Cass. pen., sez. II 31-03-2008 (13-03-2008), n. 13502 Provenienza della cosa da delitto – Consapevolezza – Elementi di valutazione

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

OSSERVA
1.1. Con sentenza in data 30-10-2007, il Tribunale per i minorenni di Ancona, derubricato il fatto contestato nel reato di cui all’art. 647 c.p., dichiarava non luogo a procedere ex art. 425 c.p.p., comma 3 nei confronti di D.G.A. perchè l’azione penale non poteva essere esercitata per difetto di querela.
Il P.M. aveva richiesto il rinvio a giudizio del predetto D.G. A., contestando il reato di ricettazione di un ciclomotore di provenienza furtiva; ma il Tribunale qualifica il fatto nei diversi termini in dispositivo, ritenendo che non fosse stata acquisita la prova della consapevolezza della provenienza delittuosa del veicolo, per avere dato l’imputato, nel corso dell’interrogatorio, una plausibile spiegazione dei vari tentativi di fuga, posti in essere alla vista della pattuglia dei carabinieri.
In motivazione il Tribunale osservava che l’imputato aveva spiegato di aver trovato il motorino "appoggiato ad un muro" e di avere pensato che fosse abbandonato anche "perchè era privo di alcuni pezzi" ed evidenziava la circostanza che la persona offesa, nell’accettare la restituzione del veicolo, aveva confermato che in quel momento lo stesso risultava sprovvisto di specchietti retrovisori e della targa posteriore: di qui la possibilità che altri avesse rubato il mezzo per farne un uso momentaneo e lo avesse abbandonato quando non gli serviva più.
In tale situazione la consapevolezza di essersi appropriato di un mezzo appartenente ad altri avrebbe giustificato i tentativi di fuga, ma non avrebbe potuto essere equipollente al dolo necessario per la sussistenza della ricettazione, richiedente la pur generica coscienza della provenienza furtiva dell’oggetto.
1.2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica, deducendo mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione risultante dal testo del provvedimento o da altri atti del processo.
L’organo pubblico ricorrente osserva, in primo luogo, che colui che si impossessa della cosa abbandonata dal ladro, sapendo che la cosa proviene da delitto, commette ricettazione;
rileva, inoltre, che la sentenza è il frutto di un’incerta lettura del materiale probatorio, giacchè il giudicante ha valutato solo le reiterate fughe del minore, salvo, però, ad escluderne la valenza ai fini della consapevolezza della provenienza furtiva del mezzo e, nello stesso tempo, ha omesso di considerare altri dati probatori idonei a rendere "trasparente" siffatta consapevolezza, quale la circostanza, risultante dal verbale di sommarie informazioni rese il 7-11-2005 dal teste S., che il ciclomotore era stato ritrovato con "entrambe le chiusure a chiave effrazionate";
osserva, altresì, sulla base del medesimo verbale, che le dichiarazioni rese dal D.G. in sede di interrogatorio in ordine al rinvenimento del motorino "appoggiato ad un muro" contrastano con quanto dallo stesso riferito ai testi S. e B. circa l’avvenuto acquisto del mezzo.
2. Osserva il Collegio che la nuova formulazione dell’art. 606 c.p.p., lett. e), che in ragione delle modifiche apportate dalla L. n. 46 del 2006, art. 8 consente il riferimento agli "altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame" per la deduzione dei vizi della motivazione, riguarda anche gli atti a contenuto probatorio ed introduce un nuovo vizio definibile come "travisamento della prova", consistente nell’utilizzazione di un’informazione inesistente o nell’omissione della valutazione di una prova, accomunate dalla necessità che il dato probatorio, travisato o omesso, abbia il carattere della decisività nell’ambito dell’apparato motivazionale sottoposto a critica (Cass. pen., Sez. 2^, 23/03/2006, n. 13994).
Resta fermo che è a carico del ricorrente l’onere di specifica indicazione di tali atti e di illustrazione della necessità del loro esame ai fini della decisione, ovvero, per il caso in cui l’esame sia stato compiuto, della manifesta illogicità o contraddittorietà del risultato raggiunto.
Così definite le coordinate del controllo sulla motivazione, rileva il Collegio che, nel caso all’esame, l’organo pubblico ricorrente ha assolto l’onere a suo carico di identificare "l’atto del processo" richiamato nel ricorso (allegando copia del verbale di sommarie informazioni in data 7-11-2005), nonchè quello di indicare gli elementi fattuali che da tale atto emergono – cioè, il rinvenimento del ciclomotore con "entrambe le chiusure a chiave effrazionate" e la versione dei fatti (acquisto da un albanese o da un indiano) fornita dal prevenuto a due testi – elementi, tutti, suscettibili di sviluppo dibattimentale e, comunque, tali da minare il tessuto motivazionale della decisione impugnata, fondata sul presupposto della mancata prova della consapevolezza della provenienza delittuosa del veicolo (donde la qualificazione di appropriazione di cosa smarrita).
Ciò posto, basta ricordare il consolidato principio giurisprudenziale, secondo cui la consapevolezza dell’agente della provenienza delittuosa della cosa può desumersi da qualsiasi elemento di fatto e da qualsiasi indizio giuridicamente apprezzabile, quali possono essere anche la presenza sulla stessa cosa di quelli che, in base alle regole della comune esperienza, costituiscono i "classici segni" di una precedente sottrazione illecita dell’automezzo al legittimo proprietario ovvero anche l’omessa – o non attendibile – indicazione della provenienza della cosa ricevuta, la quale è sicuramente rivelatrice della volontà di occultamento, logicamente spiegabile con un acquisto in mala fede.
Si rammenta, altresì, che la previsione dell’art. 425 c.p.p., comma 3 per cui il giudice dell’udienza preliminare deve emettere sentenza di non luogo a procedere anche "quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori" è qualificata dall’ultima parte del comma, che impone un simile esito quando detti elementi siano "comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio".
L’insufficienza o contraddittorietà degli elementi a carico dell’imputato deve, dunque, essere parametrata alla prognosi dell’inutilità del dibattimento;
sicchè rettamente deve escludersi un esito liberatorio in tutti i casi in cui detti elementi si prestino a soluzioni alternative e "aperte" (Cass. pen., Sez. 6^, 16/11/2001, n. 45275).
Orbene, nel caso di specie, il Tribunale ha fatto ricorso a un mero possibilismo, ritenendo "non provata" o non sufficientemente provata la consapevolezza della provenienza furtiva del mezzo sulla base dell’ipotesi che la ricostruzione dei fatti fosse quella riferita dall’imputato, senza formulare alcuna prognosi sulla possibilità di arricchimento del materiale probatorio in sede dibattimentale, ma, anzi, omettendo di considerare le significative emergenze collidenti con l’ipotesi formulata.
In definitiva l’impugnata sentenza di non luogo a procedere va annullata, con conseguente trasmissione degli atti al Tribunale per i minorenni di Ancona per l’ulteriore corso.
P.Q.M.
La Corte di Cassazione annulla l’impugnata sentenza e dispone che gli atti siano trasmessi al Tribunale per i minorenni di Ancona per l’ulteriore corso.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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