Cass. pen., sez. I 26-02-2009 (18-02-2009), n. 8635 Concessione delle generiche per incensuratezza dell’imputato – Illegittimità – Poteri della Corte di cassazione.

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza in data 29 luglio 2008 il giudice monocratico del Tribunale di Urbino, a seguito di rito abbreviato, ha dichiarato il cittadino nigeriano N.O.N. colpevole del reato di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter, come modificato dal D.L. 14 settembre 2004, n. 241, art. 5, per essersi trattenuto senza giustificato motivo nel territorio dello stato in violazione dell’ordine impartitogli dal Questore della provincia di Pesaro ed Urbino in data 25.6.2008, notificato in pari data, venendo colto in (OMISSIS) e, concesse le attenuanti generiche, in considerazione della incensuratezza, nonchè la diminuente per la scelta del rito, lo ha condannato alla pena, condizionalmente sospesa, di cinque mesi e dieci giorni di reclusione, sulla base del seguente calcolo: pena base 1 anno di reclusione – 1/3 per le attenuanti generiche = 8 mesi di reclusione – 1/3 per la scelta del rito = 5 mesi e 10 giorni di reclusione.
Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione per violazione di legge in data 29.8.2008 il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Ancona rilevando che la concessione delle attenuanti generiche sulla sola base della assenza di precedenti condanne violava l’art. 62 bis del c.p. come riformato con L. 24 luglio 2008, n. 125, in vigore dal giorno successivo della pubblicazione, avvenuta nella Gazzetta Ufficiale del 25 luglio 2008.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato.
E’ pacifico che, quando è stata emessa la sentenza impugnata, era già in vigore la nuova formulazione dell’art. 62 bis c.p., con cui il legislatore, con la L. 24 luglio 2008, n. 125, art. 1, punto fbis, – entrata in vigore il 26 luglio 2008 – di conversione del cd. decreto sicurezza (D.L. 23 maggio 2008, n. 92), attraverso la introduzione dell’art. 62 bis, comma 3, ha voluto escludere che la sola assenza di precedenti penali possa essere posta a fondamento della concessione delle circostanze attenuanti generiche.
Tale disposizione si pone come ideale prosecuzione di quella operazione rigoristica iniziata con le modifiche apportate con la L. n. 251 del 2005, all’art. 62 bis, comma 2 (per cui è stata esclusa la possibilità per il giudice di fondare la applicazione della attenuanti generiche sui criteri contenuti nell’art. 133, comma 1, n. 3 e comma 2, qualora l’imputato sia recidivo reiterato) e all’art. 69 c.p. (per cui è stato inibito nel giudizio di bilanciamento fra circostanze la possibilità di dichiarare le attenuanti prevalenti sulle aggravanti, sempre nel caso in cui l’imputato sia recidivo reiterato).
Tutte le suddette disposizioni si pongono all’evidenza l’obiettivo di restituire effettività alla sanzione penale impedendo l’uso indiscriminato di benefici che il legislatore ha inteso riservare a situazioni specifiche, più ristrette di quelle che precedentemente li autorizzavano. In relazione a tale esegesi della novella legislativa non si pone peraltro nel caso in esame il problema di verificare se la disposizione restrittiva sia di immediata applicazione ai processi in corso ovvero abbia natura sostanziale, come tale rientrante nell’art. 2 c.p., comma 4, per cui, se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli all’imputato, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
Anche il reato contestato all’imputato è stato infatti, nella specie, commesso il (OMISSIS) e cioè dopo la entrata in vigore della L. n. 125 del 2008, per cui la sentenza impugnata ha violato tale legge laddove ha ritenuto di concedere le attenuanti generiche soltanto in base alla incensuratezza dell’imputato. La sentenza impugnata deve essere pertanto annullata nel punto in cui sono state concesse all’imputato le attenuanti generiche.
L’annullamento, a norma dell’art. 620 c.p.p., lett. l), può essere disposto senza rinvio, essendo possibile procedere in questa sede alla determinazione della pena attraverso la esclusione della diminuzione di un terzo della pena base (pari ad un anno di reclusione) concessa dalla sentenza impugnata in virtù delle attenuanti generiche.
Partendo quindi dalla pena base di un anno di reclusione e concessa la sola diminuzione per la scelta del rito, la pena deve essere rideterminata in otto mesi di reclusione.
P.Q.M.
LA CORTE PRIMA SEZIONE PENALE Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla concessione delle attenuanti generiche, che esclude e ridetermina la pena in otto mesi di reclusione.

Testo non ufficiale. La sola stampa del dispositivo ufficiale ha carattere legale.

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