Cassazione civile anno 2005 n. 1246 Ricongiunzione di posizioni assicurative

PREVIDENZA SOCIALE

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

Svolgimento del processo
Con ricorso al Tribunale di Lecco, X X chiedeva nei confronti dell’X che fosse accertato il suo diritto alla ricongiunzione (ai sensi dell’art. 2 l. n. 29/1979 e dell’art, 16, comma 3, l. n. 233/1990) presso la gestione speciale artigiani del periodo assicurativo (dall’1.9.1959 al 31.12.1972) provvisto di copertura contributiva presso rassicurazione generale obbligatoria (a.g.o.) e, conseguentemente, alla liquidazione di un unico trattamento pensionistico sulla base delle regole applicabili nella gestione dei lavoratori autonomi (pensione retributiva ex l. n. 233/1990).
L’X resisteva alla domanda, contestando l’ammissibilità a norma della legge n. 29/1979 del tipo di ricongiunzione richiesta dall’assicurato e la non proponibilità della domanda di ricongiunzione da parte di soggetto già pensionato.
La domanda, previa riunione del giudizio con altri analoghi, era accolta con sentenza che era appellata dall’X.
La Corte d’appello di Milano accoglieva l’impugnazione, rigettando la domanda proposta dal X (così come quelle proposte da altri assicurati).
Ad avviso della Corte di merito l’art. 16 della legge n. 233/1990 conferma la possibilità di ricongiunzione dalla gestione generale dei lavoratori dipendenti a quelle speciali dei lavoratori autonomi a norma dell’art. 2 della legge n. 29/1979 (per effetto della quale, per esempio, il lavoratore può utilizzare il periodo di contribuzione presso l’a.g.o. ai fini del raggiungimento del minimo contributivo per ottenere la pensione dalla gestione degli autonomi), ma contemporaneamente detta il relativo criterio di calcolo della pensione e della ripartizione tra le gestioni dei relativi oneri.
Contro questa sentenza ricorre per Cassazione il X, sulla base di due motivi. L’X resiste con controricorso. Il Milano ha depositato memoria.

Motivi della decisione
Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 16 l. n. 233/1990 e degli artt. 1 e 2 della legge n. 29/1979.
Si lamenta che il giudice a quo abbia fatto riferimento a nozioni errate di cumulo e di ricongiunzione delle posizioni assicurative. In effetti si tratta di due istituti diversi ed alternativi, ed è errato affermare che il cumulo sia un criterio di computo della pensione nel caso di sua spettanza per l’operare della ricongiunzione. Tenuta invece presente la vera natura dei due istituti, l’unica lettura plausibile del combinato degli art. 16 l. n. 233/1990 e 1-2 l. n. 29/1979 è quella secondo cui il lavoratore autonomo che goda di contributi di diverse gestioni potrà liquidare la pensione nella gestione autonomi alternativamente o sulla base del cumulo dei periodi assicurativi, ottenendo un trattamento dato dalla somma delle quote di pensione maturate, computate e liquidate in ciascuna gestione, oppure, a sua scelta, sulla base della ricongiunzione di tutti i periodi nella gestione autonomi e liquidazione nella gestione autonomi, in base ai criteri relativi (nella specie in base ai criteri relativi alla c.d. pensione retributiva).
Con il secondo motivo si denuncia, in riferimento all’art. 360 n. 5 c.p.c., omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo.
Si lamenta che la motivazione addotta dalla Corte d’appello per giustificare l’interpretazione data all’art. 16 l. n. 233/1990 in relazione all’art. 2 l. n. 29/1979 sia assolutamente insufficiente, oltre che poco chiara. Inoltre la Corte, una volta ammesso, in contrasto con la tesi dell’X, che i lavoratori autonomi possano ricongiungere i contributi nella gestione autonomi, avrebbe dovuto accogliere la domanda del X, non essendovi ragioni per mettere in discussione i concetti di cumulo e ricongiunzione.
Il ricorso è fondato, anche se la motivazione in linea di diritto della sentenza impugnata contiene inesattezze che devono essere corrette.
Deve infatti sottolinearsi che, nell’interpretazione sia degli artt. 1 e 2 della legge 7 febbraio 1979 n. 29 che dell’art. 16 della legge 2 agosto 1990 n. 233 è necessario tenere presenti i principi che ispirano i regimi di assicurazione dell’invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori autonomi sotto il profilo dei rapporti di tali assicurazioni con l’assicurazione generale per i lavoratori dipendenti e delle medesime tra di loro. Al riguardo opera la regola secondo cui, ai fini del conseguimento del diritto alla prestazione, mentre i contributi versati nell’assicurazione generale si cumulano a quelli versati nelle gestioni speciali per i lavoratori autonomi, ai fini della liquidazione della pensione nell’ambito di uno delle gestioni speciali, non avviene l’inverso, poichè, in relazione alla minore entità della contribuzione posta a carico del lavoro autonomo (cfr. Cass. 23 gennaio 1999 n. 654), ai fini della liquidazione della pensione nell’a.g.o. è necessario che siano perfezionati tutti i requisiti indipendentemente dai contributi accreditati nelle gestioni speciali (cfr. l’art. 6 legge 9 gennaio 1963 n. 9 e l’art. 20 della legge 22 luglio 1966 n. 613). Rimane salva l’utilizzazione per la liquidazione di supplementi pensione dei contributi che non hanno concorso alla liquidazione della pensione base. Deve ricordarsi, inoltre, che una disposizione particolare, l’art. 2-ter del d.l. 2 marzo 1974 n. 30, convertito con modificazioni dalla legge 16 aprile 1974 n. 114, prevede che, in caso di liquidazione della pensione in una delle gestioni speciali mediante l’utilizzazione dei contributi versati nell’a.g.o., si proceda successivamente alla sostituzione di questa pensione con una liquidato nell’a.g.o., se sia sopravvenuto di un versamento di contributi nell’assicurazione generale che consenta il perfezionamento dei requisiti necessari secondo la relativa disciplina.
E’ opportuno anche ricordare che l’art. 21 della l. n. 613/1966 contiene regole dettagliate circa gli effetti del concorso di contributi accreditati in più gestioni dei lavoratori autonomi, ed eventualmente di contributi accreditati nell’a.g.o., ai fini della liquidazione di una prestazione dell’ambito delle gestioni speciali:
è confermato il principio del cumulo di tutti i contributi ai fini sia del diritto alla prestazione che della misura della pensione e viene specificato che quest’ultima è liquidata in quella delle gestioni in cui l’assicurato risulta avere contribuito da ultimo, salvo che il diritto risulti perfezionato solo secondo le regole in un’altra di dette gestioni in cui siano stati versati i contributi.
La esaminata disciplina relativa al cumulo di contributi accreditati nelle gestioni autonome e nell’a.g.o., ai fini della liquidazione della pensione in una gestione dei lavoratori autonomi e anche ai fini della misura della pensione, lascia comprendere perchè il legislatore, nel delineare la disciplina della ricongiunzione dei periodi assicurativi che si è concretizzata nella legge 7 febbraio 1979 n. 29, abbia preso in considerazione solo l’ipotesi della ricongiunzione presso rassicurazione generale di contributi originariamente accreditati presso una delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi e non l’operazione inversa (art. 1). E, invero, i contributi versati presso l’a.g.o. sono di diritto valorizzabili anche ai fini della liquidazione di una pensione presso una delle gestioni speciali.
Quest’ultima considerazione conferma la correttezza dell’interpretazione compiuta dall’X dell’art. 2, comma 1, della legge n. 29/1979, secondo cui neanche nell’art. 2 è prevista la ricongiunzione presso una delle gestioni dei lavoratori autonomi. In effetti, mentre l’art. 1 ha per finalità il trasferimento presso l’a.g.o., a titolo gratuito, delle coperture assicurative esistenti presso assicurazioni obbligatorie dei lavoratori dipendenti sostitutive, esclusive o esoneratile, nonchè, sulla base di presupposti restrittivi e a pagamento, di coperture assicurative presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi gestite dall’X, l’art. 2 ha la finalità di assicurare, a pagamento e sulla base di concorrenti presupposti più o meno restrittivi, il trasferimento delle coperture assicurative esistenti presso l’a.g.o., o presso le altre ricordate assicurazioni obbligatorie per i lavoratori dipendenti, o presso le menzionate gestioni speciali dei lavoratori autonomi, ad una di dette gestioni obbligatorie per i lavoratori dipendenti diverse dall’a.g.o. (cfr. Cass., ord. 6 marzo 2003 n. 3386, per l’esclusione, in via di interpretazione del testo positivo, della possibilità di effettuare la ricongiunzione presso una gestione speciale dell’X per i lavoratori autonomi).
In effetti, come si è già rilevato, non è necessario prevedere un’operazione di ricongiunzione presso una gestione degli autonomi di contributi accreditati presso l’a.g.o., vista la loro computabilità di diritto presso le gestioni speciali. Quanto, poi, ai contributi accreditati presso una assicurazione sostitutiva, esclusiva o esonerativa di quella generale per i lavoratori dipendente, il soggetto interessato ad una loro valorizzazione presso una gestione speciale per i lavoratori autonomi ha "in ogni momento" la facoltà di ricorrere allo strumento della ricongiunzione gratuita presso l’a.g.o., ai sensi dell’art. 1, primo comma (che gli consentirà l’utilizzazione dei contributi anche presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi).
Peraltro, che il dato meramente letterale dell’art. 2, primo comma, debba essere interpretato in correlazione al complessivo sistema normativo in cui la disposizione si inserisce è confermato dal fatto che, alla stregua di tale dato letterale, potrebbe risulterebbe disciplinata dall’art. 2 anche l’ipotesi, invece regolata dall’art. 1, della ricongiunzione presso l’a.g.o..
Le conclusioni interpretative cui si è pervenuti non sono contraddette dall’art. 16 della legge 2 agosto 1990 n. 233, di riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi. Questo articolo è intervenuto sul solo aspetto della misura della pensione liquidata in una delle gestioni dei lavoratori autonomi in base a contributi accreditati presso una pluralità di gestioni, dei lavoratori autonomi o dell’a.g.o. (cfr. Cass. 24 ottobre 2003 n. 15990), dato che rimangono operanti le norme dettate dalle legge n. 9 del 1963 e n. 613 del 1966 sulla maturazione del diritto alla pensione secondo le regole di una delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi. Il legislatore, infatti, in connessione con la trasposizione, per le categorie dei lavoratori autonomi, dei principi relativi a quella che per i lavoratori dipendenti è liquidazione delle pensioni secondo il metodo c.d. retributivo (con la sostituzione della media delle retribuzioni con la media dei redditi derivanti dall’attività autonoma: cfr. l’art. 5), nella sua discrezionalità ha previsto che l’importo della pensione è determinato dal cumulo delle quote liquidate presso le varie gestioni dei lavoratori autonomi e dell’a.g.o., secondo le regole rispettive, in base ai periodi di iscrizione presso ciascuna di ognuna delle medesime gestioni, così eliminando gli elementi di casualità caratteristici della regolamentazione precedente, e presumibilmente tenendo presente – oltre alla peculiarità del regime assicurativo dei lavoratori autonomi – anche le specificità delle carriere lavorative caratterizzate dal passaggio nel corso del tempo ad attività di vario tipo (fenomeno che, tra l’altro, attenuta notevolmente la presunzione di un progressivo miglioramento nel tempo della condizione reddituale del soggetto).
In particolare, alla previsione del terzo comma dell’art. 16, secondo cui resta ferma per l’assicurato la facoltà di avvalersi delle disposizioni di cui alla legge 7 febbraio 1979 n. 29, non può attribuirsi – dato il suo tenore – alcun valore innovativo della disciplina delle ricongiunzioni contributive. La stessa disposizione, peraltro, è sufficientemente giustificata dal fatto che la legge n. 29 del 1979 contiene disposizioni sulla ricongiunzioni all’a.g.o. o ad altri fondi per i lavoratori dipendenti di contribuzioni accreditate presso le gestioni speciali per i lavoratori autonomi.
Può peraltro osservarsi che l’art. 16 ha introdotto una forma di disciplina sostanzialmente diversa, pur in presenza di qualche elemento di analogia, con quello della totalizzazione dei contributi disciplinata dalla normativa comunitaria e, nell’ambito meramente interno, dall’art. 1 del d.lgs. 30 aprile 1997 n. 184 (relativamente ai soggetti i cui trattamenti pensionistici siano liquidati esclusivamente con il sistema contributivo). Infatti, secondo i principi della totalizzazione dei contributi, non si ha un’unificazione del diritto alla prestazione, ma la valorizzazione della totalità dei contributi (con il correttivo del criterio c.d. del pro quota ai fini del quantum) solo ai fini dell’eventuale riconoscimento del diritto a distinte prestazioni presso le varie gestioni assicurative, secondo le regole proprie di ciascuna.
Sostanzialmente diversa, nonostante la erogazione di un’unica pensione, è anche la totalizzazione prevista dall’art. 71 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 in termini generali ma sulla base del presupposto restrittivo della non maturazione del diritto a pensione in alcuna delle gestioni assicurative (presupposto peraltro correlato ad enunciazioni di principio della Corte costituzionale).
Infine deve rilevarsi che non è rilevante nella presente controversia, per la non coincidenza delle ipotesi, la questione di costituzionalità sollevata da questa Corte con l’ordinanza 6 giugno 2003 n. 3386, relativa alla posizione dei soggetti fruenti di contribuzione solo presso diverse gestioni per lavoratori autonomi (sotto il profilo della impossibilità solo per gli stessi di accedere ad una ricongiunzione in base alla legge n. 29 del 1979).
Sulla base delle precedenti considerazioni in linea di diritto deve rilevarsi la infondatezza della domanda del X, diretta preliminarmente a conseguire, ai sensi della legge n. 29/1979, la ricongiunzione presso una gestione speciale X per lavoratori autonomi di contributi versati all’a.g.o., che come si è visto, non è consentita. Il ricorso deve quindi essere rigettato, sia pure con correzione della motivazione della sentenza impugnata. Al riguardo deve rilevarsi che le argomentazioni contenute nella sentenza del giudice di appello, pur nella loro inesattezza e incongruità, alla luce della ricostruzione qui operata del quadro normativo, hanno carattere di unitarietà e sono state poste alla base del rigetto delle domande proposte dal X nel suo complesso, come confermato sia dalla parte conclusiva della motivazione che – e ciò ha rilievo determinante nel rito del lavoro – nel dispositivo della decisione (di rigetto delle domande proposte in primo grado). Non può invece fondatamente sostenersi, come argomentato nella memoria del ricorrente, che la sentenza d’appello contenga il riconoscimento del diritto dell’appellato alla richiesta ricongiunzione e che su tale parte della pronuncia si sia formato il giudicato per la mancanza di un ricorso incidentale.
Nulla deve disporsi per le spese del giudiziosi sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo anteriore a quello ex art. 42, comma 11, del d.l. 30 settembre 2003 n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003 n. 326.

P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.
Così deciso in Roma, il 19 novembre 2004.
Depositato in Cancelleria il 21 gennaio 2005

Testo non ufficiale. La sola stampa del dispositivo ufficiale ha carattere legale.

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