Saldo normalizzato (Balance normalized)

Si tratta del grado di dipendenza dall’estero di un paese in un determinato settore merceologico.
Si ottiene dal rapporto tra saldo export-import e totale degli scambi commerciali con l’estero nell’ambito del settore considerato.
Esso è pari a:

@

dove EK sono le esportazione MK le importazioni del generico settore K.
Minore è il saldo normalizzato, con valori compresi tra – 1 e 1, più basso è livello di specializzazione esistente nel settore merceologico interessato.

Salario (Salary)

Remunerazione di un fattore produttivo cioè il lavoro.
Prima il salario era la remunerazione degli operai mentre, per gli impiegati, si parlava di stipendio.
Il salario può essere monetario (o nominale) e reale.
Il primo è la quota di moneta che il lavoratore riceve quale corrispettivo del suo lavoro, il secondo è la quantità di beni e servizi che sono acquistabili con il salario monetario.
Il salario reale è un rapporto W/p tra il salario monetario W ed il livello dei prezzi p.
In questo modo il salario reale aumentava in base al livello delle spese di sussistenza.
Secondo Marx il salario dipendente dal contesto storico e viene influenzato dall’opera dei sindacati.
La teoria del fondo salari stabilisce che la remunerazione viene calcolata dividendo il fondo salari cioè il capitale utile per assumere i lavoratori per il numero della popolazione salariata in cerca di lavoro.
IN questo modo si ottiene un tasso naturale di piena occupazione.
In base a questa teoria è inutile ogni azione sindacale volta a modificare il saggio generale dei salari.
Secondo i Neoclassici il salario è il risultato dell’operare congiunto della domanda e dell’offerta. La domanda presenta una curva che dipende dalla produttività marginale decrescente.
L’impresa assumerà lavoratori fino a che il prezzo del fattore, il salario, eguaglierà il valore del suo prodotto fisico marginale.
L’offerta, è crescente ma oltre un certo salario aumenta la propensione del lavoratore verso il tempo libero.
Riportando sull’asse orizzontale il numero dei lavoratori e su quello verticale il livello del salario la posizione d’equilibrio è il punto A.
Vi sono anche delle condizioni di non equilibrio sul mercato del lavoro.
Se il salario è al punto W1, cioè ad un livello inferiore a quello di equilibrio, la domanda di lavoro diventa superiore all’offerta.
Se al contrario il salario è al livello W2 la domanda di lavoro è inferiore all’offerta.
L’ipotesi Keynesiana stabilisce che il salario è al livello W1 e l’offerta di lavoro sarà decrescente fino a tale livello. Oltre questo punto non vi saranno più lavoratori disposti a prestare la propria opera ad un livello retributivo inferiore.
Nell’ipotesi neoclassica vi il concetto di piena flessibilità dei salari e di una curva dell’offerta decrescente.
In questo caso il punto di equilibrio è corrispondente al numero di lavoratori occupati pari ad N.
La rigidità dei salari tipica dell’ipotesi Keynesiana provoca un aumento del numero di lavoratori disoccupati.
Secondo alcune analisi, ogni aumento salariale induce due effetti contrastanti:
1) un effetto di sostituzione del tempo libero con il lavoro, cioè aumentando il salario aumenta anche l’offerta di lavoro;
2) un effetto di reddito, cioè lavorando meno l’individuo può ottenere un reddito addirittura maggiore.
Secondo alcuni la curva d’offerta di lavoro ha un andamento a Z cioè :
1) se il salario è molto basso, l’offerta di ore-lavoro in più sarà più alta. Il bisogno spinge a lavorare più ore per ottenere un reddito complessivo idoneo alla famiglia;
2) se il salario aumenta, l’offerta di lavoro tende a diminuire quindi non sarà necessario aumentare il ritmo del lavoro;
3) se il salario aumenta ancora, l’offerta tornerà a crescere. La maggior quantità di lavoro prestata permette il conseguimento di un tenore di vita superiore;
4) ogni ulteriore aumento del salario induce una diminuzione dell’offerta di lavoro.
Il tenore di vita ottenuto gratifica il lavoratore, che non sarà incentivato a lavorare ulteriormente. Egli preferirà godersi il tempo libero ed il benessere ottenuto.

Saggio marginale di trasformazione (Wise marginal processing)

Rapporto in base al quale è possibile trasformare la produzione di un bene A nella produzione di un bene B. Data la frontiera delle possibilità produttive (v.) rappresentata in figura, il saggio marginale di trasformazione è definito dall’inclinazione della curva. Questa è negativa, poiché la produzione di un bene può essere aumentata solo riducendo l’ammontare prodotto dell’altro bene.
In particolare, se ci si muove dal punto L0 a L1, la produzione di A passerà da A0 ad A1.
Si avrà, quindi:

DA = A1 – A0

mentre, per quanto concerne B sarà:

DB = B1 – B0

da cui:

saggio marginale di trasformazione =

= SMT = DA/DB

Saggio marginale di sostituzione (Wise marginal replacement)

Nella teoria del consumo, è il rapporto tra la quantità di un bene a cui il consumatore è disposto a rinunciare e la quantità dell’altro bene che riceve in cambio.
Questa grandezza viene definita marginale perché è riferita a variazioni molto piccole (marginali, appunto).
Ipotizzando che i beni in questione siano il cibo e l’abbigliamento, il saggio marginale di sostituzione fra cibo (C) e abbigliamento (A) può essere definito nel seguente modo:

SMSCA = – DC/DA

dove il simbolo D indica la variazione, in aumento o in diminuzione, delle quantità considerate. Quando le curve di indifferenza (v.) sono inclinate negativamente il SMS ha sempre segno negativo: il consumatore rinuncia ad una certa quantità di un bene in cambio di un’unità addizionale dell’altro. In tutti questi casi, il segno del SMS si può anche omettere e si considera solo il suo valore assoluto.

Il saggio marginale di sostituzione

Proviamo ad analizzare il SMS relativo al caso indicato nella figura. Nel grafico sono indicati quattro panieri (x, y, z e w) indifferenti per il consumatore in quanto si trovano sulla stessa curva di indifferenza: tuttavia, per passare dal paniere X (che contiene 8 unità del primo bene e 1 unità del secondo) al paniere Y il consumatore è disposto a rinunciare ad una unità di cibo in cambio di una quantità molto piccola di abbigliamento (pari a 0,5). La spiegazione di questo comportamento è dovuta al fatto che l’individuo con il paniere iniziale X dispone di una quantità elevata in senso assoluto di cibo ed una quantità invece molto piccola dell’altro bene. Il SMSCA in questo caso è pari a 1/0,5 = 2 (o, meglio, – 1/0,5 = – 2).
Anche i panieri Z e W sono indifferenti tra loro, ma in questo secondo caso il consumatore è disposto a rinunciare ad un’unità di cibo solo se riceve in cambio 3 unità di abbigliamento: la spiegazione ancora una volta è legata alle quantità assolute di beni presenti nei due panieri alternativi.
Tanto più piccola è la quantità disponibile di un bene tanto più lo si considera prezioso e quindi si rinuncia ad esso solo se compensati con quantità sempre maggiori dell’altro bene. Volendo calcolare il saggio marginale di sostituzione, si ottiene SMSCA = 1/3 = 0,33, cioè un valore più piccolo rispetto al caso precedente. Si può ripetere questo esercizio per qualunque altra possibile scelta alternativa: mano a mano che ci si muove in basso lungo la curva di indifferenza il saggio marginale di sostituzione sarà via via decrescente.
Quando vale questo tipo di relazione le curve di indifferenza sono convesse verso l’origine degli assi. Il saggio marginale di sostituzione è pertanto una misura dell’inclinazione della curva di indifferenza.
Da un punto di vista intuitivo il fatto che il SMS sia decrescente significa che il consumatore preferisce la varietà, in quanto è disposto a cedere parte dei beni di cui dispone in abbondanza per ottenere una maggior quantità del bene che possiede in misura limitata.