Cassazione civile anno 2005 n. 1830 Giurisdizione :del giudice ordinario e del giudice amministrativo Intermediazione finanziaria

COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIV. SANZIONI AMMINISTRATIVE E DEPENALIZZAZIONI VALORI MOBILIARI

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

Svolgimento del processo
1 – La società Galla Placidia G.P. s.r.l. proponeva opposizione innanzi alla Corte d’appello di Bologna avverso il decreto con il quale il Ministero dell’economia e delle finanze le aveva irrogato, su proposta della C, ai sensi dell’art. 195, d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, sanzioni amministrative di carattere pecuniario per la violazione delle norme in tema di intermediazione finanziaria. La legittimità del provvedimento sanzionatorio era contestata deducendo, tra l’altro, che la contestazione della violazione era stata tardiva.
1.1 – Il rilievo era riconosciuto fondato dal giudice adito che annullava conseguentemente il decreto impugnato per tale assorbente ragione.
1.3 – Il Ministero dell’economia e delle finanze e al C chiedono la cassazione della decisione adottata dalla Corte territoriale con due motivi di ricorso. La Società resiste.

Motivi della decisione
2 – L’esame del ricorso resta circoscritto, in questa sede, al primo motivo di gravame, con il quale il provvedimento adottato dalla Corte d’appello di Bologna, viene censurato assumendo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, sul rilievo che la controversia rientrerebbe tra quelle devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
3 – L’assunto è chiaramente infondato.
Invero, questa Corte ha in reiterate occasioni statuito che la cognizione delle controversie relative alla opposizione degli interessati avverso con i quali il Ministero dell’economia e delle finanza irroga, su richiesta della C della Banca d’I, sanzioni amministrative di carattere pecuniario per la violazione delle norme in tema di intermediazione finanziaria spetta al giudice ordinario, ponendo in evidenza:
– che l’art. 195, d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 ha carattere di indubbia specialità rispetto all’art. 33, d.lgs. 30 marzo 1998, n. 80;
– che l’applicazione delle sanzioni pecuniarie nei confronti degli esponenti degli intermediali finanziari deve essere effettuata sulla base di criteri che prescindono, a differenza dei provvedimenti adottati nell’esercizio dell’attività di vigilanza, da valutazioni di carattere discrezionale;
– che tale diversità rende la devoluzione al giudice ordinario della cognizione delle controversie sulla legittimità dei provvedimenti sanzionatoti non irragionevole e, al tempo stesso, compatibile con la disciplina dettata dal citato art. 33, d.lgs. 80/98. (Cass., sez. un., 22 luglio 2004, n. 13079; 21 maggio 2004, n. 9730; 18 marzo 2004, n. 5535; 11 febbraio 2003, n. 1992).
3.1 – Ogni dubbio sulla persistenza della giurisdizione del giudice ordinario sui giudizi aventi ad oggetto le opposizioni avverso i provvedimenti sanzionatori adottati dal Ministero dell’economia ai sensi dell’art. 195, d.lgs. 58/98 è stato comunque definitivamente fugato dall’art. 1, secondo comma, d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, sui procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonchè in materia bancaria e creditizia, dopo aver dichiarato che restavano "ferme" le norme sulla giurisdizione, ha così statuito: "Spettano esclusivamente alla corte d’appello tutte le controversie di cui agli artt. 145, d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 e 195, d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58", così ribadendo la giurisdizione, in materia, del giudice ordinario.
3.2 – Il che dispensa dall’osservare che, a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale contenuta nella sentenza 6 luglio 2004 n. 204 la devoluzione delle controversie in tema di pubblici servizi alla giurisdizione del giudice amministrativo ha perso quel connotato di generalità che prima la caratterizzava e al quale ci si era richiamati per avvalorare la tesi della parziale (ed implicita) abrogazione dell’art. 195, d.lgs.
58/98.
Non vi è dubbio che di tale sentenza debba tenersi conto nel presente giudizio, dal momento che la norma dichiarata costituzionalmente illegittima "cessa…di essere valida fonte di diritto" dal giorno della pubblicazione in Gazzetta della sentenza della Corte costituzionale e non può, pertanto, da quel momento ricevere più applicazione, neppure rispetto alle fattispecie anteriori alla pronuncia di incostituzionalità, salvi i limiti derivanti dal salvi i limiti derivanti dal coordinamento dei principi posti dall’art. 136, primo comma, Cost. e dall’art. 30, terzo comma, legge 11 marzo 1953, n. 87, con le regole che disciplinano il definitivo consolidamento dei rapporti giuridici e il graduale formarsi delle preclusioni e del giudicato nell’ambito del processo (Cass. 23 settembre 2002, n. 13839; 7 maggio 2003, n. 6926; 11 marzo 2004, n. 5048). E che, conseguentemente, il principio sancito dall’art. 5 c.p.c., secondo cui la giurisdizione (e la competenza) "si determinano con riguardo alla legge…vigente al momento della proposizione della domanda", non opera quando (come nel caso di specie: il giudizio è stato instaurato il 21 marzo 2001) la norma che detta i criteri determinativi della giurisdizione o della competenza è successivamente dichiarata costituzionalmente illegittima" (Cass., sez. un., 6 maggio 2002, n. 6487).
4 – Il primo motivo di ricorso deve essere pertanto rigettato dovendosi ribadire, per quanto si è detto, che la presente controversia rientra nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario.
Gli atti debbono essere pertanto rimessi al Primo Presidente per rassegnazione del ricorso alla sezione semplice competente all’esame delle ulteriori censure formulate dai ricorrenti.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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