla il decreto della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Napoli e Provincia in data 27 settembre 2007.

Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate complessivamente in euro 2.000,00 (duemila/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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