Cassazione civile anno 2005 n. 1427 Ricorso motivi

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

Svolgimento del processo
Con atto di citazione ritualmente notificato la s.n.c. X proponeva opposizione avverso il decreto del 28 febbraio 1994 con cui il Presidente del tribunale di Firenze le aveva ingiunto di pagare a favore del rag. X X la somma di L. 8.547.790, oltre accessoria quale compenso preteso dal ricorrente in relazione all’attività professionale prestata per la cessione in favore della opponente dell’azienda di proprietà di X X.
La s.n.c. X deduceva che non dovevano essere applicati gli artt. 38 e 21 della tariffa professionale dei ragionieri, giacchè il X si era limitato a redigere il contratto preliminare predisposto da altro soggetto senza prestare alcuna assistenza.
L’opposto, costituendosi in giudizio, chiedeva il rigetto dell’opposizione.
Con sentenza del 27 gennaio 1998 il tribunale rigettava l’opposizione, rilevando che tra la bozza del contratto preliminare predisposta e quella redatta dal X vi erano sostanziali differenze, sicchè correttamente andava liquidato il compenso secondo la tariffa professionale, tenuto comunque conto che nel contratto le parti avevano espressamente assunto l’obbligo di corrispondere, in misura di metà ciascuna, le spese relative alle competenze professionali.
Con sentenza del 26 maggio 2001 la Corte di appello territoriale, in parziale accoglimento dell’impugnazione proposta dalla opponente, revocava il decreto ingiuntivo, condannando la stessa a pagare il compenso liquidato a favore del X nell’importo di L. 2.000.000.
I giudici di appello ritenevano che: l’onorario a percentuale previsto dall’art. 38 della tariffa dei ragionieri non poteva essere riconosciuto, non essendo stato provato lo svolgimento da parte del X di tutte le attività previste da tale norma e non essendo sufficiente l’espletamento di una sola delle prestazioni ivi contemplate; in effetti, il X aveva dimostrato soltanto di avere materialmente redatto un contratto preliminare alla stregua di quello predisposto da altri (il che era da ritenersi incontestato) ma da lui modificato, sicchè, mentre non poteva al riguardo riconoscersi l’onorario previsto dagli artt. 38 e 21 della tariffa professionale, andava liquidato il compenso equitativamente, ai sensi dell’art. 21 della tariffa, per l’attività materiale di preparazione e redazione del preliminare e del contratto definitivo, oltre alle voci accessorie relative alla preparazione, allo studio e alle presumibili sessioni con le parti; nessun rilievo, d’altra parte, poteva collegarsi alla clausola secondo cui i contraenti avrebbero dovuto sostenere le spese relative al compenso in oggetto nella misura del 50%, giacchè tale disposizione imponeva alle parti l’obbligo di partecipazione pro quota alle spese se effettivamente dovute.
Avverso tale decisione propone ricorso per Cassazione il X affidandone l’accoglimento a tre motivi.
Non ha svolto attività difensiva l’intimata.

Motivi della decisione
Con il primo motivo il ricorrente, denunciando omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c., 21 e 38 D.P.R. 567/1974 aggiornato con D.P.R. 348/1989, in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., deduce che la sentenza impugnata, nel ritenere non adempiuto da parte del X l’onere di provare lo svolgimento dell’attività professionale, non aveva adeguatamente considerato quanto emergeva dall’incarico conferito da X X con il mandato del 2-6-1993 per il reperimento di un contraente interessato all’acquisto dell’azienda, tenuto conto che proprio per effetto dell’attività svolta dal X era stata possibile la promessa di vendita stipulata con la s.n.c. X nel contratto era stata prevista – nella misura del 50% a carico delle partila corresponsione delle spese, fra cui le competenze professionali del ricorrente.
Con il secondo motivo il X, lamentando omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c., 21 e 38 D.P.R. 567/1974 aggiornato con D.P.R. 348/1989, in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., censura la sentenza gravata che, nel ritenere l’attività svolta dal X limitata alla predisposizione materiale del preliminare alla stregua di quello già da altri redatto e da lui in alcuni punti modificato, non aveva considerato che il promittente acquirente aveva nel contratto dichiarato di avere preso attenta visione delle relative pattuizioni e di approvarle:
tale clausola non avrebbe avuto senso, ove il contratto fosse stato predisposto dal professionista del promittente acquirente; d’altra parte, l’affermazione, secondo cui l’asserita copiatura del preliminare già predisposto da altri sarebbe circostanza non contestata, era smentita dalle difese del X che l’aveva invece contestata specificamente e ripetutamente. I primi due motivi, che – essendo strettamente connessi – possono essere trattati congiuntamente, sono infondati.
La sentenza impugnata, nell’escludere l’onorario a percentuale richiesto dal X con riferimento all’attività di reperimento del contraente, negoziazione, determinazione delle condizioni e delle modalità di trasferimento, pagamento e di ogni altra clausola contrattuale, previste dall’art. 38 della tariffa professionale dei ragionieri di cui al D.P.R. 567/1974 aggiornato con D.P.R. 348/1989, ha ritenuto che il professionista non aveva assolto l’onere di provare l’espletamento di alcuna delle prestazioni indicate da tale norma.
I giudici di appello hanno, infatti, accertato che il ricorrente si era limitato alla preparazione e redazione materiale del preliminare, liquidando perciò il relativo compenso secondo quanto previsto dall’art. 21 della tariffa, oltre a quello concernente le voci accessorie concernenti la preparazione, lo studio e le sessioni con le parti. Orbene il ricorrente, pur lamentando il vizio di motivazione e la violazione delle regole di ermeneutica contrattuale, sostanzialmente chiede alla Corte un riesame nel merito sollecitando una nuova valutazione delle risultanze processuali ed in particolare un’interpretazione della volontà contrattuale (consacrata nel mandato del 2-6-1993 e nella promessa di vendita del 16-6-1993) difforme da quella accolta dai giudici di merito. In tema di interpretazione dei contratti l’accertamento della volontà degli stipulanti in relazione al contenuto del negozio si traduce in un indagine di fatto affidata in via esclusiva al giudice di merito, che è incensurabile in sede di legittimità se non quando la motivazione sia così inadeguata da non consentire la ricostruzione dell’iter logico seguito dal giudice per attribuire all’atto negoziale un determinato contenuto o per violazione delle regole ermeneutiche stabilite dagli artt. 1362 c.c.. L’art. 360 n. 5 c.p.c. non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare autonomamente il merito della causa ma soltanto quello di controllare, sotto il profilo logico e formale, la correttezza dell’esame e della valutazioni compiuti nella sentenza impugnata.
Nella specie la sentenza impugnata, con motivazione esauriente ed immune da vizi logici e giuridicità: a)verificato, come già accennato, l’inottemperanza del professionista all’onere probatorio a lui incombente, essendo stato specificamente contestato l’espletamento delle attività per le quali era stato preteso la maggior parte del compenso; b)ritenuto circostanza non contestata che il preliminare era stato predisposto da altri e soltanto modificato in alcuni punti dal X. L’apprezzamento del giudice di merito, che abbia ritenuto pacifica e non controversa una circostanza di causa, qualora sia fondato – come appunto nella specie – sulla mera assunzione acritica di un fatto, configura eventualmente il travisamento dei fatti denunciabile solo con istanza di revocazione ai sensi dell’art. 395 n. 4 c.p.c., mentre è sindacabile in sede di legittimità, sotto il profilo del vizio di motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c., ove si ricolleghi ad una valutazione ed interpretazione degli atti del processo e del comportamento processuale delle parti (Cass. 1145/1983/6127/1978). Con il terzo motivo il ricorrente, lamentando omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c., 21 e 38 D.P.R. 567/1974 aggiornato con D.P.R. 348/1989, in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., deduce che erroneamente la sentenza impugnata aveva ritenuto che l’onorario previsto dall’art. 38 della tariffa professionale richiedesse la prova dell’espletamento di tutte le attività indicate dalla norma, essendo invece sufficiente che anche una soltanto venisse dimostrata; peraltro – osserva ancora il ricorrente – la sentenza era risultata contraddittoria, perchè, dopo avere escluso l’onorario di cui agli artt. 21 e 38 della tariffa, aveva poi liquidato il compenso proprio alla stregua del citato art. 21.
Il motivo va disatteso.
La sentenza gravata, come già detto, ha accertato che nessuna delle attività previste dall’art. 38 della tariffa professionale era stata espletata, giacchè il X non aveva assolto l’onere probatorio a lui incombente in considerazione delle difese dell’opponente che aveva contestato lo svolgimento di tutte le attività indicate dalla norma citata: del tutto irrilevante appare la censura in ordine all’interpretazione data dalla Corte dell’art. 38 della tariffa.
Deve, infine, escludersi la denunciata contraddittorietà della motivazione, atteso che i giudici di appello, ritenendo non dovuto il compenso per le attività indicate dall’art. 38 della tariffa, hanno inteso fare riferimento non soltanto all’onorario previsto dal citato art. 38 ma anche a quelle voci dell’art. 21 D.P.R. 567/1974 comunque relative a tali prestazioni, riconoscendo invece l’onorario previsto dalle altre voci dello stesso art. 21 riferibili alla prestazione in concreto accertata.
Il ricorso va rigettato.
Tenuto conto che l’intimata non ha svolto attività difensiva non va adottata alcuna statuizione in ordine al regolamento delle spese della presente fase.

P. Q. M.
Rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 novembre 2004.
Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2005

Testo non ufficiale. La sola stampa del dispositivo ufficiale ha carattere legale.

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