Corte Suprema di Cassazione – Penale Sezione III Sentenza n. 549 del 2006 deposito del 11 gennaio 2006 INGIURIA E DIFFAMAZIONE

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole direttore del sito giuridico http://www.gadit.it/

Fatto e diritto

B. V., direttore della Banca di C. C. P., è stato condannato, con i benefici di legge, alla pena di anni uno e due mesi di reclusione oltre ai danni a favore della parte civile, M. F., dipendente della predetta banca, in relazione ad un abuso ex art. 609 ter cod. pen., commesso sul luogo di lavoro il 14/2/2000.

La pena, già comminata dal Tribunale di Treviso con sentenza del 24/5/2002, veniva confermata dalla Corte di Appello di Venezia in data 20/5/2003.

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, deducendo cinque motivi di censura.

Con il primo deduce la inutilizzabilità delle risposte della persona offesa durante l’esame del PM in quanto sarebbero state rese a seguito di domande suggestive, nonché carenza di adeguata motivazione sul punto.

Con il secondo motivo si assume che non poteva qualificarsi il fatto con riferimento all’art. 609 bis cod. pen., posto che il mero sfioramento con le labbra del viso altrui per dare un bacio non potrebbe avere contenuto libidinoso.

Con il terzo motivo si lamenta carenza di logica motivazione nella valutazione di quanto affermato dall’imputato in relazione all’episodio contestato.

Con il quarto motivo sui assume che erroneamente non sarebbe stata disposta la rinnovazione

dell’istruttoria dibattimentale, per ascoltare alcune testimonianze addotte dalla difesa.

Con il quinto motivo viene censurata la valutazione dei giudici di merito sul contenuto delle testimonianze assunte, nel senso della loro non coerenza.

Il ricorso è infondata.

In ordine alla prima censura osserva la Corte che i giudici di merito hanno correttamente escluso la violazione delle regole per l’esame testimoniale di cui all’art. 499 c.p.p. con riferimento alla deposizione della persona offesa.

Tale deposizione è stata giustamente utilizzata, perché da un puntuale riscontro documentale degli atti operato dai giudici di appello e da questa Corte, emerge in modo chiaro che il pubblico ministero pose delle domande, in modo non suggestivo, ma piano ed oggettivo, senza interferire con la libertà e sincerità delle risposte, peraltro molto dettagliate e precise sull’episodio accaduto il 14/2/2000.

Sul punto la sentenza impugnata motiva espressamente riproponendo, a titolo esemplificativo, la domanda principale: ci racconti l’episodio del 14 febbraio, e precisando che, tutto il resto della deposizione è scevra di condizionamenti e scorre sempre con tali passaggi, ricchi di particolari che costituiscono anzi una ulteriore prova di attendibilità e sincerità della M.

Trattasi, all’evidenza, di una valutazione di merito correttamente motivata, che esclude la irregolarità processuale e la conseguente sanzione della inutilizzabilità, considerato altresì il potere di equilibrio esercitato dal Presidente, nella direzione dell’udienza.

La difesa ha avuto la possibilità di saggiare l’attendibilità della teste con il controesame.

Nel valutare l’attendibilità di una teste, occorre peraltro considerare l’intero contenuto di quanto dichiarato e non una singola domanda.

Circa la seconda censura, questa Corte ribadisce che nella nozione di atti sessuali di cui all’art. 609 bis c.p. si devono includere non solo gli atti che involgono la sfera genitale, bensì solo gli atti che riguardano le zone erogene su persona non consenziente (Cass. Sez. 3, 12446, 1/12/2000, Rv. 218351).

Tra gi atti suscettibili di integrare il delitto possono essere ricompresi palpeggiamenti e sfregamenti delle parti intime, compresi anche gli atti insidiosi e rapidi (come palpamenti al seno e tentativi di baci sulla bocca; Cass. Sez. 3, n. 4402,10/4/2000, Rv. 220938).

Comunque sul punto i giudici di merito hanno dato sufficiente logica motivazione, sicché non vi è spazio per censure di legittimità.

Analogamente deve dirsi per altri punti di censura, attinenti alla sufficienza o meno delle prove testimoniali acquisite rispetto alle ulteriori richieste, posto che la loro valutazione nel contenuto è rimessa all’apprezzamento dei giudici di merito.

Risultano motivati tutti i profili sollevati nel ricorso, giacché sia il racconto a propria discolpa dell’imputato, sia la testimonianza dell’amica della persona offesa (S.), dei genitori, della psicologia e delle altre persone sentite (Q., S., B., B., B., ) risultano aver formato oggetto di corretto esame.

Segue alla condanna, che va confermata, anche quella alla spese ed onorari della parte civile nel presunto giudizio, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento a favore della parte civile costituita della somma complessiva di Euro 1500, di cui Euro 1200 per onorari, oltre IVA e CA.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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