Cassazione civile anno 2005 n. 1750 Assicurazione della responsabilità civile Rappresentanza della società

DANNI IN MATERIA CIV. E PEN. MANDATO
SOCIETA’

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

A. D. Cesare convenne innanzi al giudice di pace di Minervino Murge M. M. e la Z. assicurazioni s.p.a. per ottenerne la condanna solidale al risarcimento dei danni asseritamente causati alla propria autovettura dal M. guidando il fuoristrada di sua proprietà assicurato con la società convenuta senza osservare le regole di condotta dettate dal codice della strada e dalla comune prudenza.
La società convenuta si oppose alla domanda, di cui dedusse l’infondatezza; il M. si mantenne contumace.
L’adito giudice di pace, istruita la causa, rigettò la domanda e compensò le spese; il tribunale di Trani respinse il gravame del D. C. ed in accoglimento di quello della società assicuratrice condannò quest’ultimo alle spese del giudizio di primo grado.
Per quanto ancora interessa il tribunale ha ritenuto che l’autovettura del D. C. ha tamponato il fuoristrada; ricostruita in questi termini la dinamica dell’incidente, ha negato applicazione alla presunzione di pari responsabilità posta dall’art. 2054 c.c. ed ha presunto l’inosservanza della distanza di sicurezza da parte del D. C., rilevando che il medesimo non ha fornito idonea prova in senso contrario.
Per la cassazione della sentenza del tribunale ha proposto ricorso il D. C., affidandone l’accoglimento a tre motivi; ha resistito con controricorso la società assicuratrice.

Motivi della decisione
Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione dell’art. 83 c.p.c. in relazione all’art. 360, n. 3, stesso codice, lamentando che il tribunale non abbia dichiarato la nullità della procura "ad litem" conferita per conto della società senza l’indicazione del rappresentante e della fonte dei suoi poteri (carica sociale o negozio giuridico) ed evidenziando che la nullità della procura comporta nullità della costituzione in giudizio.
Il motivo non può essere accolto.
Premesso che, quando sia parte in giudizio una società, la persona fisica che conferisce il mandato al difensore nella qualità di organo della società non ha l’onere di dimostrare tale qualità, mentre l’eventuale inesistenza del rapporto organico, che è presunto, deve essere provata da chi la eccepisce (Cass. 25.7.2002, n. 10901; Cass. 2.4.2002, n. 4627) e premesso ancora che, ove il mandato al difensore sia conferito dalla medesima persona fisica in qualità di organo della società in primo ed in secondo grado, è tardiva la contestazione dell’esistenza della qualità mossa per la prima volta in appello (Cass. 5.11.2002, n. 15483), va rilevato che nella specie dall’esame degli atti, consentito per la natura del vizio denunciato, risulta che la procura "ad litem" è stata conferita dal rappresentante generale per l’Italia della società Z., il cui nome figura riportato nella procura medesima.
Con il secondo motivo il ricorrente censura il tribunale per non avere tenuto conto del modulo compilato a norma dell’art. 5 L. 39/1977; modulo dal quale deriva, ove sia firmato da entrambi i conducenti coinvolti, la presunzione che il sinistro si è verificato con le modalità e le conseguenze che risultano da esso, salvo prova contraria da parte dell’assicuratore.
La questione che il motivo pone è quella dell’efficacia probatoria del modulo di constatazione amichevole del sinistro stradale; su tale questione questa Corte ha avuto occasione di pronunciarsi, affermando che, quando è sottoscritto dai conducenti coinvolti e completo in ogni sua parte, compresa la data, il modulo genera una presunzione "iuris tantum" nei confronti dell’assicuratore, superabile dallo stesso con prova contraria, mentre ha valore di confessione stragiudiziale nei confronti dei conducenti (Cass. 21.2.2002, n. 2659; Cass. 3.4.1998, n. 3462).
Poichè la questione non risulta dedotta nel giudizio di appello e per questa ragione la sentenza del tribunale non ne fa cenno, è inammissibile la deduzione in questa sede.
Con il terzo motivo il ricorrente deduce contraddittoria motivazione;
il motivo si articola nelle seguenti proposizioni: dal modulo di constatazione amichevole, prodotto in primo grado e non contestato, sì evince che l’incidente si è svolto secondo le modalità indicate nell’atto introduttivo del giudizio; per superare la presunzione derivante da tale atto l’assicuratore avrebbe dovuto provare che le modalità dell’incidente sono state diverse e non lo ha provato;
nella specie non poteva applicarsi la presunzione di responsabilità di cui all’art. 2054 c.c. senza avere prima valutato se dal modulo sottoscritto dalle parti, dotato di "efficacia probatoria legale", emergesse una condotta di guida irregolare del conducente del veicolo tamponante; il tribunale ha omesso di valutare la condotta di guida del M. descritta nel modulo; diversamente da quanto ritenuto dal tribunale, il M. ha confermato in sede di interrogatorio formale le circostanze di fatto risultanti dal modulo; il tribunale ha ritenuto che il M. procedesse alla velocità di 30 – 40 km/h sulla base delle dichiarazioni da lui rese in sede di interrogatorio formale senza considerare che risultano favorevoli a chi le ha rese e sono perciò prive di efficacia confessoria; la deposizione del teste Lioy conferma "indirettamente la natura confessoria" di quanto dichiarato dal M. nel modulo; ammesso che tale atto non sia dotato di efficacia probatoria nei confronti dell’assicuratore, è innegabile che di tale efficacia è dotato nei confronti del M.;
il tribunale ha utilizzato come fonte di prova la c.t.u. che costituisce un semplice strumento per valutare le questioni di carattere tecnico.
Il motivo, in realtà, non svolge una censura di contraddittoria motivazione, bensì censure di natura diversa.
Il gruppo più consistente di censure coinvolge la questione dell’efficacia probatoria del modulo di constatazione amichevole del sinistro ed è inammissibile per le ragioni indicate esaminando il motivo precedente.
Per quanto concerne il rimanente e meno consistente gruppo di censure va rilevato che la contestazione dell’efficacia probatoria della dichiarazione del M. concernente la velocità postula che la dichiarazione stessa sia stata valutata in senso favorevole a chi l’ha resa e tanto non risulta dalla sentenza impugnata; va aggiunto che la c.t.u., anche se in linea di massima non costituisce mezzo di prova, può tuttavìa rappresentare una fonte oggettiva di prova quando si risolva nell’accertamento di fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di specifiche cognizioni tecniche (Cass. 12.12.2000, n. 15630; Cass. 17.8.2000, n. 10916), come nella specie, in cui la c.t.u. è stata utilizzata anche per accertare i danni lamentati.
In conclusione, il ricorso è rigettato con condanna del ricorrente alle spese.

Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale.

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