Disponibilità di denaro liquido.
Nel linguaggio commerciale l’espressione in contanti o altra equivalente sta ad indicare che il regolamento del contratto deve essere effettuato nello stesso giorno della conclusione o, al più tardi, entro pochi giorni.
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Contingency theory [teoria della contingenza]
Teoria economica sviluppatasi negli anni ’60 ad opera di alcuni economisti, quali P.R. Lawrence, J. Lorsch, J. Galbraith, che hanno proposto, in contrasto con le teorie deterministiche, di focalizzare l’analisi sulle contingenze, in presenza delle quali nascono e si sviluppano i fenomeni organizzativi delle imprese.
Secondo Lawrence e Lorsch gli organi aziendali devono essere strutturati in modo tale da rispondere adeguatamente alle particolari situazioni ambientali che generano il grado di incertezza in cui si trova ad operare l’impresa. La struttura aziendale dovrà variare, quindi, in relazione al grado di incertezza del mercato: quanto più l’ambiente esterno risulta variabile, tanto più l’azienda deve essere organizzata in maniera flessibile; mentre, se si opera in condizioni di maggiore certezza, allora è possibile avere un’organizzazione più gerarchizzata.
Secondo Galbraith la prevedibilità delle contingenze, che dipende dalle informazioni di cui si dispone, influenza le questioni organizzative.
In genere, quanto più la funzione da svolgere è caratterizzata da incertezza tanto più è necessario disporre di maggiori informazioni. Affinché si possa raggiungere un buon livello di organizzazione aziendale, allora, si deve fare in modo di stabilire un giusto rapporto tra informazioni disponibili e il grado di incertezza. Ciò è ottenibile creando un buon sistema di comunicazione tra i diversi livelli gerarchici, dei collegamenti per integrare il sistema informativo verticale tipico della linea gerarchica, rendendo autosufficienti i sottosistemi interni dell’azienda e dotandoli di competenze e di informazioni che permettano loro di operare autonomamente ed, infine, riducendo il fabbisogno di informazioni, per creare livelli di efficienza più bassi e più certi.
Contabilità pubblica
Complesso delle norme che disciplinano l’organizzazione finanziario-contabile delle amministrazioni pubbliche e, in particolare, la gestione patrimoniale, l’attività contrattuale, la gestione del bilancio, il sistema dei controlli e la responsabilità degli amministratori della cosa pubblica. Se riferita allo Stato è più propriamente detta contabilità di Stato.
Le norme che compongono il sistema giuridico della contabilità pubblica sono formulate tenendo conto degli aspetti tecnici e delle situazioni ragionieristiche, senza che però perdano la loro connotazione giuridica.
I principi fondamentali in materia di contabilità pubblica vengono dettati dalla Costituzione in relazione alle seguenti materie:
— i bilanci dello Stato e i conti delle entrate e delle uscite dei singoli Ministeri (art. 81);
— i controlli della gestione finanziaria da parte della Corte dei Conti (art. 100);
— la giurisdizione contabile della Corte dei Conti (art. 103);
— il decentramento alle Regioni di attività finanziarie, e quindi contabili, già spettanti allo Stato (art. 119).
Ulteriori principi in tema di contabilità pubblica sono dettati dalla legge n. 468, del 5-8-1978 in gran parte modificata dalla legge n. 362, del 23-8-1988, che ha disegnato il quadro legislativo della manovra di bilancio (v.) annuale, dalla legge n. 94, del 3-4-1997 che ha rivoluzionato la struttura del bilancio dello Stato e dalla legge n. 208, del 25-6-1999 che ha cambiato i termini di presentazione dei documenti di bilancio nonché il contenuto della legge finanziaria (v.) e del DPEF (v.).
Pur nella sua specificità, dovuta alla natura pubblica degli enti cui essa detta norme in materia di bilancio, la contabilità pubblica si è progressivamente avvicinata alle dottrine aziendalistiche, mutuandone sempre più istituti e principi.
Approfondimento: L’evoluzione della contabilità di StatoL’evoluzione della contabilità di Stato
Contabilità nazionale
Disciplina che ha per oggetto l’analisi, la sistemazione, la valutazione e la rappresentazione in termini quantitativi del risultato dell’attività economica di un Paese, in un dato arco di tempo.
Il ricorso alla redazione di conti economici nazionali secondo le moderne tecniche di analisi, basata sulla regola della partita doppia, è un fatto relativamente recente. Soltanto nel primo dopoguerra, infatti, con la diffusione delle dottrine macroeconomiche di J.M. Keynes (v.), che sottolineavano l’importanza della determinazione del reddito nazionale, furono adottati dai maggiori paesi industrializzati schemi di contabilità nazionale che fossero in grado di fornire dati statistici elementari, destinati all’illustrazione dell’andamento economico nazionale.
L’Italia dispone di statistiche relative alla contabilità nazionale a partire dagli anni ’50; più di recente, sono stati elaborati da vari organismi internazionali dei modelli uniformi per la redazione delle principali tabelle relative alla contabilità nazionale che, oltre a rendere omogenei gli standard di redazione di tali schemi, permettono facili e rapidi confronti tra i conti economici di diverse nazioni. Il più importante di tali modelli è il SEC (v.), o Sistema europeo dei conti economici integrati che è stato adottato dai paesi che fanno parte della CE (v.) e, quindi, anche dall’Italia.
La grandezza più importante nella redazione dei conti economici nazionali della contabilità nazionale è costituita dal PIL (v.) che può essere definito come il flusso dei beni e servizi prodotti da una nazione nell’arco di tempo considerato (in genere un anno).
Dalla definizione del PIL è possibile ricavare altre due grandezze che ad esso sono strettamente collegate:
— il PNL (v.) (Prodotto Nazionale Lordo) che è una grandezza riferita all’attività svolta da tutti i soggetti residenti di un paese, sia che operino in patria che all’estero. Il PIL, invece, misura soltanto l’attività di quei soggetti economici che operano sul territorio nazionale, siano essi residenti o meno;
— il PNN (v.) (Prodotto Nazionale Netto) che si differenzia dal PNL poiché non tiene conto degli ammortamenti (v.) e delle manutenzioni necessarie per mantenere efficienti i capitali fissi (macchinari).
L’adeguamento del nostro paese al Sistema europeo dei conti economici integrati ha fatto sì che nel bilancio nazionale fossero inclusi anche alcuni conti che analizzano il sistema economico nel suo complesso o per singoli settori; tali conti sono strettamente correlati tra loro. I conti economici redatti annualmente dall’ISTAT sono: il conto economico delle risorse e degli impieghi (v.), il conto della distribuzione del prodotto lordo (v.), il conto del reddito (v.), il conto di utilizzazione del reddito (v.) e il conto della formazione del capitale (v.).
Un problema importante nella valutazione del prodotto nazionale è dato dalla non omogeneità dei prodotti presi in considerazione, per cui il tutto deve essere ricondotto ad un’unica unità di misurazione generalmente data dal valore monetario dell’aggregato considerato; in tal modo, le grandezze saranno direttamente comparabili sia tra loro che con i valori di una serie storica.
I prezzi di determinati aggregati possono essere costanti o correnti; nel primo caso i prezzi non sono espressi secondo il loro reale valore attuale ma sono rapportati ai prezzi di un anno che costituisce la base per le valutazioni successive.
Questo processo è reso necessario per eliminare gli scompensi dovuti all’azione dell’inflazione (v.) tra un anno solare e l’altro e, quindi, per permettere un confronto tra le grandezze reali nel tempo. Le rilevazioni a prezzi correnti sono riferite ai prezzi attuali delle merci prodotte e non permettono dei raffronti con anni precedenti se non in presenza di un tasso di inflazione nullo e senza considerare le importazioni e le esportazioni.
Vedi tabella.