Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio N. 1772/2009

ha pronunciato la seguente

Sentenza

sul ricorso n. 1772 del 2009, proposto da P.C. Maint s.r.l., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dall’avv. Barbara Pelosi, presso il cui studio è elettivamente domiciliata, in Roma, via Erasmo Gattamelata n. 12

per il presente giudizio elettivamente domiciliato in Roma, alla

contro

l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è elettivamente domiciliata, in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12

per l’annullamento

* del provvedimento di diniego dell’accesso agli atti amministrativi emesso e notificato a mezzo fax in data 5 febbraio 2009 dalla Direzione Affari Generali e Contratti dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella persona del responsabile del procedimento dott.ssa Chiara Lacava;
* nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale.

Visto il ricorso con la relativa documentazione;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Autorità intimata;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla Camera di Consiglio del 6 maggio 2009 il dr. Roberto POLITI; uditi altresì i procuratori delle parti come da verbale d’udienza.

Ritenuto in fatto ed in diritto quanto segue:

Fatto e Diritto

Espone parte ricorrente di aver prestato, previa aggiudicazione, attività di assistenza e consulenza hardware in favore dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dal luglio 2003 al settembre 2008.

Nel luglio 2008 AGCM indiceva una procedura aperta a rilevanza comunitaria per l’affidamento unitario a terzi del servizio integrato di supporto sistemistica, assistenza tecnica dell’infrastruttura ICT per la durata di anni due.

A seguito della mancata aggiudicazione dell’anzidetta gara, l’Autorità decideva di autorizzare una procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando.

Con una prima istanza di accesso del 16 dicembre 2008, la ricorrente – non invitata alla gara da ultimo indicata – chiedeva ad AGCM di conoscere i criteri per la partecipazione alla procedura e le condizioni disciplinanti la fornitura del servizio.

A tale richiesta – reiterata il 30 dicembre – veniva riservato dall’Autorità esito negativo, assumendosi la carenza di legittimazione di P.C. Maint ai fini dell’accesso, nonché la disponibilità delle richieste informazioni sul sito web di AGCM.

Una nuova istanza di accesso – presentata il 2 febbraio 2009 – poneva in evidenza la legittimazione della ricorrente all’accesso, precisandosi nella circostanza che le richieste informazioni erano strumentali alla tutela in giudizio dei propri interessi.

Si assume ora che il nuovo diniego – di cui alla nota del 5 febbraio 2009 – sia illegittimo sotto i seguenti profili:

1) Violazione o falsa applicazione di legge (legge 196/2003; legge 241/1990 e successive modificazioni). Violazione delle norme di buona amministrazione;

2) Eccesso di potere. Violazione delle norme di buona amministrazione;

3) Difetto o quanto meno carenza e contraddittorietà della motivazione. Travisamento dei fatti.

Conclude la ricorrente insistendo per l’accoglimento del gravame, con conseguente annullamento degli atti oggetto di censura e conseguente ordine, nei confronti dell’intimata Autorità, di esibire i rilievi documentali da P.C. Maint sollecitati con la predetta istanza di accesso.

L’Amministrazione intimata, costituitasi in giudizio, ha eccepito l’infondatezza delle esposte doglianze, invocando la reiezione dell’impugnativa.

Il ricorso – ritenuto per la decisione alla pubblica udienza del 6 maggio 2009 – è improcedibile per cessazione della materia del contendere.

Il procuratore della Società ricorrente ha infatti confermato all’odierna Camera di Consiglio – con dichiarazione a verbale – che i rilievi documentali oggetto di istanza di accesso sono stati dall’Autorità resi conoscibili.

L’integrale valenza satisfattiva assunta da tale sopravvenuta circostanza rende, conseguentemente, improcedibile il giudizio per cessazione della materia del contendere.

Rileva conclusivamente il Collegio la presenza di giusti motivi per compensare fra le parti le spese di lite.

P.q.m.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio – Sezione I – dichiara improcedibile, per cessazione della materia del contendere, il ricorso indicato in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 6 maggio 2009, con l’intervento dei seguenti magistrati:

Giorgio GIOVANNINI – Presidente

Roberto POLITI – Consigliere, relatore, estensore

Maria Laura MADDALENA – Primo Referendario

IL PRESIDENTE IL MAGISTRATO ESTENSORE

R.G.. n. 1772/2009

Fonte: www.giustizia-amministrativa.it

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