Cass. pen., sez. I 26-02-2009 (10-02-2009), n. 8640 Revoca della sospensione condizionale – Estinzione della pena per decorso del tempo

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

RILEVA
1. – Con ordinanza, deliberata il 14 luglio 2008 e depositata il 18 luglio 2008, la Corte di appello di Torino, in funzione di giudice della esecuzione, ha disatteso – in relazione a quanto assume rilievo nel presente scrutinio di legittimità – la richiesta del condannato D.G. per la declaratoria della estinzione della pena (di anni uno di reclusione), inflittagli dal Pretore di Locri, giusta sentenza 15 luglio 1993, confermata dalla Corte di appello di Reggio di Calabria il 28 settembre 1995, per reato commesso il (OMISSIS).
La Corte territoriale ha motivato: la condanna era stata condizionalmente sospesa; pertanto il termine della prescrizione della pena, essendo la stessa ineseguibile, non aveva avuto corso;
solo a far tempo passaggio in giudicato della sentenza della Corte di appello di Torino 28 novembre 2002 di revoca del beneficio – per effetto della condanna inflitta colla medesima sentenza per delitto commesso il 17 maggio 1995 – è incoato il decorso del termine decennale di prescrizione; ma la prescrizione non si è ancora compiuta.
2. – Ricorre per cassazione il condannato, col ministero del difensore di fiducia, avvocato Renato Cravero, mediante atto recante la data del 20 agosto 2008, depositato il 22 agosto 2008, col quale dichiara promiscuamente di denunciare, ai sensi dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, in relazione all’art. 175 c.p., comma 5, nonchè mancanza e manifesta illogicità della motivazione.
Il difensore sostiene: la revoca della sospensione condizionale della esecuzione della pena opera di diritto a far tempo dalla data della commissione del reato che la comporta; la sentenza che accerta la causa di revoca ha, infatti, efficacia meramente dichiarativa;
pertanto nella specie il termine di prescrizione della pena, già condizionalmente sospesa, ha iniziato a decorrere dal 17 maggio 1995 ed è ormai spirato; diversamente opinando – sul presupposto che il termini di prescrizione inizi a decorrere dal "momento in cui è divenuta definitiva la decisione che dispone la revoca del beneficio" anzichè dal "momento in cui siano per legge maturate le condizioni che avrebbero potuto portare alla revoca", deve, in via gradata, eccepirsi la illegittimità costituzionale dell’art. 172 c.p. per violazione dell’art. 24 Cost., comma 2, e art. 27 Cost., comma 3;
sarebbe, infatti, leso il diritto di difesa e, inoltre, per la "tardiva esecuzione" della pena, "decorsi oltre quindici anni dal tempo del reato commesso", sarebbe "interrotto il processo di reinserimento sociale", avendo D., per oltre dodici anni, tenuto condotta irreprensibile, astenendosi dal commettere reati, rispettato le prescrizioni cautelari e svolto onesto lavoro.
3. – Il procuratore generale della Repubblica presso questa Corte, con atto del 2 novembre 2008, obietta, con citazione di pertinente arresto di questa Corte, che presupposto della revoca del beneficio della sospensione condizionale della esecuzione della pena è non già il mero "fatto storico della condotta criminosa", successivamente commessa dal condannato, bensì l’"evento giuridico" del relativo accertamento e della conseguente condanna. Quanto alla eccezione di legittimità costituzionale il Requirente rileva:
immotivata è la asserita violazione del diritto di difesa; in relazione all’ulteriore parametro dell’art. 27 Cost., la disciplina positiva non è irragionevole, tenuto conto che l’attuazione principio della ragionevole durata del processo vale a contenere il "profilo di acuto disagio umano", dedotto dal ricorrente; peraltro non è "razionalmente" ipotizzabile altro "termine a quo" per il decorso della prescrizione della pena.
4. – Con memoria di replica recante la data del 28 gennaio 2009, depositata il 30 gennaio 2009, il difensore ribadisce le proprie deduzioni, assumendo che, in seguito all’accertamento del reato che comporta la revoca della sospensione condizionale della esecuzione della pena, il dies a quo della prescrizione decorre retroattivamente ex tunc dalla data di commissione del reato.
5. – Il ricorso è infondato.
5.1 – La Corte premette che non sono denunciabili con il ricorso per cassazione "i vizi della motivazione nelle questioni di diritto affrontate dal giudice di merito in relazione alla argomentazioni giuridiche delle parti" (Cass., Sez. 5^, 22 febbraio 1994, n. 4173, massima n. 197993), in quanto o le medesime "sono fondate, e allora il fatto che il giudice le abbia disattese (motivatamente o meno) da luogo al diverso motivo di censura costituito dalla violazione di legge; ovvero sono infondate, e allora che il giudice le abbia disattese non può dar luogo ad alcun vizio di legittimità della pronuncia giudiziale, avuto anche riguardo al disposto di cui all’art. 619 c.p.p., comma 1, che consente di correggere, ove necessario, la motivazione quando la decisione in diritto sia comunque corretta" (Cass., Sez. 1^, 17 dicembre 1991, n. 4931, massima n. 188913).
5.2 – Affatto erroneo è il presupposto del ricorrente che il mero fatto naturalistico della condotta delittuosa comporti ipso jure l’effetto della revoca della sospensione condizionale della esecuzione della pena e, conseguentemente, determini l’inizio del decorso del termine di prescrizione della pena per la quale era stato concesso il beneficio.
Secondo la previsione dell’art. 168 c.p., comma 1, n. 1, la revoca consegue alla fattispecie complessa, costituita dalla commissione del reato (fatto storico) "nei termini stabiliti" (requisito cronologico) e dalla inflizione per il ridetto reato di "una pena detentiva" (evento giuridico).
Pertanto "il tempo necessario per l’estinzione della pena" comincia a decorrere, à termini dell’art. 172 c.p., comma 5, dal momento della verificazione della ridetta condicio juris della revoca del beneficio, per effetto della quale la pena irrogata e sospesa diventa eseguibile (Cass., Sez. 1^, 6 novembre 2006, n. 38048, Gattuso, massima n. 235168; Sez. 1^, 11 aprile 2006, n. 17346, Petrella, massima n. 233882; e, da ultimo: Sez. 1^, 23 marzo 2008, n. 14939, Pennelli, massima n. 240145).
5.3 – Manifestamente infondata è la questione di legittimità costituzionale gradatamente proposta dal ricorrente.
Non è, invero, apprezzabile – nè dal ricorrente è stato esplicitato la ragione della – lesione del diritto di difesa.
Secondo la previsione, contenuta nell’art. 27 Cost., comma 3 – della "rieducazione del condannato" quale obiettivo tendenziale della pena – la rieducazione consegue alla espiazione della pena.
E, palesemente estranea alla disposizione, è, pertanto, la implicazione, postulata dal ricorrente, che l’asserito "reinserimento sodale" del reo (condizione diversa, peraltro, dalla rieducazione, presupponendo la seconda il primo, ma non anche reciprocamente il primo la seconda) osterebbe alla esecuzione della pena.
Peraltro, secondo la giurisprudenza costituzionale, "nella disciplina complessiva delle cause di revoca di diritto della sospensione condizionale della pena, .. lungi dall’essere irragionevole e dal determinare ingiustificate disparità di trattamento, la scelta del legislatore .. di collegare gli effetti della revoca al momento del passaggio in giudicato della condanna .. risponde, infatti, all’esigenza di garantire l’accertamento giudiziale di responsabilità ed appare coerente con il sistema complessivo e con la ratio dell’istituto" (ord. 14 dicembre 1998, n. 434).
5.4 – Conseguono la declaratoria della manifesta infondatezza della dedotta questione di legittimità costituzionale; il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Dichiara manifestamente infondata la dedotta questione di legittimità costituzionale.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Testo non ufficiale. La sola stampa del dispositivo ufficiale ha carattere legale.

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