Corte Costituzionale, Sentenza n. 185 del 2011, in materia di norme per il sostegno all’acquisto dei carburanti

Sentenza scelta dal dott. Domenico Cirasole

Gazzetta Ufficiale – 1ª Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 26 del 15-6-2011

Sentenza

nel giudizio di legittimita’ costituzionale dell’art. 3 della legge
della Regione Friuli-Venezia Giulia 11 agosto 2010, n. 14 (Norme per
il sostegno all’acquisto dei carburanti per autotrazione ai privati
cittadini residenti in Regione e di promozione per la mobilita’
individuale ecologica e il suo sviluppo), promosso dal Presidente del
Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 12-16 ottobre 2010,
depositato in cancelleria il 21 ottobre 2010 ed iscritto al n. 113
del registro ricorsi 2010.
Visto l’atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia;
Udito nell’udienza pubblica del 19 aprile 2011 il Giudice
relatore Giuseppe Tesauro;
Uditi l’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri per il Presidente
del Consiglio dei ministri e l’avvocato Giandomenico Falcon per la
Regione Friuli-Venezia Giulia.

Ritenuto in fatto

1. – Con ricorso notificato il 12-16 ottobre 2010 e depositato
nella cancelleria di questa Corte il 21 ottobre 2010 (ric. n. 113 del
2010), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e
difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha proposto questione di
legittimita’ costituzionale in via principale dell’art. 3 della legge
della Regione Friuli-Venezia Giulia 11 agosto 2010, n. 14, recante
«Norme per il sostegno all’acquisto dei carburanti per autotrazione
ai privati cittadini residenti in Regione e di promozione per la
mobilita’ individuale ecologica e il suo sviluppo», in riferimento
all’art. 117, primo e secondo comma, lettera a), della Costituzione,
nonche’ alla direttiva 27 ottobre 2003, n. 2003/96/CE – Direttiva del
Consiglio che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei
prodotti energetici e dell’elettricita’ – ed agli articoli 107 e 108
del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).
1.1. – Il ricorrente premette che l’art. 3 della citata legge
autorizza l’Amministrazione regionale «a concedere contributi sugli
acquisti di carburanti per autotrazione effettuati dai soggetti
beneficiari cumulativamente sui singoli rifornimenti di carburante,
sulla base della quantita’ acquistata».
I contributi, «stabiliti nella misura rispettivamente di 8
centesimi al litro e 6 centesimi al litro», ed aumentati per i
beneficiari residenti nei comuni montani o parzialmente montani
«individuati come svantaggiati o parzialmente svantaggiati dalla
direttiva 1975/273/CEE del Consiglio, del 28 aprile 1975» sono
concessi, ai sensi dell’art. 2, a:
«1) le persone fisiche residenti nella regione intestatarie,
cointestatarie, titolari di diritto di usufrutto o locatarie in
locazione finanziaria o leasing dei mezzi autorizzati a beneficiare
della contribuzione per l’acquisto dei carburanti per autotrazione,
intendendo con tale termine i carburanti utilizzati per rifornire
veicoli e motoveicoli;
2) i soggetti autorizzati in via permanente al rifornimento di
mezzi intestati alle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale
(ONLUS) di cui all’art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997,
n. 460 (Riordino della disciplina tributaria degli enti non
commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilita’
sociale), ammesse a beneficiare della contribuzione per l’acquisto
dei carburanti per autotrazione; [ …]».
Tali contributi, a norma dell’art. 5, comma 5, sono erogati
«direttamente dal gestore tramite corrispondente riduzione del prezzo
dovuto per il carburante», e «le Camere di commercio rimborsano ai
gestori i contributi sull’acquisto di carburante erogati ai
beneficiari, di norma con cadenza settimanale».
1.2. – Cio’ posto, il Presidente del Consiglio dei ministri
assume che siffatta disciplina violi la direttiva 2003/96/CE
«Direttiva del Consiglio che ristruttura il quadro comunitario per la
tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricita’» e l’art. 117,
primo comma, Cost., in quanto il rimborso di una parte del prezzo del
carburante, effettuato dalla Regione con le descritte modalita’,
configurerebbe nella sostanza una riduzione indiretta dell’accisa
gravante sui carburanti.
La citata direttiva, infatti, pur prevedendo la possibilita’ che
le accise abbiano aliquote differenti nei diversi Paesi, non
consentirebbe una differenziazione delle aliquote tra le varie
Regioni dello Stato, salva l’attivazione, a seguito di comunicazione
dello Stato membro, dello speciale procedimento di autorizzazione per
l’applicazione di ulteriori esenzioni o riduzioni in base a
considerazioni politiche specifiche (art. 19 della Direttiva).
Nella specie, non essendo stata rilasciata alcuna autorizzazione
in base alla citata norma, l’agevolazione prevista dalla legge
regionale contrasterebbe con la direttiva 2003/96/CE «e
conseguentemente con l’art. 117, primo comma, Cost.».
L’effetto di sostanziale riduzione della quota di accisa della
norma impugnata, sarebbe, poi, evidente alla luce dell’art. 6 della
direttiva, laddove si prevede che le eventuali «esenzioni o le
riduzioni del livello di tassazione» possono essere raggiunte
direttamente, o attraverso un’aliquota d’imposta differenziata,
oppure rimborsando totalmente o in parte l’imposta versata.
1.3 – La disposizione impugnata, a giudizio dell’Avvocatura dello
Stato, violerebbe anche gli articoli 107 e 108 TFUE e l’art. 117,
primo comma, Cost., in quanto l’ampia formulazione della norma che
individua i beneficiari sarebbe tale da ricomprendere nel novero dei
destinatari anche soggetti qualificabili come «imprese» ai fini
dell’applicazione del diritto europeo della concorrenza. In
particolare la norma consentirebbe di fruire dell’agevolazione alle
imprese individuali, agli esercenti le professioni liberali ed alle
ONLUS che svolgono anche attivita’ economica (come sarebbe confermato
in tale ultimo caso dalla giurisprudenza della Corte di giustizia
relativa alle fondazioni bancarie).
Il contributo erogato a favore di tali soggetti, quindi, sarebbe
tale da configurare un aiuto di Stato ai sensi degli articoli 107 e
108 TFUE, in assenza della necessaria comunicazione di cui al citato
art. 108 paragrafo 3, e della indispensabile autorizzazione da parte
della Commissione prevista dall’art. 107, paragrafo 3, del TFUE. Del
resto, ricorda il ricorrente, la necessita’ di notificare alla
commissione, conformemente all’art. 88, paragrafo, 3 del Trattato, i
rimborsi di imposta che possono configurarsi come aiuti di Stato,
sarebbe testualmente prevista dall’art. 26, paragrafo 2, della
direttiva 2003/96/CE.
L’assunto sarebbe confermato dalla giurisprudenza della Corte di
giustizia che considera aiuto di Stato la tariffa, a favore di una
categoria d’imprese, relativa ad una fonte d’energia che sia
inferiore a quella che sarebbe stata normalmente stabilita, anche
«adottata da un ente che agisce sotto il controllo e secondo le
direttive delle pubbliche autorita’» (sentenza 2 febbraio 1988 in
cause riunite C-67/85 ed altre).
1.4. – Infine, il Presidente del Consiglio dei Ministri assume la
violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., in
quanto, non rispettando i vincoli derivanti dall’ordinamento
comunitario, la Regione avrebbe invaso la competenza esclusiva dello
Stato in materia di rapporti tra lo Stato e l’Unione europea.
2. – Si e’ costituita la Regione Friuli-Venezia Giulia, con atto
depositato il 24 novembre 2010, chiedendo alla Corte di respingere il
ricorso.
2.1. – Con successiva memoria, depositata il 29 marzo 2011, la
Regione Friuli-Venezia Giulia ha dedotto, quanto al primo motivo del
ricorso, che l’Unione europea, consentendo che i diversi Stati
tassino diversamente gli stessi prodotti, non avrebbe alcun interesse
a tutelare una pretesa uniformita’ della tassazione all’interno del
territorio statale. Le disposizioni richiamate dal ricorrente,
relativamente al procedimento per ottenere le esenzioni, non si
riferirebbero affatto a tale questione, ma riguarderebbero
esclusivamente le riduzioni dell’aliquota base.
Inoltre, sarebbe conclusivo il rilievo che la norma censurata non
prevedrebbe una riduzione dell’accisa, ma soltanto un contributo che
riduce il prezzo finale e quindi il costo.
L’erogazione del contributo si collocherebbe a valle del
meccanismo impositivo, in quanto il soggetto passivo dell’accisa
sarebbe «il titolare del deposito fiscale dal quale avviene
l’immissione in consumo» (art. 2, comma 4, del d.lgs. 26 ottobre
1995, n. 504, recante «Testo unico delle disposizioni legislative
concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative
sanzioni penali e amministrative»).
La norma impugnata, dunque, non configurerebbe una riduzione
dell’accisa, come sarebbe reso evidente dal fatto che in
Friuli-Venezia Giulia viene applicata la stessa aliquota vigente nel
resto del territorio nazionale ed il tributo integralmente pagato dai
soggetti passivi.
La disciplina impugnata sarebbe, poi, radicalmente diversa da
quella cui si riferisce la procedura di infrazione 2008/2164 promossa
dalla Commissione europea contro la 1egge regionale 12 novembre 1996,
n. 47 (Disposizioni per l’attuazione della normativa nazionale in
materia di riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per
autotrazione nel territorio regionale e per l’applicazione della
Carta del cittadino nei vari settori istituzionali).
Del resto, assume la Regione, mentre in passato l’art. 3, comma
15, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica) stabiliva che, «fermi restando i vincoli
derivanti dagli accordi internazionali e dalle normative dell’Unione
europea, nonche’ dalle norme ad essi connesse, le regioni, nonche’ le
province autonome, possono determinare, con propria legge e
nell’ambito della quota dell’accisa a loro riservata, una riduzione
del prezzo alla pompa della benzina e del gasolio per autotrazione,
per i soli cittadini residenti nella regione o nella provincia
autonoma o in una parte di essa», l’art. 1, comma 190, della legge 24
dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008),
eliminando l’inciso «e nell’ambito della quota dell’accisa a loro
riservata», avrebbe legittimato una riduzione del prezzo del
carburante da parte delle Regioni, senza che vi sia incidenza sulle
componenti fiscali del prezzo.
Quanto al secondo motivo di censura, la difesa regionale in primo
luogo ne eccepisce l’inammissibilita’ per genericita’, poiche’ non
sarebbe specificato in che modo la norma impugnata inciderebbe sugli
scambi tra Stati membri e falserebbe la concorrenza. Nel merito, il
contributo, peraltro esiguo, non avrebbe attitudine a falsare la
concorrenza, non inciderebbe sugli scambi tra Stati membri e non
falserebbe la concorrenza.
A giudizio della difesa regionale, il ricorrente, non solo non
dimostrerebbe ma neppure affermerebbe che i residenti del Friuli
sarebbero avvantaggiati rispetto ai cittadini sloveni, ed inoltre
sarebbe del tutto indeterminata la connessione tra lo sconto previsto
e l’attivita’ imprenditoriale dei beneficiari.
La scarsa entita’ del contributo contribuirebbe, infine, in modo
determinante a far ritenere insussistenti gli elementi
caratterizzanti di cui all’art. 107, paragrafo 1, TFUE, unitamente al
fatto che il contributo sarebbe attribuito non a favore di una
determinata categoria di imprese ma a tutti i residenti.

Considerato in diritto

1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato
questione di legittimita’ costituzionale in via principale dell’art.
3 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 11 agosto 2010, n.
14, recante «Norme per il sostegno all’acquisto dei carburanti per
autotrazione ai privati cittadini residenti in Regione e di
promozione per la mobilita’ individuale ecologica e il suo sviluppo»,
in riferimento all’art. 117, primo e secondo comma, lettera a), della
Costituzione, nonche’ alla direttiva 27 ottobre 2003, n. 2003/96/CE –
Direttiva del Consiglio che ristruttura il quadro comunitario per la
tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricita’ – ed agli
articoli 107 e 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea
(TFUE).
2. – In primo luogo il ricorrente assume che la disposizione
censurata, prevedendo che l’Amministrazione regionale sia autorizzata
a concedere contributi sull’acquisto di carburanti per autotrazione
effettuati dai soggetti beneficiari e contemplando all’art. 2 quali
soggetti beneficiari le persone fisiche residenti nella Regione ed i
soggetti autorizzati in via permanente al rifornimento di mezzi
intestati alle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale
(ONLUS), violerebbe la direttiva 2003/96/CE (Direttiva del Consiglio
che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti
energetici e dell’elettricita’) e l’art. 117, primo comma, Cost. A
giudizio del ricorrente, infatti, il rimborso di una parte del prezzo
del carburante effettuato dalla Regione configurerebbe, nella
sostanza, una riduzione indiretta dell’accisa gravante sui carburanti
ed una differenziazione della tassazione su base regionale, in
assenza dell’autorizzazione della Commissione europea, di cui
all’art. 19 della Direttiva.
3. – La questione non e’ fondata.
4. – La legge regionale in esame prevede una serie di misure di
sostegno per l’acquisto di carburanti per autotrazione e di
promozione della mobilita’ ecologica. La legge incentiva i privati
che decidono di acquistare automobili con motore ibrido (emissioni
zero e termico) o completamente a emissioni zero (elettrico), e
sostiene la ricerca nel settore di motori per la mobilita’
individuale a emissioni zero.
Quanto, poi, alle misure di sostegno per l’acquisto di
carburante, che qui interessano, viene introdotto un sistema di
contributi per l’acquisto di benzina e gasolio (stabiliti nella
misura rispettivamente di 8 centesimi al litro e 6 centesimi al
litro), aumentati (rispettivamente di 5 centesimi al litro e 3
centesimi al litro) per chi utilizza un’auto con motore ibrido e per
i beneficiari residenti nei comuni montani o parzialmente montani.
Tali contributi, in favore dei beneficiari individuati dalla legge,
sono erogati tramite corrispondente riduzione del prezzo dovuto per
il carburante e rimborsati al gestore.
Il gestore del distributore stradale viene autorizzato
all’erogazione del contributo per l’acquisto dei carburanti per
autotrazione con modalita’ elettronica, eroga quindi il contributo
sull’acquisto di carburante, mediante riduzione del prezzo e comunica
in via informatica alla Camera di commercio, giornalmente ovvero
nella prima giornata lavorativa successiva, i dati relativi alla
quantita’ dei carburanti per autotrazione venduti. Infine, il gestore
riceve il rimborso dalla Camera di commercio, sulla base dei dati
memorizzati nella banca dati informatica.
Per l’individuazione dei beneficiari – persone fisiche residenti
e organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) di cui
all’art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 (Riordino
della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle
organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale) – la legge prevede
che l’autorizzazione a usufruire della riduzione del prezzo sia
rilasciata ai soggetti interessati dalla competente Camera di
commercio.
5. – Al fine di esaminare compiutamente la questione giova
premettere che l’accisa rappresenta una tassazione contraddistinta da
carattere speciale e struttura monofase, nel senso che essa e’
applicabile soltanto ad una specifica categoria di prodotti ed e’
esigibile in un unico momento dettagliatamente descritto dalla
normativa di riferimento.
Nell’ordinamento italiano la disciplina delle accise e’ contenuta
in larga parte nel decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo
unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla
produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e
amministrative), piu’ volte modificato ed integrato in attuazione
delle direttive comunitarie che hanno disciplinato la materia a piu’
riprese. Da ultimo, e in maniera rilevante, il decreto legislativo 29
marzo 2010, n. 48 (Attuazione della direttiva 2008/118/CE relativa al
regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE) ha
provveduto, fra l’altro, a modificare le norme collegate al fatto
generatore ed all’esigibilita’ dell’accisa, di cui alla relativa
direttiva comunitaria.
L’accisa viene definita come «l’imposizione indiretta sulla
produzione o sul consumo dei prodotti energetici, dell’alcole etilico
e delle bevande alcoliche, dell’energia elettrica e dei tabacchi
lavorati, diversa dalle altre imposizioni indirette previste dal
Titolo III del presente testo unico».
La direttiva 2003/96/CE si riferisce, dal canto suo, al «livello
di tassazione» (art. 4), definendolo come l’onere fiscale complessivo
derivante dal cumulo di tutte le imposte indirette (eccetto l’IVA),
calcolate direttamente o indirettamente sulla quantita’ di prodotti
energetici e di elettricita’, all’atto dell’immissione in consumo.
5.1. – Occorre pure premettere che, con riferimento al fatto che
genera l’accisa ed al momento di esigibilita’ della stessa, il testo
unico n. 504 del 1995, come modificato in attuazione della Direttiva
2008/118/CE, prevede che l’obbligazione tributaria sorga al momento
della fabbricazione, compresa l’estrazione dal sottosuolo, ovvero
della importazione e che l’accisa divenga esigibile all’atto della
immissione in consumo del prodotto nel territorio dello Stato.
La direttiva 2008/118/CE, poi, dopo aver specificato che i
prodotti sottoposti ad accisa sono soggetti a tale imposta all’atto
della loro fabbricazione e della loro importazione nel territorio
della Comunita’, prevede che l’imposta divenga esigibile «al momento
e nello Stato membro dell’immissione in consumo», dovendosi intendere
per immissione in consumo, a seconda dei casi: il momento del
ricevimento dei prodotti sottoposti ad accisa da parte del
destinatario registrato; il momento del ricevimento dei prodotti
sottoposti ad accisa nel luogo di consegna diretta od il momento del
ricevimento da parte del destinatario nel caso di spedizione da altro
Stato membro.
5.2. – Cio’ posto, e venendo al merito della questione, occorre
osservare che la direttiva 2003/96/CE, che si assume violata, oltre
alla finalita’ di introdurre un sistema di tassazione dei prodotti
energetici compatibile con la tutela dell’ambiente, mira a conseguire
il «buon funzionamento del mercato interno» e gli «obiettivi di altre
politiche comunitarie» che hanno richiesto l’introduzione di «livelli
minimi di tassazione per la maggior parte dei prodotti energetici,
compresi l’elettricita’, il gas naturale e il carbone».
La direttiva ha dunque creato un sistema di tassazione
«armonizzato» in cui viene previsto, da un lato, che gli Stati membri
provvedano a tassare i prodotti energetici e l’elettricita’
«conformemente» alla direttiva (art. 1); dall’altro, che «i livelli
di tassazione applicati dagli Stati membri» «non poss[a]no essere
inferiori ai livelli minimi di tassazione stabiliti» nella direttiva.
Sono, inoltre, previsti alcuni casi nei quali e’ consentito agli
Stati membri applicare aliquote d’imposta differenziate, a condizione
che siano rispettati i livelli minimi di tassazione stabiliti nella
direttiva (nell’allegato I, tabella A) e che simili interventi siano
compatibili con il diritto comunitario. Le esenzioni o riduzioni
consentite della tassazione possono essere concesse direttamente, o
attraverso un’aliquota d’imposta differenziata, ovvero rimborsando
totalmente o in parte l’imposta versata.
L’art. 19 della direttiva consente, infine, la possibilita’ per
il Consiglio di autorizzare gli Stati membri ad «applicare ulteriori
esenzioni o riduzioni in base a considerazioni politiche specifiche».
Tali deroghe devono tuttavia essere adottate previa comunicazione
alla Commissione, la quale, tenendo conto, tra l’altro, di
considerazioni attinenti al corretto funzionamento del mercato
interno, della necessita’ di garantire una concorrenza leale e delle
politiche comunitarie in materia di ambiente, di sanita’, di energia
e di trasporti, puo’ proporre l’autorizzazione del provvedimento al
Consiglio. In questo senso la valutazione della Commissione tiene
conto del fatto che espressamente la direttiva prevede, all’art. 26,
che i provvedimenti di esenzione o riduzione fiscale,
differenziazione delle aliquote e rimborso d’imposta «possono
configurarsi come aiuti di Stato e, in tal caso, sono da notificare
alla Commissione, conformemente all’art. 88, paragrafo 3 del
Trattato».
5.3. – Proprio con riferimento al Friuli-Venezia Giulia, la
direttiva in esame aveva contemplato, fra le eccezioni
nell’armonizzazione delle accise, una riduzione dell’aliquota sulla
benzina e sul gasolio per autotrazione consumati nel territorio del
Friuli-Venezia Giulia, a condizione che tali aliquote differenziate
fossero conformi agli obblighi definiti dalla direttiva ed in
particolare alle aliquote minime di accisa.
Peraltro la Regione Friuli-Venezia Giulia, gia’ con la legge 12
gennaio 1996, n. 47 (Disposizioni per l’attuazione della normativa
nazionale in materia di riduzione del prezzo alla pompa dei
carburanti per autotrazione nel territorio regionale e per
l’applicazione della Carta del cittadino nei vari settori
istituzionali), aveva previsto un sistema di riduzioni del prezzo al
distributore dei carburanti per autotrazione, sistema in seguito
modificato dalla legge regionale 5 dicembre 2008, n. 14 (Norme
speciali in materia di impianti di distribuzione di carburanti e
modifiche alla legge regionale 12 novembre 1996, n. 47 in materia di
riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per autotrazione nel
territorio regionale), con la previsione di nuove modalita’ di
rimborso delle riduzioni del prezzo.
Tale sistema era stato autorizzato con decisione del Consiglio
1997/425/CE del 30 giugno 1997, fino al 31 dicembre 1998, data
prorogata con decisioni (1999/255/CE del 30 marzo 1999, 1999/880/CE
del 17 dicembre 1999, 2001/224/CE del 12 marzo 2001) ed infine
annoverata fra le eccezioni dalla direttiva 2003/96/CE.
Successivamente, la Commissione europea, con nota C(2008) 7233
del 27/11/2008, aveva notificato allo Stato italiano una lettera di
messa in mora, primo atto di una procedura di infrazione,
precisamente in relazione alla legge regionale n. 47 del 1996, per
violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva 2003/96/CE,
procedimento pendente da tempo. La Commissione, in quella
circostanza, esaminando il meccanismo adottato dalla legge regionale
per il rimborso, aveva ritenuto che le somme rimborsate
corrispondessero alle imposte versate dalle compagnie petrolifere per
il carburante fornito alle stazioni di servizio regionali, sicche’ il
vero beneficiario sarebbe stato il soggetto obbligato ad assolvere
l’accisa, cioe’ la compagnia petrolifera.
5.3.1. A giudizio del ricorrente, anche la legge impugnata
avrebbe introdotto, attraverso il meccanismo del rimborso, una
riduzione indiretta dell’accisa, secondo un procedimento analogo a
quello censurato dalla Commissione europea nella summenzionata
lettera di messa in mora.
L’assunto, tuttavia, non trova alcun riscontro nella disciplina
delineata dalla legge in esame. Il regime di agevolazione esaminato
dalla Commissione in relazione alla legge precedente, infatti, appare
del tutto diverso dal contributo oggi censurato. Il pregresso sistema
era strutturato come una riduzione del prezzo "alla pompa" dei
carburanti per autotrazione, in cui le somme corrispondenti alle
riduzioni venivano rimborsate a ciascun gestore dai fornitori del
carburante, i quali, a loro volta, ricevevano dalla Regione il
rimborso delle somme anticipate al gestore. La legge regionale 11
agosto 2010, n. 14, invece, dispone l’erogazione dei contributi sugli
acquisti di carburanti direttamente al consumatore, sia pure per il
tramite del gestore e della Camera di commercio.
Il rimborso al consumatore di una quota del "prezzo" del
carburante, in questo caso, non e’ in grado di influire
sull’ammontare della tassazione assolta dai soggetti passivi
dell’accisa, ne’ conseguentemente di ledere le disposizioni
comunitarie di armonizzazione dei livelli di tassazione.
L’accisa e’, infatti, esigibile ed assolta al momento
dell’immissione in consumo, che, come si e’ visto innanzi, non
coincide con il momento dell’erogazione nel serbatoio del
consumatore, ma con quello in cui, nelle varie fasi della
fabbricazione, commercializzazione o importazione, i produttori o i
titolari di deposito fiscale o comunque i destinatari registrati
producono o ricevono il carburante. Poiche’ il contributo regionale
oggi censurato viene corrisposto direttamente dalla Camera di
commercio al gestore del distributore e non piu’ al fornitore di
questi (come nel precedente sistema esaminato dalla Commissione), non
potrebbe configurarsi alcun rimborso dell’accisa gia’ assolta.
In proposito, questa Corte ha gia’ precisato che, in base
all’attuale normativa comunitaria, l’obbligazione tributaria sorge
gia’ con la «fabbricazione» e che, fino al momento della sua
«esigibilita’», la tassazione e’ assoggettata ad un «regime di
sospensione», sicche’ le accise «sono trattate come tributi indiretti
afferenti alla fabbricazione (produzione), indipendentemente dalla
loro incidenza economica sul consumo». La nuova disciplina delle
imposte, modificando, in applicazione della sopravvenuta direttiva
comunitaria, solo il momento della loro esigibilita’, non ha alterato
la natura di imposte di produzione propria delle previgenti accise,
sicche’ l’eventuale incidenza delle accise sul consumatore finale,
appare «circostanza inidonea ad infirmare le precedenti
considerazioni sulla natura, propria delle accise in questione, di
imposte sulla produzione» (sentenza n. 115 del 2010).
Il consumatore, quindi, sebbene possa subire – per effetto di una
traslazione economica – il peso dell’accisa, ove questa sia inglobata
nel prezzo del carburante, non puo’ essere ritenuto soggetto passivo
dell’imposta e, dunque, non puo’ ritenersi che l’attribuzione in suo
favore di un contributo si risolva in una parziale riduzione del
tributo.
Tale ricostruzione rende evidente che, sotto il profilo ora
esaminato, non sussiste la dedotta violazione della direttiva
invocata, la quale peraltro non contiene alcuna norma che impedisca
una differenziazione su base regionale del "prezzo" dei prodotti
energetici, una volta rispettati i limiti minimi di tassazione
imposti. E che tali limiti minimi siano rispettati non viene in alcun
modo revocato in dubbio, ne’ dal ricorrente, ne’ dal raffronto fra i
livelli di tassazione nazionali e comunitari.
Del resto, nella ricognizione dei limiti che l’armonizzazione
europea determina, e’ necessario apprezzare il sistema al giusto,
tenendo presente che il contributo di cui si discorre si inscrive
nell’ambito di un riparto costituzionale di competenze in cui e’
evidente pure un grado di autonomia finanziaria afferente all’accisa,
della quale la Regione dispone in base all’art. 49 del proprio
Statuto, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1
(Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), e sul quale
l’ordinamento comunitario, rispettato nel minimo della tassazione
armonizzata, non ha inteso incidere, salvi i profili di potenziale
distorsione del mercato che un simile assetto potrebbe in concreto
determinare.
6. – Il ricorrente sottopone a giudizio della Corte anche un
diverso profilo di legittimita’ costituzionale, assumendo che la
concessione dei contributi sugli acquisti di carburanti per
autotrazione di cui all’impugnato art. 3, in quanto riservata a
soggetti beneficiari, individuati dal precedente art. 2 della legge
citata nelle persone fisiche residenti nella Regione e nei soggetti
autorizzati in via permanente al rifornimento di mezzi intestati alle
organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), si porrebbe
in contrasto con gli articoli 107 e 108 TFUE e, quindi, con l’art.
117, primo comma, Cost. L’ampia formulazione della norma che
individua i beneficiari sarebbe, infatti, tale da ricomprendere nel
novero dei destinatari anche soggetti qualificabili come «imprese» ai
fini dell’applicazione del diritto comunitario della concorrenza,
concedendo l’agevolazione ad imprese individuali, ad esercenti
professioni liberali ed alle ONLUS che svolgono anche attivita’
economica, configurando quindi un aiuto di Stato vietato ai sensi del
Trattato.
7. – La questione e’ inammissibile per la genericita’ dei termini
in cui e’ stata formulata.
7.1. – La giurisprudenza comunitaria definisce la nozione di
aiuti di Stato di cui all’art. 87, n. 1, Trattato CE (ora art. 107
TFUE) come aiuti concessi dagli Stati ovvero mediante risorse
statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune
produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza, nella
misura in cui incidano sugli scambi tra gli Stati membri. La nozione
di aiuto di Stato risulta ben piu’ ampia di quella di sovvenzione,
dato che essa vale a designare non soltanto le prestazioni positive
del genere delle sovvenzioni stesse, ma anche interventi i quali, in
varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio
di un’impresa.
In primo luogo, quindi, deve sussistere intervento dello Stato o
di una sua articolazione o comunque effettuato mediante risorse
pubbliche; in secondo luogo, tale intervento deve essere idoneo ad
incidere sugli scambi tra Stati membri; in terzo luogo, l’intervento
deve concedere un vantaggio al suo beneficiario; infine tale
vantaggio deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza
(sentenza Altmark, causa C-280/00, del 24 luglio 2003). Non solo, ma
la sovvenzione in questione deve superare i limiti al di sotto dei
quali l’intervento puo’ essere considerato «di importanza minore» (de
minimis) ai sensi del regolamento n. 1998 del 2006 della Commissione
del 15 dicembre 2006.
Si tratta, quindi, di una nozione complessa, che puo’ ritenersi
integrata soltanto ove sussistano tutti i presupposti previsti da
tale disposizione del Trattato, e per l’accertamento del quale
l’ordinamento comunitario prevede un ben preciso riparto di
competenze, riservando alla competenza esclusiva della Commissione,
sotto il controllo del Tribunale e della Corte di giustizia, la
verifica della compatibilita’ dell’aiuto con il mercato interno, nel
rispetto dei regolamenti di procedura in vigore. Ai giudici nazionali
spetta solo l’accertamento dell’osservanza dell’art. 108, n. 3, TFUE,
e cioe’ dell’avvenuta notifica dell’aiuto. Ed e’ solo a questo
specifico fine che il giudice nazionale, ivi compresa questa Corte,
ha una competenza limitata a verificare se la misura rientri nella
nozione di aiuto.
7.2. – Orbene, il ricorrente si e’ limitato a sostenere soltanto
che il contributo in questione consisterebbe in un vantaggio per
alcuni soggetti qualificabili come «imprese», senza dedurre alcun
riferimento agli altri elementi che possano consentire di ritenere
integrabile la nozione di aiuto di Stato vietato dal Trattato, pur
nei limiti della competenza attribuita al giudice nazionale e, per
esso, alla Corte costituzionale, nella sua posizione di unico giudice
chiamato a pronunciarsi sulla controversia in un giudizio di
legittimita’ costituzionale in via principale.
La mancata esplicitazione di tali argomentazioni, atte a
suffragare la censura proposta, e’ causa di inammissibilita’ della
questione di costituzionalita’.
8. – Da ultimo, e’ parimenti inammissibile la censura relativa
alla violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., che
a giudizio del ricorrente sarebbe integrata, in quanto, non
rispettando i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, la
Regione avrebbe invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia
di rapporti tra lo Stato e l’Unione europea. Risulta del tutto
evidente in proposito, non solo la genericita’ ed assertivita’ della
censura, ma anche l’inconferenza del parametro evocato, che non puo’
essere considerato un diverso ed ulteriore presidio, rispetto agli
articoli 11 e 117, primo comma, Cost., del rispetto dei vincoli
comunitari.

Per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE

Dichiara inammissibile la questione di legittimita’
costituzionale dell’art. 3 della legge della Regione Friuli-Venezia
Giulia 11 agosto 2010, n. 14 (Norme per il sostegno all’acquisto dei
carburanti per autotrazione ai privati cittadini residenti in Regione
e di promozione per la mobilita’ individuale ecologica e il suo
sviluppo), proposta, in riferimento all’art. 117, secondo comma,
lettera a), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei
ministri, con il ricorso indicato in epigrafe;
Dichiara inammissibile la questione di legittimita’
costituzionale dell’art. 3 della citata legge della Regione
Friuli-Venezia Giulia n. 14 del 2010, proposta, in riferimento
all’art. 117, primo comma, della Costituzione ed agli articoli 107 e
108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), dal
Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in
epigrafe;
Dichiara non fondata la questione di legittimita’ costituzionale
dell’art. 3 della medesima legge della Regione Friuli-Venezia Giulia
11 agosto 2010, n. 14, proposta, in riferimento all’art. 117, primo
comma, della Costituzione ed alla direttiva 2003/96/CE (Direttiva del
Consiglio che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei
prodotti energetici e dell’elettricita’), dal Presidente del
Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe.
Cosi’ deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, il 7 giugno 2011.

Il Presidente: Maddalena

Il redattore: Tesauro

Il cancelliere: Melatti

Depositata in cancelleria il 10 giugno 2011.

Il direttore della cancelleria: Melatti

Testo non ufficiale. La sola stampa del dispositivo ufficiale ha carattere legale.

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