Cassazione civile anno 2005 n. 1342 Provvedimenti impugnabili per Cassazione Ripartizione dell’attivo

FALLIMENTO

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

Svolgimento del processo
Nel corso della procedura di fallimento del sig. X X, pendente dinanzi al tribunale di Camerino, il giudice delegato ha reso esecutivo un piano di riparto parziale, predisposto dal curatore, disattendendo le osservazioni con cui la X X del Lavoro aveva chiesto fosse collocato al rango privilegiato un proprio credito di L. 394.545.261, che in precedenza era stato iscritto allo stato passivo del fallimento come chirografario, ma che detta X sosteneva in realtà essere assistito da ipoteca.
Avverso il suindicato decreto del giudice delegato la X X del Lavoro ha proposto ricorso per Cassazione, cui resiste con controricorso la curatela del fallimento.
Entrambe le parti hanno anche depositato memorie.

Motivi della decisione
La X ricorrente sostiene che il decreto, con il quale il giudice delegato ha reso esecutivo il piano parziale di riparto, non riconoscendo il privilegio ipotecarlo di cui fortuitamente era stata omessa la menzione all’atto della richiesta di ammissione al passivo del credito, violerebbe gli artt. 110 e segg. l. fall., nonchè l’art. 2879 c.c. che prescrive l’atto scritto per la rinuncia all’ipoteca.
Il ricorso è però inammissibile.
Il decreto del giudice delegato che, a norma dell’art. 110, 3^ comma, l. fall., rende esecutivo il piano di riparto non è infatti suscettibile di ricorso per Cassazione, ex art. 111 cost., giacchè tale mezzo è esperibile unicamente nei confronti di provvedimenti ad un tempo decisori e definitivi, laddove il decreto in esame è impugnabile con reclamo al tribunale, secondo il disposto dell’art. 26 l. fall., e pertanto difetta dell’indispensabile requisito della definitività (ex maltis, Cass., 26 ottobre 1988, n. 5798).
Consequenziale è la condanna della ricorrente al rimborso delle spese processuali di controparte, che si liquidano in euro 6.000,00 (seimila) per onorari e 100,00 (cento) per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

P. Q. M.
La corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in euro 6.000,00 (seimila) per onorari e 100,00 (cento) per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 23 novembre 2004.
Depositato in Cancelleria il 21 gennaio 2005

Testo non ufficiale. La sola stampa del dispositivo ufficiale ha carattere legale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *