Comunità autonome formatesi intorno ai luoghi fortificati nei pressi dei confini dell’impero.
Componevano la popolazione di questi agglomerati veterani e commercianti locali con le loro famiglie. I cittadini delle (—) non erano considerati in base alla loro orígo [vedi]. L’organizzazione di queste comunità si limita ad un ordo decuriònum, ad un curàtor e ad un ædìlis [vedi aedìlitas].
Verso la fine del II sec. d.C. la maggior parte di questi agglomerati fu trasformata in municipia [vedi municipium].
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Campo romano (Roman camp)
Ha fatto parte dell’organizzazione militare romana dai primi secoli della storia della città. Una descrizione accurata è stata fatta dallo storico greco Polibio. Questi descrive il campo tipico di un esercito comandato da un console e comprendente due legioni.
Il (—) era un quadrato di cui ciascun lato misurava circa 2000 piedi (600 m.). La tenda del generale (praetorium) si trovava al centro. Quando l’esercito di acquartierava, il praetorium si trovava al centro.
Quando l’esercito si acquartierava, il paetorium occupava una posizione protetta tra le legioni. Davanti ad esso transitava una strada (via principalis). Le legioni erano ripartite in centurie nelle vie perpendicolari a quella principale. I loro quartieri erano divisi in due da una via parallela alla via principale. I loro quartieri erano divisi in due da una via parallela alla via principale, la via Quintana.
Sulla via principalis si trovavano le tende dei tribuni (6 per ogni legione); a lato vi era uno spazio vuoto, che serviva da forum, e il quaestorium. Dietro queste aree passava una terza via, parallela alle altre due e su cui si trovavano i quartieri degli ausiliari.
Il (—), dotato di 4 porte, era delimitato da un fossato (fossa) e fortificato da una palizzata (vallum). Le tende erano separate dalla palizzata da uno spazio di 200 piedi (60 m.).
I campi stanziali (castra stativa) avevano una disposizione leggermente differente ma nell’insieme presentavano le medesime caratteristiche. Vestigia di campi romani sono visibili in Spagna ed in Scozia.
Camillo (Marco Furio)
Generale romano (m. 365 a.C.), censore nel 403 a.C., cinque volte dittatore. Nel 396 conquistò la città etrusca di Veio e nel 390 liberò Roma dai Galli di Brenno che, dopo aver sconfitto l’esercito romano nella battaglia dell’Allia [vedi], saccheggiarono l’Urbe.
Secondo la tradizione, mentre si stava pesando l’oro del riscatto pronunziò la famosa frase “Roma non si salva con l’oro, ma col ferro”.
Livio, inoltre, ricorda che, dopo la distruzione di Roma da pare dei Galli, il discorso tenuto da (—) fu decisivo per convincere la plebe a non abbandonare la città per trasferirsi a Veio che era meglio fortificata. Pertanto egli fu detto il secondo fondatore di Roma.
Vinse poi Volsci, Equi ed Etruschi (389 a.C.).
Callistrato
Giurista vissuto nell’età dei Severi (III d.C.), probabilmente di origine non romana.
La sua produzione giuridica fu sostanziosa; si ricordano, in particolare:
— i libri II quæstiònum;
— i libri IV de iùre fisci et populi, prima pubblicazione nota al diritto romano, in materia finanziaria;
— i libri VI de cognitiònibus;
— i libri III institutiònum;
— i libri VI ad edìctum monitòrium.