Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio Roma 4173/2009

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

con rito abbreviato ai sensi dell’art. 26 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, come modificato dall’art. 9 della legge 21 luglio 2000, n. 205

sul ricorso n. 2217 del 2009, proposto da Rendina Maria Rosaria, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Massimiliano Gabrielli e Stefania Zafrani ed elettivamente domiciliata presso lo studio dei difensori, situato in Roma, viale Vaticano n. 45;

contro

il Comune di Fiumicino, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Catia Livio e Francesco Di Mauro e legalmente domiciliato – in carenza di elezione di domicilio nei termini di legge – presso la Segreteria del Tribunale, situata in Roma, via Flaminia n. 189;

per l’annullamento,

previa sospensione, della determinazione dirigenziale n. 2 del 2 gennaio 2009 del Dirigente dell’Area Edilizia e Mobilità del Comune di Fiumicino prot. n. 512 del 7 gennaio 2009, notificata in data 15 gennaio 2009 alla ricorrente, con la quale si ordina la demolizione delle opere eseguite e site in Fiumicino, località Isola Sacra, via Opacchiasella n. 3, ed il ripristino dello stato dei luoghi;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata;

Visti le memorie ed i documenti depositati dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Vista la domanda incidentale di sospensione dell’atto impugnato;

Udito il relatore Consigliere Antonella Mangia all’udienza camerale del 16 aprile 2009;

Uditi, altresì, per le parti gli avvocati come da verbale di udienza;

Visto l’articolo 21, comma dieci, della legge 6 dicembre 1971, n.1034, nel testo sostituito dall’art. 3, primo comma, della Legge 21 luglio 2000 n. 205, che facoltizza, in sede di decisione della domanda cautelare, il Tribunale Amministrativo Regionale, accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, a definire il giudizio nel merito a norma dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034;

Rilevato che, nella specie, il presente giudizio può essere definito con decisione in forma semplificata ai sensi dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1971, n.1034, come modificato dall’art. 9 della legge 21 luglio 2000 n. 205, stante la completezza del contraddittorio e della documentazione di causa, oltre che la manifesta infondatezza del ricorso;

Sentiti sul punto i difensori delle parti costituite;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto:

FATTO e DIRITTO

1. Attraverso il ricorso in esame, notificato in data 10 marzo 2009 e depositato il 20 marzo successivo, la ricorrente impugna la determinazione dirigenziale n. 2 del 2 gennaio 2009, prot. n. 512, con la quale il Comune di Fiumicino le ha ordinato la demolizione di opere edilizie abusive (individuate in: “un ampliamento di mq. 15 circa … mediante la tamponatura anteriore in muratura di un garage … pertanto si ravvisa anche un cambio di destinazione d’uso da garage a residenziale”), chiedendone l’annullamento.

Dopo aver rappresentato l’inoltro in data 3 marzo 2009 di una domanda di permesso di costruire “per poter regolarizzare le opere in parola”, deduce i seguenti motivi di impugnativa:

– il provvedimento impugnato è privo di motivazione;

– lo stesso provvedimento risulta, altresì, adottato “senza il parere della Sezione Urbanistica”.

Con atto depositato nel corso della camera di consiglio del 16 aprile 2009 si è costituita l’Amministrazione intimata, la quale – nel contempo – ha dapprima eccepito l’inammissibilità del ricorso “in quanto privo della formulazione dei motivi… ai sensi dell’art. 35 del r.d. 1054/1924” ed, in seguito, sostenuto la legittimità del provvedimento impugnato.

2. In rito, il Collegio ritiene di poter definire immediatamente il giudizio con sentenza emessa ai sensi degli artt. 21, comma 10, e 26, comma 4, della legge n. 1034 del 1971, consentendolo l’oggetto della causa, l’integrità del contraddittorio e la completezza della documentazione agli atti.

Di tale possibile esito è stato dato rituale avviso alle parti presenti alla Camera di Consiglio del 16 aprile 2009, fissata per l’esame dell’istanza cautelare proposta dalla ricorrente.

2.1. Si ritiene di poter prescindere dalla previa disamina dell’eccezione di inammissibilità sollevata da parte resistente in quanto il ricorso è infondato nel merito e, pertanto, va respinto.

2.2. Come esposto nella narrativa che precede, la ricorrente denuncia che il provvedimento impugnato è privo di motivazione.

Tale censura è infondata.

Conformemente all’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza in materia, il Collegio ricorda, infatti, che i provvedimenti di demolizione di opere edilizie abusive sono atti dovuti, sufficientemente motivati con l’affermazione dell’accertata realizzazione di interventi edilizi in carenza del titolo abilitativo richiesto dalla legge.

In altri termini, in relazione a provvedimenti di tal genere, l’obbligo di motivazione è da intendere nella sua essenzialità ovvero è da intendere assolto con l’indicazione dei meri presupposti di fatto (constatazione dell’esecuzione di opere edilizie in difformità del permesso di costruire o in assenza del medesimo), che poi determinano l’applicazione dovuta delle misure ripristinatorie previste (cfr., tra le tante, C.d.S., Sez. V, n. 5058/2002; Tar Lazio, Sez. I quater, n. 305/06).

Ciò premesso, si perviene alla conclusione che il provvedimento impugnato è sufficientemente motivato.

2.3. Anche il motivo di ricorso concernente la mancata acquisizione del parere della Sezione Urbanistica è privo di giuridico pregio.

Come ripetutamente affermato in numerosi precedenti giurisprudenziali (cfr., tra le tante, C.d.S. Sez. V, 14 ottobre 1998, n. 1462; TAR Campania, Napoli, Sez. III, 5 giugno 2008, n. 5255; TAR Lazio, Roma, Sez. II, 25 maggio 2005, n. 4128), la disciplina del D.P.R. n. 380 del 2001 configura l’ordine di demolizione come un atto dovuto in presenza di opere edilizie realizzate in carenza del prescritto permesso di costruire, il quale non necessita della previa acquisizione di pareri di altre autorità.

Più in particolare, appare opportuno precisare che la sanzione demolitoria di abusi edilizi doveva essere preceduta dal parere della Sezione Urbanistica solo nel vigore dell’art. 32 della legge 17 agosto 1942 n. 1150 (norma abrogata dalla sopravvenuta legge 28 gennaio 1977 n. 10); di conseguenza, l’ordine di demolizione non preceduto da detto parere, adottato in seguito all’abrogazione del citato art. 32, deve ritenersi del tutto legittimo.

3. Per le ragioni illustrate, il ricorso deve essere respinto.

Le spese di lite seguono, come di regola, la soccombenza e sono liquidate a favore del Comune di Fiumicino in Euro 1.000,00, oltre IVA e CPA nei termini di legge.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione I quater, respinge il ricorso n. 2217/2009, fatto comunque salvo l’esito del procedimento attivato con la domanda di permesso di costruire in sanatoria presentata in data 3 marzo 2009.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate a favore del Comune di Fiumicino in Euro 1.000,00, oltre IVA e CPA nei termini di legge.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 16 aprile 2009 con l’intervento dei seguenti Magistrati:

Pio Guerrieri – Presidente

Antonella Mangia – Consigliere, Estensore

Rita Tricarico – Consigliere

Il Magistrato Estensore Il Presidente

Fonte: www.giustizia-amministrativa.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *